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Finale Emilia: centrale elettrica, un incendio infinito

Terzo intervento dei vigili del fuoco in venti giorni: brucia il sorgo stoccato. Attesa per le prescrizioni di Arpae all’azienda

Finale, ancora un incendio alla centrale elettrica Terzo intervento dei vigili del fuoco in venti giorni: brucia il sorgo stoccato. Attesa per le prescrizioni di Arpae all’azienda E la popolazione inizia ad essere stanca di questo perenne stato di allarme. Le immagini dell'intervento die vigili del fuoco

FINALE. “Ancora” è la parola più abusata nelle telefonate immediatamente successive al terzo allarme incendio della centrale elettrica Enel Green Power di via Ceresa, a Massa. “Ancora” lo dicono i vigili del fuoco, intervenuti con quattro mezzi da Modena, Carpi, San Felice e Finale poco dopo le 17; lo dice il sindaco Sandro Palazzi e l’assessore all’Ambiente Gianluca Borgatti; lo dicono le centinaia di persone ormai sfinite dall’emergenza e dai timori del subdolo inquinamento che nonostante le rassicurazioni di Arpae va comunque considerato nel bilancio complessivo; lo dicono anche i dirigenti e gli operai di Egp, a loro volta vogliosi di chiudere un incendio... infinito.

Perché da 20 giorni i giganteschi cumuli di sorgo da fibra, stoccati nell’immenso piazzale dell’ex zuccherificio, bruciano ininterrottamente. L’ipotesi è stata confermata proprio dall’incendio di ieri, che si è riproposto sulla montagna di biomassa bruciata il 26 settembre. Da giorni, infatti, gli addetti dell’azienda sono impegnati a smassarla, ma ogni qualvolta rimuovono i pesanti e compatti balloni capiscono che c’è fumo, sinonimo di autocombustione.

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Di fatto tutto lo stoccaggio è a rischio e l’acqua dei pompieri - ma anche quella della pioggia - è solo un palliativo. I cumuli sono talmente tanto compatti che nei meandri l’acqua non arriva come del resto non diminuirà l’alta temperatura, il vero innesco degli incendi. A nulla sono servite le prime prescrizioni autorizzate da Arpae e Ausl dopo i suggerimenti dei vigili del fuoco, che avevano proposto di togliere i teloni di plastica fino a quel momento imposti per evitare forti emissioni odorigene. L’azienda si è adeguata, ma evidentemente non basta e non è sufficiente neppure l’impegno degli addetti a smuovere le tonnellate di biomassa accatastata nel piazzale.

È un lavoro lunghissimo, sfiancante, ma pare il solo in grado per ridurre il rischio incendio. Ridurre, non azzerare. Perché il timore è che, concluso questo intervento, se ne potrebbe ripresentare un altro in tempi ristretti. Almeno fino a quando Arpae non imporrà nuove strategie: c’è chi parla di un tunnel interno in grado di far circolare l’aria e chi vorrebbe misurazioni più stringenti sulla temperatura dei cumuli.

Oggi il sindaco Palazzi, che ieri è stato ragguagliato dall’assessore Borgatti andato in via Ceresa, potrebbe sollecitare l’elaborazione delle prescrizioni anche perché l’ipotesi di un’ordinanza per bloccare le attività in fabbrica in vista della totale messa in sicurezza e di una soluzione definitiva - richiesta da Sinistra civica, 5 Stelle e Osservatorio civico - non pare praticabile dal momento che l’azienda opera all’interno delle normative dettate da Provincia, Arpae e Ausl.


 

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