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Hamza confessa: «Rapina degenerata»

L’interrogatorio davanti al Gip: «Credevamo avesse più soldi, ma non sapevo fosse stata uccisa». Oggi decisione sul carcere

FINALE. Hamza Driuoch ha confessato, Samir Rida invece ha deciso di non parlare col giudice.

Questa la sostanza della mattinata trascorsa in carcere dal giudice delle indagini preliminari, dottor Romito. Circostanze che trapelano a palazzo di giustizia, dove il magistrato oggi formalizzerà la sua decisione, sulla convalida del fermo e sulle misure cautelari da adottare.

Tutti e tre gli arrestati ieri hanno chiesto di lasciare il carcere, dalla liberazione agli arresti domiciliari. Alla luce della situazione che si è determinata, si va invece verso la convalida del fermo di pg, e su misure comunque restrittive, che terranno conto trattarsi di tre incensurati, ma di un reato di una gravità inaudita.

Il primo ad essere interrogato, ieri mattina alle 9.30, è stato proprio Hamza. Assistito dal legale di fiducia, Sandra Moretti, ha scelto di formalizzare davanti al giudice quanto aveva già dichiarato al pubblico ministero Claudia Ferretti, nell’interrogatorio della scorsa settimana in Procura a Modena.

«Eravamo disposti a commettere una rapina, perchè convinti di trovare somme importanti, sufficienti a rifarci una vita altrove», ha in estrema sintesi detto Hamza, confermando al dottor Romito anche gli elementi investigativi che erano già emersi, dal viaggio a Milano alla vendita del “bottino” in un compro oro.

«Ma non sapevo che la signora Ansaloni fosse stata uccisa, l’ho appreso nei giorni successivi, quando sono iniziate le indagini contro di noi. Io ero di sopra, a frugare nei cassetti alla ricerca dei soldi. Quando sono sceso mi è stato detto che la Ansaloni era stata colpita, era solo svenuta...», ha quindi sostenuto con forza. Insomma: colpevole della rapina, premeditata, ma non dell’omicidio.

E alla luce della ricostruzione effettuata dai carabinieri, ovvero che Ayoub Lamsid fosse di sotto a fare da palo, la confessione di Hamza ha come logica conseguenza che l’autore materiale dell’omicidio sia stato Samir Rida.

Ma perchè tante difficoltà, tanta reticenza, sfociata persino in una sconcertante accusa tra fratelli, con il coinvolgimento infamante di un parente minore? L’unica spiegazione che si può ipotizzare è che i due più giovani temessero Samir, più adulto e più autoritario.

Circostanza su cui Samir in questa fase ha ritenuto di non esprimersi: quando alle 10.30 si è concluso l’interrogatorio di Hamza, lui, assistito dall’avvocato Umberto Rossi, aveva già deciso di non parlare. «E’ una fase delicata, prima vogliamo conoscere gli atti. Solo per questo ci siamo avvalsi della facoltà di non rispondere», si limita a commentare il legale, in un clima di estrema riservatezza, che ha caratterizzato l’intera giornata. Chi invece ha raccontato ai giudici la sua versione dei fatti, assistito dall’avvocato Francesco
Quadruccio di Bologna, è l’altro 19enne finalese Ayoub. Un’ora, per spiegare a sua volta che non c’era alcuna intenzione di uccidere, e che lui non ha ucciso Mirella. Parole, tutte, che dovranno reggere al vaglio del Gip, soprattutto della Corte d’Assise.

Alberto Setti

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