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Incastrati da un sms, la multa e il passaporto

Una vicina riconosce il 19enne, il controllore li trova senza biglietto e al compro oro lasciano l’identità

Tre indizi importanti, che hanno permesso ai carabinieri di circoscrivere un’indagine avviata a 360 gradi. Tre dettagli di un’inchiesta chiusa con metodi tradizionali a cui si sono affiancate le risultanze scientifiche che i Ris dovranno depositare nei prossimi giorni. Tre elementi che hanno avviato il complesso mosaico ricomposto dai militari e che stamattina sarà proposto al giudice per le indagini preliminari per l’udienza di convalida.

I carabinieri di Finale si mettono sulle tracce della banda quando una vicina di casa racconta di aver visto Ayoub Lamsid in via Vecchi. Lo ha scritto anche al marito tramite sms e quella conversazione finirà nel fascicolo d’indagine a certificare la presenza di almeno un giovane nei pressi dell’abitazione di Mirella Ansaloni nel frangente dell’omicidio.

Due ragazzi - Hamza Driuoch e Samir Rida - da Ferrara salgono su un treno (le telecamere potrebbero averli ripresi in stazione), raggiungono Bologna e cambiano convoglio per recarsi a Milano. Ma nel tragitto si imbattono nel controllore, che trovandoli senza biglietto li multa. Anche quel documento finirà nel fascicolo, utile a circoscrivere i movimenti dei giovani. I quali, arrivati in Lombardia, si presentano in un compro oro dove “barattano” la catena d’oro della 79enne finalese in cambio di 400 euro, che verranno spesi per trattenersi in città per alcuni giorni. L’altro monile non è invece ancora stato ritrovato. Il negoziante, però, ligio alle disposizioni per prevenire i reati di ricettazione si fa consegnare un documento d’identità e registra la transazione su un apposito libro. Il passaporto è quindi un altro dato importante a delineare il quadro indiziario. Perché i carabinieri partono da Finale e raggiungono Milano dove non solo accertano il passaggio dei due indagati, ma recuperano anche il monile d’oro di proprietà di Mirella Ansaloni.

Ma agli indizi si aggiunge anche un certosino lavoro di raccolta di informazioni confidenziali. E quando i ragazzi vengono messi alle strette c’è chi, come Driuoch,
ammette le proprie responsabilità, o meglio collabora fattivamente per definire quanto avvenuto il 18 settembre e nei giorni successivi, allontanando da sé però l’infamante accusa di omicidio. Non è stato lui, ha detto nei giorni scorsi al pm Claudia Ferretti, ad uccidere l’anziana.

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