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Violenza nelle scuole: «Episodi intollerabili»

L’assessore regionale Patrizio Bianchi: «Sanzionare ciò che non è accettabile ma dobbiamo lavorare sull’inclusione: le vere vittime sono gli altri ragazzi»

«È intollerabile quanto è accaduto al Galilei di Mirandola o al Corni di Modena - dice l’assessore regionale a scuola e università Patrizio Bianchi - e le scuole hanno l’autonomia per stroncare questi episodi. Ma noi siamo per l’inclusione di tutti, anche perché la frontiera della nuova scuola in Italia passa per l’Emilia Romagna».

La realtà modenese in queste settimane è al centro delle cronache nazionali per la vicenda del bullo 15enne che al Galilei ha tirato, tra varie malefatte che hanno ...

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«È intollerabile quanto è accaduto al Galilei di Mirandola o al Corni di Modena - dice l’assessore regionale a scuola e università Patrizio Bianchi - e le scuole hanno l’autonomia per stroncare questi episodi. Ma noi siamo per l’inclusione di tutti, anche perché la frontiera della nuova scuola in Italia passa per l’Emilia Romagna».

La realtà modenese in queste settimane è al centro delle cronache nazionali per la vicenda del bullo 15enne che al Galilei ha tirato, tra varie malefatte che hanno coinvolto anche altri studenti, un cestino in testa alla sua professoressa. E, a rincarare la dose, nei giorni scorsi sono emersi altri episodi accaduti all’Ipsia Corni di Modena, dove a una docente sono stati rubati 250 euro mentre una collega è stata strattonata con violenza da un alunno che rivoleva indietro il suo cellulare.

Insomma ce n’è di che parlare con l’assessore regionale della giunta Bonaccini, di professione docente universitario ed ex rettore di Ferrara. Bianchi nei giorni scorsi il ministro Valeria Fedeli ha definito violenza e non bullismo l’episodio del cestino.

Lei che pensa della vicenda?

«Quello è un caso estremo e non è un problema solo di quel ragazzo e di quella prof. Ma l’autonomia scolastica ha tutti i poteri disciplinari per sanzionare in maniera chiara ed esplicita l’episodio. Però noi dobbiamo ascoltare di più ragazzi mai così diversi dentro le nostre classi di una società in grande trasformazione».

Quindi che bisogna fare, tenendo conto anche che al Corni rubano e strattonano i docenti?

«Dobbiamo da un lato sanzionare quel che non è accettabile, ma poi lavorare sulla inclusione perché le vere vittime sono gli altri ragazzi che stanno faticosamente cercando di integrarsi. La scuola è un luogo di sperimentazione per capire che l’ordine e l’inclusione viaggiano insieme e questa è una sfida per Mirandola, per Modena, per tutti».

Dal 2018 a Modena scuole medie chiuse al sabato: che pensa?

«C’è l’autonomia scolastica per cui occorre che le parti si parlino perché l’autonomia vive di partecipazione con dirigenti e insegnanti che dialogano con i genitori sulle scansioni della scuola. Sulla chiusura al sabato si trovi il modo migliore per farla».

Un calendario libero per tutti gli istituti quindi?

«C’è sempre polemica sulla apertura delle scuole, ma la Regione dice che occorrono certezze sul calendario che tenga contro degli equilibri di scuole e famiglie. Fondamentale l’idea del dialogo».

E il posticipo dell’inizio di settembre in Emilia Romagna?

«Decideremo entro fine mese, anche qui dopo avere ascoltato tutti, operatori economici non solo della riviera, scuole, famiglie nell’interesse di tutti. Poi la giunta deciderà in modo equilibrato».

Qual è la situazione nella nostra regione della formazione scolastica da elementari a università?

«Prima mi faccia fare una premessa sul sistema scolastico».

Prego.

«L’Italia è un paese molto lungo, anche dal punto di vista degli ordinamenti scolastici e della situazione generale che presenta numerose differenze. Le nostre scuole, quelle dell’Emilia Romagna, ed è un dato di fatto, ottengono riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. Noi abbiamo ricompattato un intero sistema scolastico, perché non ci basta avere una scuola anche eccellente e poi tante che non lo sono. E’ il sistema nel suo insieme che va tenuto presente».

Che significa dal punto di vista pratico?

«Che avere una scuola di eccellenza dove si dica che lì solo i migliori ce la fanno a frequentarla per me non va bene. Tutti devono avere la possibilità di poter partecipare alla gara, non solo i più bravi. E questo perché le scuole di base hanno il potere di far fare agli alunni scelte utili poi per la loro vita. Poi abbiamo tutti gli strumenti per personalizzare i percorsi, ma guardiamo appunto al sistema educativo nella sua completezza comprese ovviamente le scuole professionali. Sono tutti figli nostri e non distinguiamo per sesso, colore e idee diverse».

E l’Università?

«Ci stavo arrivando. Nelle 4 università regionali abbiamo un “problema”: c’è un boom di iscritti di circa il 10-15% mentre quasi dappertutto altrove mediamente le iscrizioni calano. E’ un dato positivo, ovviamente, perché segnala che l’Italia percepisce che il sistema educativo dell’Emilia Romagna dai livelli di base al post dottorato si tiene insieme. Possono succedere brutte vicende con i furti e il cestino in faccia, ma quei protagonisti non solo soli perché tutto il sistema prende la misura alle difficoltà della società odierna. Non a caso abbiamo un corpo di dirigenti e docenti di alto livello e c’è vera collaborazione istituzionale con il nostro Ufficio scolastico».