Quotidiani locali

«Said non voleva uccidere il suo rivale»

L’avvocato Umberto Rossi: «Non c’è stata premeditazione: era stato offeso, colpito in testa e il 41enne lo inseguiva in bici»

«Said Boufes non voleva uccidere il suo rivale. Ha avuto sicuramente una reazione spropositata, è indubbio, ma non si può parlare di omicidio premeditato. Bisogna tenere ben presenti le circostanze in cui tutta questa vicenda si è svolta, la sua reazione è solo la parte finale di ciò che era accaduto quella sera in strada». Così Umberto Rossi, l’avvocato modenese nominato d’ufficio a difendere il 38enne marocchino Said Boufes, clandestino che per tre anni ha vissuto anche a Castellarano e che da domenica notte si trova in carcere a Sant’Anna in stato di fermo, provvedimento emanato dal pubblico ministero Claudia Ferretti: l’uomo è accusato di omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi. Come si ricorderà domenica sera, verso le 21, in via Radici in Piano, quartiere San Lorenzo, vicino alla stazione dei treni e nei pressi del ristorante Due Madonne le cui telecamere hanno filmato l’intera vicenda, era scoppiata una rissa finita poi in tragedia.

In base al racconto dello stesso 38enne e a quello anche di numerosi presenti, italiani e anche di stranieri che conoscevano i due contendenti, era scoppiato un furioso litigio in un bar che si trova dove c’è la sede dell’Inps. La lite era nata per un cliente “rubato”: una vendita di qualche dose di droga soffiata all’altro e da qui scambi reciproci di accuse.

Dalle parole alle botte: Mohamed Hamid, 41 anni, clandestino, vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, aveva afferrato un grosso sasso e aveva colpito con forza Said Boufes ferendolo alla testa. Poi i due si erano allontanati: Hamid era salito in bicicletta offendendo più volte Boufes. Tutti e due erano alimentati dal troppo alcol e dall’ira. Il 38enne a questo punto, picchiato, sanguinante e offeso, afferra una bottiglia di birra, la spacca e impugna il collo di vetro. La lite così riprende qualche decina di metri più avanti, ad un incrocio. Il filmato mostra chiaramente Hamid che arriva in bicicletta e Boufes che di scatto lo colpisce con il collo della bottiglia. Il vetro del coccio provoca un taglio profondo: il colpo trancia di netto la carotide del 41enne che abbandona la bici, resta in piedi, fa qualche passo, barcolla e poi crolla in un lago di sangue morendo poco dopo.

«Il filmato mostra chiaramente come il mio assistito fosse inseguito dal 41enne che è arrivato a forte velocità in bicicletta, per continuare la rissa. Lui era stato picchiato, offeso ed era inseguito. Ha reagito ed è andata come è andata, non c’è stato nessun agguato. Per questo, ripeto, affermo che bisogna inquadrare l’omicidio nel contesto, in questa situazione».

«Quando è stato interrogato dal Pm si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sono andato in carcere a trovare Said - spiega l’avvocato Rossi - e l’ho visto distrutto, tumefatto in volto, gli hanno dovuto mettere dei punti in testa a causa del
colpo ricevuto con la pietra e ovviamente è sconvolto per l’accaduto. Parla poco e male l’italiano, chiederò l’utilizzo di un interprete».

Quanto alla convalida del fermo del Pm, si dovrà aspettare la decisione del Gip che dovrebbe arrivare probabilmente nella giornata di oggi.

TrovaRistorante

a Modena Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PERCORSI

Guida al fumetto: da Dylan Dog a Diabolik