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Il procuratore Musti: «Giovani normali, niente speculazioni»

«Due di loro vivono in famiglie integrate nel tessuto sociale Potrebbero essere anche figli nostri. Episodio molto grave»

Per settimane ha scelto di mantenere il riserbo più assoluto sull’indagine e ieri mattina è entrata al comando provinciale dei carabinieri per rendere onore ad un’inchiesta meticolosa con tanti attori in campo. Il procuratore capo di Modena, Lucia Musti, analizzando l’inchiesta sceglie anche di dare una chiave di lettura sociale alla trattazione dell’omicidio, censurando eventuali speculazioni razziali.

«È un fatto molto grave quanto avvenuto a Finale, determinato dall’intenzione di rapinare un’anziana signora - spiega il procuratore - Non si comprendeva alla prima lettura che si trattasse di una morte violenta. Il primo tassello è arrivato grazie alla Medicina legale che con professionalità ha rilevato segni inequivocabili. Va inoltre ricordato che l’’appartamento era stato posto prudenzialmente sotto sequestro, elemento che ha permesso al Ris di svolgere un accurato sopralluogo con i carabinieri di Finale, della Compagnia di Carpi e del pubblico ministero, Claudia Ferretti, che ringrazio per il grande impegno profuso nell’indagine».

Si passa quindi alla descrizione dei giovani fermati: «I tre ragazzi fermati ieri (lunedì, ndr) dal pubblico ministero, sono ragazzi giovani, tutti e tre incensurati. Le indagini svolte dall’Arma hanno infatti consentito di scartare qualunque altra pista investigativa e far convergere gli sforzi sul giovane che fino a poco tempo prima era il vicino di casa della vittima. Sono quindi state messo in campo anche intercettazioni telefoniche ed ambientali. Un dato molto importante è il rinvenimento della catena d’oro della signora che poi è stata rivenduta. Ecco il motivo di quanto accaduto a Finale. Questi giovani sono tutti e tre incensurati, due su tre sono figli di famiglie proveniente dal Marocco ma pienamente inserite nel contesto socio economico e produttivo nel modenese e quindi appartengono a famiglie regolari e normali. Sono ragazzi normali. - ci tiene a ribadire a più riprese Lucia Musti - In questi giorni avrebbero dovuto iniziare anche un corso professionale (a Cento, ndr). Potrebbero essere anche i figli nostri. Perciò nessuna speculazione su magrebini, su islamici su persone irregolari. Nessun tipo di speculazione perché purtroppo le cronache sono annerite, soprattutto in questo periodo, da crimini e di morti assurde, da parte di giovani figli nostri, cioè da figli di italiani. Il fatto che si tratti di persone non del nostro Paese non ha alcuna particolare rilevanze se non per indicare che provengono da uno Stato diverso dal nostro. Soltanto il terzo ragazzo non ha la famiglia stabile qui. Lui vive un po’ da una parte e un po’ da un’altra, ma non ha precedenti. Lo dico onde evitare trasmissioni televisive che possano speculare su questo argomento
o interrogazioni. Sono ragazzi pericolosi, che dovranno pagare quello che hanno fatto semmai il giudice convaliderà il fermo e se saranno superati tutti gli step di controllo del nostro lavoro e di quello dell’Arma. A ora sono stati considerati gli autori di questo reato». (fd)

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