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PARLIAMOCI. Lo specchio Modena Park

Era scontato che il maxi concerto di Vasco Rossi iniziasse ben prima del 1 luglio e durasse settimane: quelle di totale ribaltamento delle consuetudini, del vivere quieto per quanto laborioso e complicato, di una città come Modena

Era scontato che il maxi concerto di Vasco Rossi iniziasse ben prima del 1 luglio e durasse settimane: quelle di totale ribaltamento delle consuetudini, del vivere quieto per quanto laborioso e complicato, di una città come Modena. Che si sta trasformando per accoglierne in sé una altrettanto grande: una mutazione concreta e insieme mediatica (un milione e 600mila persone sono state raggiunte venerdì sera dalla nostra diretta Facebook da ModenaPark e dintorni...). Fra una settimana sapremo c ...

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Era scontato che il maxi concerto di Vasco Rossi iniziasse ben prima del 1 luglio e durasse settimane: quelle di totale ribaltamento delle consuetudini, del vivere quieto per quanto laborioso e complicato, di una città come Modena. Che si sta trasformando per accoglierne in sé una altrettanto grande: una mutazione concreta e insieme mediatica (un milione e 600mila persone sono state raggiunte venerdì sera dalla nostra diretta Facebook da ModenaPark e dintorni...). Fra una settimana sapremo come è andata. Ma pensiamo giusto dire ora e non dopo che noi stiamo con chi spera vada benissimo e per questo si adopera. Con tutti i rischi e i disagi del caso, certo.

Ma noi non stiamo con chi dice che sì, va bene, ma bisognava limitare la capienza: va bene, ma un po’ più piccolo, un po’ come si disse a Frank O. Gehry per la porta di S.Agostino e lui salutò la compagnia; la stessa città che davanti alle Torri librarie di Gae Aulenti per l’Estense arricciava il naso e ora sarà contenta: non cresceranno mai quei simboli che avrebbero cambiato volto e sostanza al nostro ora e qui; molto simile a quella che vedendo Emilio Mazzoli portare Jean Michel Basquiat in giro per le periferie sperando qualcuno gli facesse colorare lo squallore di quei muri diceva che uno era un matto, l’altro un negro drogato: cose vere entrambe (la visione è spesso considerata follia), ma Modena si perse così qualcosa di unico; la stessa a cui dava fastidio l’uso dei Giardini Ducali due estati fa per parlare di cibo, in quanto la mortadella stona a contatto con il liberty della palazzina... Scrivendo qualche tempo fa che Vasco avrebbe messo a nudo l’anima collettiva di Modena e quelle individuali di chi la vive, immaginavamo questa esplosione di umori: e continuiamo a pensare sia una scossa positiva in sé. Non per i numeri da record di cui vantarsi o dannarsi in ragione del bilancio finale. Ma per aver provato a confrontarsi con ciò che sembra impossibile, superfluo, fine a se stesso o a vantaggio di pochi, arido: e invece semina, ridisegna allargandoli i confini del possibile per una città che di sognare e godere ha ancora voglia.