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Carpi, profughi nel palazzo di via Marx: domani arrivano i primi ospiti

La cooperativa Leone Rosso ha chiesto cinque spazi verdi comunali da assegnare ai richiedenti asilo. «Molti di loro hanno competenze nel campo dall’agricoltura e intendono proseguire il lavoro in Italia»

CARPI. Arriveranno nel tardo pomeriggio di domani i profughi in via Carlo Marx. La palazzina è stata al centro delle polemiche nelle ultime settimane e il tema oggetto di incontri fra l’amministrazione comunale e i residenti del quartiere vicino allo stadio, preoccupati per le conseguenze di questi arrivi. Durante il confronto tra Comune, cittadini e cooperativa L’Angolo, è stato raggiunto l’accordo che gli ospiti non saranno più di venti in tutto, ma arriveranno in gruppi molto più piccoli, dai quattro ai sei. Non appena possibile, poi, saranno trasferiti presso altri alloggi.

Nel frattempo si sono susseguiti più incontri per decidere quali lavori dovranno svolgere i richiedenti asilo arrivati a Carpi.

Tra le mansioni che saranno chiamati a ricoprire ci sono le pulizie insieme agli addetti di Aimag sul territorio carpigiano. Altri si occuperanno di manutenzione dei luoghi della cultura, tra cui il Campo di Fossoli o il Museo Monumento al deportato.

Sta suscitando scalpore, inoltre, il progetto presentato dalla cooperativa sociale Leone Rosso. La cooperativa ha chiesto cinque spazi verdi comunali a uso orto per coinvolgere i profughi gestiti dagli operatori di Leone Rosso alloggiati in parte nei condomini di via Unione Sovietica.

«Nello specifico - si legge nel testo del progetto presentato dalla cooperativa - un nostro operatore ha dialogato individualmente con ogni richiedente asilo ospitato, raccogliendo il portfolio delle competenze. Ciò che è emerso è che gran parte degli intervistati ha una lunga esperienza nel campo dell’agricoltura e intende proseguire il mestiere che conosce meglio anche in Italia. A questa predisposizione, si accompagnano due finalità della cooperativa Leone Rosso: formare chi parteciperà al progetto seguendo gli ultimi principi della coltivazione biologica e biodinamica per adeguarne le competenze ai modelli di agricoltura occidentale e, a titolo di restituzione della comunità ospitante, donare il raccolto a enti benefici locali. A questo scopo si chiede di poter usufruire di cinque spazi verdi comunali a uso orto, in ragione del numero di richiedenti asilo che saranno coinvolti nell’attività. In futuro la cooperativa prevede di avviare collaborazioni con pensionati volontari o altre realtà del terzo settore» conclude il progetto. Accanto a queste alternative, poi, ne figurano altre in continua evoluzione. I profughi, poi, come anticipato dalla Gazzetta, hanno frequentato corsi di italiano

loro riservati.

Da segnalare, inoltre, la pulizia volontaria di aree pubbliche da parte di alcuni richiedenti asilo: alcuni di questi hanno svolto questa mansione davanti al Ramazzini, altri davanti al Conad e al monastero delle Clarisse.


 

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