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Tragedia a Reggio Il gesto eroico di un operaio della Sapi di Castelnuovo

La gioia di avere rianimato un giovane che aveva appena fatto un incidente gravissimo. Poi la speranza, supportata da un aiuto concreto, di avere salvato una vita si è spezzata,...

CASTELNUOVO . La gioia di avere rianimato un giovane che aveva appena fatto un incidente gravissimo. Poi la speranza, supportata da un aiuto concreto, di avere salvato una vita si è spezzata, improvvisamente, ieri.

Tiziano Marmiroli, classe 1961, magazziniere del reparto scarico merce e qualità della Sapi di Castelnuovo, ha soccorso l’automobilista di 20 anni volato nel canale a bordo di una Seat Ibiza tra le vie Carlo Marx e Fratelli Cervi a Reggio Emilia. Il ventenne ha affrontato la curva presente in quel tratto ed è scivolato con l’auto nel canale.

Marmiroli abita nei pressi del luogo dell’incidente e, dopo lo schianto, insieme al figlio Lorenzo ha portato subito un aiuto prezioso che ha consentito di rianimare, sul momento, l’automobilista che, purtroppo, ieri è scomparso.

«Io e mio figlio siamo volati lì dopo l’incidente - racconta Tiziano, tra le lacrime - mia moglie ha visto l’incidente e noi siamo partiti di scatto. Inizialmente, l’auto non si vedeva perché era inclinata. Poi, abbiamo notato le gambe e realizzato che lui si trovava sott’acqua con busto e testa. Io l’ho sollevato da una parte, lui non dava segni di vita, era pieno d’acqua, così ho iniziato a praticargli un piccolo massaggio cardiaco, proprio come facciamo in ditta per i primi soccorsi aziendali. Con qualche pressione sul torace si è sentito il cuore che è ripartito. Finalmente le pulsazioni sono riprese e il giovane ha buttato fuori l’acqua dal naso e dalla bocca: poi lo abbiamo tenuto di traverso, fino all’arrivo dei soccorsi e dei vigili. Stamattina (ieri per chi legge, ndr), appena usciti di casa, abbiamo visto il padre con altre persone sul luogo dell’incidente, intente a cercare documenti e portafoglio. I vigili quando hanno estratto il materiale dall’auto non hanno trovato alcuna documentazione. Mi sono presentato al padre, dicendogli quanto ho fatto. Lui mi ha detto che lo sapeva. È stato un momento molto toccante. Purtroppo, un po’ per l’inesperienza legata all’età, un po’ per quella curva maledetta, dove per 200 metri non c’è il guardrail, evidentemente l’incidente è stato devastante tanto da risultare, poi, fatale. Mi piange il cuore...

Non è giusto morire così giovani, in un modo così assurdo. Ho in mente ogni singolo attimo di quando lo tenevo tra le braccia cercando di rianimarlo - conclude Marmiroli - subito dopo mezzogiorno e 30, appena avvenuto l’incidente».

Serena Arbizzi
 

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