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Modena: «Neoassunta, mi stuprò» Ma il manager è assolto

La vittima accusava il dirigente di averla violentata mentre le mostrava la ditta Al processo emerge che aveva taciuto di un loro incontro erotico precedente

MODENA, Il direttore commerciale della azienda ceramica ha davvero stuprato la 40enne che stava per essere assunta dalla ditta? Oppure la donna ha raccontato delle mezze, fragili verità, nascondendo tra l’altro il loro incontro erotico precedente al rapporto di lavoro? Il dubbio è andato avanti per tutti i sei anni del processo e ieri il nodo è arrivato alla sentenza. I giudici del Primo Collegio Penale di Modena hanno assolto l’imputato ultra 50enne, difeso dall’avvocato Luca Brezigar, perché «la prova è contraddittoria». Secondo un antico principio, nel dubbio era meglio ritenerlo innocente.

Si è chiuso così un caso tanto scabroso quanto intricato accaduto nell’ottobre 2010 nel Distretto ceramico.

La vittima, parte civile assistita dall’avvocato Antonietta Sghedoni, è una 40enne della zona. All’epoca, disoccupata da un anno, aveva disperatamente bisogno di lavorare, più per autostima che per lo stipendio. Ai familiari ha raccontato felice di avere avviato contatti con una ceramica e che presto sarebbe stata assunta. Dopo i primi giorni in ufficio, la sorella prima e una cugina poi si sono accorte che aveva i nervi a pezzi. È stato allora che ha rivelato lo stupro e, quando lo ha detto a un amico, è stata indotta a denunciare il direttore commerciale. Così ha raccontato al pm di essere stata violentata dal manager.

Secondo la sua versione, il dirigente (che era suo superiore) l’avrebbe invitata a visitare il magazzino per familiarizzare con la ditta. Lì, nell’ambiente vuoto, l’avrebbe stuprata aggredendola sessualmente più volte e infine l’avrebbe chiusa nel bagno. Tuttavia - come poi emerso al processo con un colpo di scena - la vittima aveva stranamente omesso di dire al pm Claudia Ferretti che conosceva già quell’uomo e che pochi mesi prima con lui aveva avuto un incontro sessuale in un hotel a Mantova. Un rapporto non del tutto consenziente, ha detto. Non l’aveva riferito al pm, ha spiegato, perché temeva di non essere più creduta per lo stupro nel magazzino. Le indagini difensive e le testimonianze rese in aula in sei anni di processo hanno aperto molti varchi nella versione ufficiale data dalla donna togliendole credibilità su alcuni punti-chiave. Restavano però solidamente in piedi le testimonianze del suo ex titolare - un uomo d’affari che allora viveva in Cina ed era malato, ma che le ha sempre creduto, e di un altro collega della ditta. Questa ambivalenza tra racconti e riscontri esterni

- considerando che lo stupro sarebbe avvenuto senza testimoni - è proseguita fino a ieri. I giudici hanno così deciso di assolvere il manager sottolineando l’ambiguità delle prove raccolte. «Per il mio assistito è finita una lunga gogna», ha commentato l’avvocato Brezigar.
 

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