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Modena. Incidente stradale, morto l’artista del monumento alla Gina

Franco Ansaloni, 82 anni, si è schiantato mentre tornava a casa. Costruì a sue spese la tomba per l’amica passeggiatrice

MODENA. Uno schianto, quando stava tornando a casa nel cuore della notte, e la macchina si è fermata contro un palo dello stradello Anesino.

Così è morto Franco Ansaloni, 82 anni, fabbro e saldatore, oltre che appassionato di musica lirica e buon cantante lui stesso, per anni nella Corale Rossini e poi nella Pancaldi.

Un esistenza solitaria la sua, ma che ha avuto fama nazionale nell’estate del 2000 quando attraverso la Gazzetta fece sapere a tutta Modena che avrebbe costruito lui, a sue spese, una tomba per “la Gina”, sepolta nel cimitero dei poveri senza neppure un fiore sulla terra.

Aveva letto sul giornale della sua fine in un letto di una casa per anziani e poi di un funerale alla chetichella, quasi a nascondere la storia della più famosa professionista del sesso. E decise come sempre di rendere onore alla sua amica, che aveva conosciuto da ragazzino quando lui aveva nove anni e lei sedici e veniva in bicicletta al caseificio ai Tre Olmi per comprare il latte.

«Già allora era bella da togliere il fiato - spiega ai giornalisti che arrivarono da ogni parte d’Italia per intervistarlo - Io ero suo amico e non un clientre e lei con me si confidava. Non sono un artista ma la Gina un monumento quella donna se lo meritava». Si mise al lavoro con gli strumenti che aveva conservato da pensionato e in carage, con lamiera e ferro , costruì una piramide azzurra, dello stesso colore dei carter che aveva piegato in officina per tanti anni. Sui tre lati scrisse l’epitaffio per la sua dea: “Giustizia, democrazia, verità”. E poi mise una vecchia foto, il primo piano di lei già un poco avanti negli anni, e il suo nome e cognome.

Anche all’estero i giornali pubblicarono la notizia, il binomio lirica-eros nel cuore dell’Emilia era quello che volevano leggere a Stoccarda e Parigi. Ansaloni si fece intervistare anche dalla Rai che mandò gli inviati a S.Cataldo, tra le tombe. Ma quando Igor Man, il principe degli editorialisti della Stampa lo elogiò lui non rispose neppure. «Sapete com’è - si scusò - io con il martello ci so fare, ma non con la penna. Mi sono fermato alla terza elementare».

Il suo impegno mosse anche parecchi modenesi, tra cui l’artista modenese Franco Vaccari che disse quello che in molti pensavano. Ovvero che anche se era stata una passeggiatrice, una professionista del sesso, avrebbe meritato una sepoltura onorevole perchè a suo modo era stata una persona piena di dignità.

Di quella donna, prima sposata e poi separata negli anni ’50 quando la parola divorzio era un tabù, Ansaloni era stato l’autista e l’amico quando lui la rivide mentre esercitava il mestiere dietro i viali dello stadio. Proprio nel 1958 l’Italia aveva approvato la legge che aboliva le case di tolleranza e rendeva legale la prostituzione ma manteneva il reato di adescamento e sfruttamento.

Così lei fu fermata a bordo della sua Mini Cooper rosso fiammante e le tolsero anche la patente. Ma anche a piedi erano i macchinoni dei commendatori quelli che si fermavano davanti alla sua casa, dove esercitava in via Emilia est in un appartamento che aveva comprato. Persino le beghine che si facevano la croce quando la vedevano davanti a via Fontanelli, negli ultimi anni della sua carriera, ammettevano che non aveva mai sfasciato famiglie a parte la sua, quando si separò dal marito che si

trasferì in un’altra città con la figlia. Ansaloni le portò i fiori per 14 anni, ma la burocrazia comunale rifiutò di rendergli il monumento quando la salma fu portata nell’ossario. L’ultimo dispetto che Ansaloni contestò vigorosamente.

Saverio Cioce
 

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