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Sassuolo, invalida, sfratto in vista «Non mi danno una casa»

Concetta Abategiovanni ha accumulato un forte debito per l’affitto non pagato «Chiedo un alloggio popolare». L’assessore propone «una stanza decorosa»

SASSUOLO. «Tra dare da mangiare e far studiare mio figlio fino alla laurea o pagare l’affitto ho scelto la prima cosa, se è una colpa, sono colpevole».

A parlare così è Concetta Abategiovanni, una donna che abita in una casa ad affitto garantito dal Comune, in centro storico. La donna è anche malata e, quando riesce a lavorare, percepisce uno stipendio inferiore ai 500 euro, con 400 da pagare per l’affitto (e il debito è salito a diverse migliaia di euro).

«È vero - continua - ne sono consapevole ed ho chiesto anche ai servizi sociali di trovare una soluzione diversa, del tipo “casa popolare”: la risposta è stata negativa. Sono anche andata a parlare con l’assessore e addirittura col sindaco, ma la soluzione non c’è stata e adesso mi hanno intimato lo sfratto esecutivo».

Uno sfratto che, senza soluzioni all’orizzonte, dovrebbe avvenire il prossimo giovedì. Il figlio ha finito gli studi e trovato una prima occupazione, ma non basta a sanare un debito consistente che Concetta non respinge ma non è in grado di onorare. Quale futuro? «Il futuro che mi hanno presentato - aggiunge la donna - è di lasciare l’appartamento e andare ad occupare una stanza in una di quelle strutture destinate a donne in difficoltà, con uso degli spazi comuni con altre persone. Possibile che non ci sono case popolari alle quali far capo? Possibile che dovrò, anche malata ed invalida, vivere senza la presenza di mio figlio? Non ci posso credere».

Ma come risponde l’amministrazione comunale ed in particolare l’assessorato ai servizi sociali che si occupa di questi problemi, contributi e casa compresa?

«Conosciamo la situazione della signora Abategiovanni da diverso tempo - ha detto l’assessore ai servizi sociali Antonella Vivi - ed abbiamo anche cercato una soluzione, come quella della “Casa delle donne” per non lasciarla senza un’abitazione. Lei, nel tempo ha accumulato tantissime rate non pagate e davvero non siamo in una situazione che può continuare ancora per molto. Vogliamo che queste pendenze vengano pagate o chiuse, per evitare di fare anche cattive figure con i proprietari, cui in un certo senso garantiamo il dovuto pagamento delle mensilità. La soluzione proposta in occasione della scadenza dei termini per lasciare l’appartamento ci sembra decorosa e, per quanto riguarda il figlio, maggiorenne

e con un lavoro, speriamo che riesca a trovare una sua alternativa». Fin qui le parti, ma il dato di fatto più concreto rimane quello dell’arrivo dell’ufficiale giudiziario, che giovedì notificherà alla donna l’intimazione a lasciare l’appartamento.


 

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