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Modena. A scuola “scortati” fino ai 14 anni Dilemma per i presidi

Sentenza ribadisce: devono essere accompagnati e ritirati A Modena tutto come prima. Le regole decise dagli istituti

MODENA. Scortati da scuola a casa. Ecco il destino che può attendere le studentesse e gli studenti delle scuole medie fino ai 14 anni. La decisione è già stata attuata a livello nazionale e presto potrebbe esserlo anche negli istituti di Modena e provincia. Il condizionale è d’obbligo: la decisione, infatti, spetta ai singoli consigli d’istituto, sulla base dei regolamenti vigenti nelle scuole. Così ha stabilito anche la Corte di Cassazione, prendendo in esame un istituto fiorentino, dopo un incidente subito da uno studente toscano nel 2002. Nella sentenza (la numero 21593 di quest’anno) si legge esplicitamente che «sussiste un obbligo di vigilanza in capo all’amministrazione scolastica con conseguente responsabilità ministeriale sulla base di quanto disposto all’articolo 3 lettere d ed f del regolamento d’istituto.

Le norme pongono a carico del personale scolastico l’obbligo di far salire e scendere dai mezzi di trasporto davanti al portone della scuola gli alunni, compresi quelli delle scuole medie, e demandano al personale medesimo la vigilanza nel caso in cui i mezzi di trasporto ritardino». Le conseguenze, qualora una condizione del genere fosse presente nel regolamento d’istituto di una scuola, sono facilmente prevedibili. Ai maestri sarebbero richiesti straordinari (e tanta pazienza) dopo il suono dell’ultima campana.

La Suprema Corte, infatti, stabilisce che «l’attività di vigilanza della quale l’amministrazione scolastica era onerata (sempre sulla base del regolamento, ndr) non avrebbe dovuto arrestarsi fino a quando gli alunni dell’istituto non venivano presi in consegna da altri soggetti e dunque sottoposti ad altra vigilanza, nella specie quella del personale addetto al trasporto». Niente più «vado con un amico» o «torno da solo», dunque, se il regolamento scolastico lo impone. Fin quando non arriva un adulto di riferimento, con tanto di autorizzazione, il minore è tenuto a restare dov’è, con il personale scolastico a controllare. E qualche scuola, a livello nazionale, ha già messo i puntini sulle i. L’istituto comprensivo statale romano Parco degli Acquedotti, per esempio, ha sancito che «gli alunni dovranno essere presi in consegna dai genitori affidatari o da persone da questi delegate. Non saranno prese in considerazione autorizzazioni o liberatorie all’uscita autonoma degli alunni». Nel testo è spiegato anche perché le liberatorie non sono contemplate. «Simili autorizzazioni, infatti, lungi dal costituire causa esimente la responsabilità dell’amministrazione scolastica per le lesioni eventualmente subite dall’alunno dopo l’uscita da scuola – si legge nel documento – potrebbero costituire prova della consapevolezza, da parte dell’istituzione e dei suoi organi (…) con la conseguenza di risolversi sul piano probatorio (…) in un’implicita

ammissione di omissione di vigilanza sugli alunni stessi». La base di partenza è l’articolo 591 del codice penale, secondo cui «chiunque abbandona una persona degli anni 14 e della quale abbia la custodia o debba avere cura è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni».
 

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