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Una bottiglia rotta e quella ferita in testa Tutti i dubbi dei Ris

Finale. Cocci di vetro nella cucina di Mirella Ansaloni L’autopsia non dà certezze. Dieci giorni per le prime risposte

FINALE. Fin dal primo momento dell’intervento i soccorritori hanno avuto una strana sensazione. Loro, specialisti degli interventi d’emergenza e ormai esperti anche di decessi per cause naturali, sono stati assalti dal sospetto: davvero Mirella Ansaloni, 79 anni, era morta per un incidente domestico, causato da un presunto malore? E quei dubbi i vigili del fuoco li hanno espressi anche ai carabinieri di Finale, che a loro volta, come impone la prassi, hanno avvertito il magistrato di turno, la dottoressa Claudia Ferretti. E il magistrato ha disposto gli esami autoptici, utili - si ipotizzava - a sciogliere i margini di dubbio che si potevano avere. Invece non è stato così tanto che quando il medico della Medicina legale ha informato il magistrato dell’impossibilità di dare una certezza assoluta sulla causa della morte, la macchina delle indagini ha cambiato marcia. I carabinieri di Finale hanno iniziato ad ascoltare diversi testimoni a partire dai familiari più stretti, quelli contattati dai vicini insospettiti dall’assenza della donna, piuttosto meticolosa e puntuale nella sua quotidianità. E intanto è stato proposto un primo quadro alla Procura, in cui si evidenziavano i sospetti.

Bisogna quindi entrare nella casa di via Orazio Vecchi, come hanno fatto i Ris venerdì mattina insieme alla dottoressa Ferretti, per farsi un’idea. Mirella Ansaloni è stata trovata riversa a terra, senza vita, in cucina, lontana da qualsiasi spigolo. Intorno a lei c’era tantissimo sangue, causato dalla ferita alla testa. Ma sul pavimento c’erano anche alcuni dettagli che non quadravano a partire dai cocci di una bottiglia di vetro. L’ha trascinata lei a terra nel momento in cui non si è sentita bene? È stata utilizzata come arma da parte di un’altra persona? È il frutto di una colluttazione? Dubbi che gli investigatori hanno e che spiegano l’intervento degli specialisti dei Ris. Che dovranno anche verificare se sulle finestre presenti sul retro, trovate accostate durante le operazioni di recupero della salma, ci siano impronte anomale. Mancano i segni di effrazione e quindi semmai qualcuno fosse entrato non avrebbe comunque forzato porte
o finestre, ma avrebbe trovato un ingresso senza barriere. Ipotesi, che tali resteranno per ancora alcuni giorni: entro la fine della settimana potrebbero arrivare i primi riscontri da Parma e a quel punto gli investigatori potranno chiudere il caso. In un senso o nell’altro.



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