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Arrivano 40 profughi, critiche dal Comune

Affittata un’intera palazzina in via Marx. Depietri: «Così non va bene». I vicini: «Ci tengono all’oscuro»

È atteso a breve l’arrivo in città di una quarantina di richiedenti asilo, che troveranno accoglienza presso un immobile al civico 44 di via Carlo Marx. L’edificio, di proprietà di un privato, è stato affittato alla cooperativa L’Angolo, che ospiterà i profughi in sei appartamenti contenuti nella palazzina. I lavori di ristrutturazione sono già a buon punto: tre sono gli alloggi già sistemati, mentre prosegue alacremente l’adeguamento dei restanti.

I residenti e i titolari degli esercizi commerciali della zona nulla hanno saputo al proposito fino a pochi giorni fa: solo per caso e solo dopo aver notato i movimenti all’interno dell’edificio, oltre all'arrivo di un camion dal quale sono state scaricate brandine e oggetti di prima necessità, hanno capito quale fosse il motivo della ristrutturazione. Sono seguite le perplessità. Innanzitutto, per non essere stati adeguatamente informati da alcuno e, in secondo luogo, in quanto è opinione comune che la metratura a disposizione non sia sufficiente a garantire un’adeguata convivenza tra tante persone. Queste ultime sono le stesse perplessità che nutre il Comune di Carpi, venuto a sapere a sua volta solo poco più di una settimana fa dei nuovi arrivi, che si aggiungono ai 140 profughi già presenti in città.

«L’Angolo si è comportato, in questo caso, in modo molto diverso da come sono solite fare le altre cooperative - spiega l’assessore ai Servizi sociali, Daniela Depietri - con le quali non sono mai mancati i movimenti di confronto in occasione di decisioni di questo tipo. È stata l’Amministrazione, perciò, a chiedere incontri sia con la Prefettura che con la cooperativa, cui abbiamo inviato anche comunicazione scritta, per capire lo stato dei fatti e per ribadire come non siamo d’accordo con queste modalità. Per noi il numero massimo di persone che potrebbero risiedere nell’immobile si attesta sulle 15-20 unità. Siamo stati rassicurati sul fatto che gli arrivi saranno graduali, ma il nostro disappunto rimane. Abbiamo sempre
cercato di perseguire l’obiettivo dell’accoglienza diffusa, distribuendo i nuovi arrivi sul totale del territorio: crediamo che il metodo sia sbagliato e per questo continueremo a fare il possibile per tenere monitorato l’evolversi della situazione».

Valeria Cammarota

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