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Alperoli: «Far interagire le generazioni sul filo conduttore del nuovo»

«La struttura - spiega il direttore di Poesia Festival di Modena - resta tradizionale ma ci sono anche il poetry slam e il rap Una bella impresa con fondi contenuti: per questa edizione circa 200mila euro»

«La struttura è la stessa, senza stravolgimenti: tanti poeti (una trentina), musicisti, attori, con una maggiore presenza di giovani. La novità è il poetry slam e il rap che coinvolgono i giovani. Il rap nel 2017 negli Stati Uniti è il genere musicale più ascoltato, anche più del rock. I due linguaggi nascono dalla strada. Saranno impegnati una decina di poeti giovani, tra cui il reggiano Murubutu, il rapper intellettuale con una grande capacità di scrittura colta, che dialogherà con Guccini, e il torinese Willie Peyote, autore de “L'educazione Sabauda”, di cui si apprezza il modo scanzonato di essere sarcastico e autoironico. Il filo conduttore di quest'anno si svolge come ampliamento della parola che trova nuove forme di poesia». Per Roberto Alperoli, direttore di Poesia Festival, si è voluto costruire un programma capace di coinvolgere tutti.

In che modo?

«Si tende a far interagire generazioni diverse. Ed ecco il dialogo a tutto campo sulla poesia europea, venerdì a Vignola, tra Sergio Zavoli e Willem Van Toorn, il più grande poeta olandese vivente. E poi i poeti consacrati come Patrizia Valduga, Gianni D'Elia, Vivian Lamarque, Francesco Scarabicchi, Franco Arminio, Roberto Mussapi, Rosita Copioli. Una mattinata a Levizzano sarà dedicata alla poesia dialettale, con tre autori di regioni e di generazioni diverse, per la prima volta alla nostra manifestazione: Franzin, Bulfaro e il siciliano Nino De Vita, ritenuto con Loi il più importante autore di vernacolo, con una lunga esperienza letteraria e l'amicizia con Sciascia e Buffalino. Inoltre Gianni D'Elia con la poesia civile e una serata dedicata a Clemente Rebora».

Qual è la forza della poesia, tanto che c'è sempre più attenzione da parte del pubblico?

«La poesia cerca di salvare continuamente la santità delle parole che sono infradiciate da un consumo ossessivo. Essa cerca di salvare il senso del sacro della vita umana».

Lei che è direttore, con chi si scontra?

«Ci si scontra sempre con la scarsità di fondi. Abbiamo a disposizione, per questa edizione, meno di 200 mila euro».

Essendo stato per anni un politico (sindaco a Castelnuovo, assessore alla cultura a Modena), questa esperienza favorisce le relazioni, una visione diversa di questo festival, di cui è stato, tra l'altro, l'ideatore?

«Direi di sì. L'esperienza politica mi aiuta ad avere uno sguardo complessivo di una comunità per meglio operare».

Tre voci nuove al Festival anche con un evento tutto al femminile...

«Infatti, sabato a Castelnuovo, saranno protagoniste Silvia Bre, Nina Nasilli e Luigia Sorrentino».

La poesia trova legami anche con la scienza?

«Si affronteranno, sabato a Vignola, anche aspetti della poesia dell'Alzheimer, la malattia del secolo. Un tema di grande interesse sulla perdita della memoria che riguarda gli ammalati ma fa riflettere anche su i senza memoria storica. Un appuntamento rivolto a tutti per costruire la solidarietà, il sentimento di colpa, la dimensione curativa della poesia. Vi partecipano i poeti Larmarque, Bertoni e Rondoni, ma pure il presidente della società italiana di Gerontologia e Geriatria Marco Trabucchi, il giornalista Michele Farina e Franca Grisoni che ha curato l'antologia “Alzheimer d'amore”. Credo che la poesia renda più vivo il tempo della vita e abbia una funzione curativa».

Rapporti, come nelle passate edizioni, anche con la musica...

«A Spilamberto omaggio a John Lennon, indagato non nelle sue canzoni
ma nei testi dei suoi libri, pubblicati da Saggiatore, in cui ci sono riferimenti a Joyce e Carroll. Di scena per una lettura di brani tratti da “Immagina” un gruppo di attori scelti da Claudio Longhi, direttore di Ert. La conclusione del festival è affidata ai Beatbox».



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