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Mirandola. Il Galilei trova un alleato: il ministro assolve la scuola

Fedeli: «Quella è violenza, non bullismo. Dirigente e docenti hanno fatto tanto» Riso (Cgil): «Tutelare l’istruzione pubblica». Golinelli (Lega): «È un fallimento» 

MIRANDOLA. È arrivata l’ora di tacere: è il consiglio che sta girando tra i vari insegnanti dell’istituto Galilei, finito al centro del dibattito nazionale per il cestino lanciato da uno studente contro un’insegnante. Anche tra i docenti c’è tensione per qualche giudizio un po’ troppo azzardato diventato di dominio pubblico, ma l’intenzione è quella di tutelare al massimo il nome della scuola e dei suoi studenti. Chi ha scelto di stare al fianco della preside Milena Prandini è il ministro de ...

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MIRANDOLA. È arrivata l’ora di tacere: è il consiglio che sta girando tra i vari insegnanti dell’istituto Galilei, finito al centro del dibattito nazionale per il cestino lanciato da uno studente contro un’insegnante. Anche tra i docenti c’è tensione per qualche giudizio un po’ troppo azzardato diventato di dominio pubblico, ma l’intenzione è quella di tutelare al massimo il nome della scuola e dei suoi studenti. Chi ha scelto di stare al fianco della preside Milena Prandini è il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, tornata di nuovo sul caso-Mirandola durante la trasmissione Mattino 5. «Ho visto parla di bullo. In questo caso però si può parlare proprio di violenza, che va immediatamente condannata, perché vuol dire non avere rispetto né dei propri compagni né dell’insegnante. Va rilanciato un rapporto di stretta responsabilità tra scuola e genitori; il rispetto delle persone, delle diversità, deve appartenere a tutti». Casi come quello di Mirandola “devono essere immediatamente condannati”, ma soprattutto “non devono accadere” ha commentato il ministro ricordando comunque che la situazione all’interno dell’istituto Galilei era già all’attenzione della preside da mesi: i ragazzi coinvolti erano infatti stati sospesi due volte e le famiglie seguite dai Servizi sociali. «Non c’è stata nessuna omertà, ma un impegno costante da parte di insegnanti e preside. È stata anche spostata la classe vicino alla presidenza per una maggior controllo. Quello di Mirandola è un caso isolato ma atti come questi vanno puniti e la violenza condannata».

«È evidente che qualcosa non va - aggiunge Claudio Riso, segretario sindacato scuola Flc/Cgil Modena - Se ci sono delle responsabilità non vanno ricercate tutte e soltanto nella scuola. Bisogna guardare a chi ha sostituito l’inclusione con la competizione, il sapere finalizzato alla crescita personale con quello finalizzato all’occupabilità. Il discredito che si getta su questa istituzione rischia di frustrare e demotivare chi tiene in piedi il sistema. È l’opposto di ciò che servirebbe: sostegno, risorse, investimenti, fiducia e attenzione. Il ruolo della famiglia è fondamentale: gli studenti che oggi sono nelle nostre aule sono figli di famiglie che hanno attraversato e vissuto gli anni della crisi. Figli di genitori che delegano alla scuola un eccessivo ruolo educativo, magari perché impegnati in attività lavorative. Attenzione però a utilizzare situazioni gravi e difficili per gettare discredito gratuito sulla scuola e sul lavoro degli insegnanti, a metterne sempre in discussione capacità e competenze: si rischia di far passare una realtà che non è, di pensare che l’unica via sia lo smantellamento».

«La realtà concreta è che al Galilei abbiamo assistito al fallimento delle istituzioni, un fallimento che va avanti da tempo - dice invece Guglielmo Golinelli, coordinatore dei Giovani Padani Lega Nord - In una classe 27 alunni, con oltre il 70% di stranieri e diversi soggetti con problematiche particolari, che tuttavia non venivano trattate come tali. Un mix esplosivo, come poi rivelatosi, e il fallimento di un modello formativo. Serve una seria implementazione di percorsi alternativi a chi non vuole frequentare la scuola. Percorsi che possano formare a livello professionale ed evitare, anche a livello numerico, l’iperaffollamento delle classi».