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I venezuelani di Pavullo e la lotta per la libertà

Tanti frignanesi vivono nel Paese sudamericano del regime madurista La più illustre è Lilian Tintori, figura di riferimento della protesta verso il governo

PAVULLO. Il Venezuela è sull’orlo del baratro, da febbraio le manifestazioni sono quotidiane, i saccheggi all’ordine del giorno, la violenza è diffusa. Le proteste hanno causato più di cento morti e migliaia di feriti.

In mezzo al caos è emersa un’attivista di destra di origini italiane: Lilian Tintori, la più illustre e mediatica pavullese-venezuelana. Ma il Frignano è trasversale, i suoi discendenti si trovano anche nel partito di governo, come Jorge Giordani, ex ministro di Hugo Chavez, di purissime origini pavullesi. Moglie di Leopoldo Lopez, leader del principale partito di opposizione, Voluntad Popular, oggi agli arresti domiciliari, la Tintori è il viso pulito di una protesta esasperata dal pugno duro del governo socialista di Nicolas Maduro. Anche lei ha subito restrizioni alla propria libertà: appena il mese scorso il governo bolivariano le ha revocato il passaporto.

«Non sappiamo quando potrà finalmente ritirare l’onorificenza», osservano Valter Casolari e Davide Venturelli, rispettivamente ex consigliere Pd e consigliere Cinque Stelle a Pavullo nel Frignano. Entrambi si sono spesi politicamente per riconoscere a Lilian Tintori la cittadinanza onoraria della capitale del distretto.

«Ci sono tre motivi per i quali molti frignanesi sono poi tornati in patria: il primo, ed è il mio, è la nostalgia per un paese mai dimenticato, poi ci sono le oggettive condizioni di vita in Venezuela: l’instabilità economica e politica di un paese prospero e ricco di petrolio cominciata negli anni '80 e poi precipitata nella situazione attuale di anarchia e assenza di stato di diritto», spiega Casolari.

Ma negli anni Cinquanta, spiegano i venezuelani del Frignano, il Venezuela era un po’ il Far West: «Una terra selvaggia dalle tante opportunità, il paese era da costruire, chi ci sapeva fare poteva arricchirsi».

L’emigrazione di ritorno comincia negli anni Ottanta: «La gente aveva paura, il Venezuela era già uno dei paesi più pericolosi al mondo, con il più alto tasso di sequestri di persona», continua Casolari. La maggioranza dei venezuelano-pavullesi sono apertamente anti-comunisti e anti-maduristi.

«Espropri, confische, sequestri di beni hanno colpito gli italiani del Venezuela, una comunità laboriosa, di risparmiatori e di imprenditori», dice Odilia Quattrini, rappresentante locale di Voluntad Popular e pavullese di Barquisimeto, la quarta città più popolosa del paese.

Angela Arboresi, pavullese di Caracas e presidentessa di Venezuela Viva, una onlus che lotta per i Diritti Umani ricorda con amarezza: «La mia storia è emblematica: avevamo un immobile dato in affitto a una famiglia che ne ha poi rivendicato la proprietà. Abbiamo cercato di cacciarli ma Chavez aveva appena promulgato un decreto che fermava tutti gli sfratti esecutivi e che imponeva ai proprietari che volessero riavere il proprio immobile di trovarne un altro, a proprie spese, da devolvere alla famiglia sfrattata».

A Maranello incontriamo Mariana, sorella di Mariela Magallanes una parlamentare di Causa Radical, partito affiliato a Voluntad Popular all’interno della coalizione di opposizione. La Magallanes si è trasferita una decina di anni fa da Caracas, oggi è sposata con un imprenditore modenese: «Le attuali condizioni del Venezuela sono invivibili, la comunità internazionale dovrebbe intervenire. Con mia sorella non riesco a comunicare senza il rischio
di essere intercettata, nei consolati venezuelani, controllati dal partito di governo (il Psuv, ndr), ci sono liste nere di connazionali che si sono esposti contro il governo Maduro all’estero e che ora rischiano grosso se tornano in patria».

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