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Selfie hard per il fidanzato, dilaga la moda tra i giovani modenesi

Selfie hard per il fidanzato, dilaga la moda tra i giovani modenesi

Foto senza veli via whatsApp o Snapchat inviate come prova d’amore: «È una cosa normale» dicono, senza capire i pericoli  E intanto una sessantina di studentesse modenesi e reggiane scoprono che le proprie foto sono state messe sul web a loro insaputa

MODENA. «I nostri genitori? Ah, se mio padre lo sapesse mi ucciderebbe ma il problema non esiste perché a me non mi fila nessuno».

A parlare non è una brutta ragazza, anzi, ma lei non si sente evidentemente tanto bella da potersi permettere un selfie hard da inviare a un ragazzo.

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A sentire lei sedicenne e tante sue coetanee e coetanei il fenomeno non è solo diffuso ma è considerato pure normale. Normalissimo. Funziona così, raccontano loro: se un ragazzo mostra interesse per una ragazza anche di 14 anni, è abbastanza normale che lui gli chieda di mandargli una foto nuda ed è difficile che lei dica di no perché si sminuirebbe agli occhi di lui che poi lo racconterebbe agli altri. Allora ci si fa coraggio, e neanche tanto visto l'andazzo, ci si mette in posa, in bagno, in cameretta, in sala, su un letto. Si sceglie la posa, ci si ispira a qualche immagine hard vista in rete o alle movenze di qualche personaggio di quelli che presenziano nelle trasmissioni culturali del pomeriggio o semplicemente alla propria inclinazione naturale scoperta e catalizzata anzitempo grazie alle nuove tecnologie. Un click e la foto è fatta. Un altro click e la foto è inviata.

Al ragazzo, che la terrà custodita come una reliquia preziosa. E se il ragazzo invece deciderà di condividerla con il gruppo dei pari che a propria volta girerà la foto o il video ad altri e ad altri ancora fino a che il tutto diventerà virale, chi se ne importa?

È il prezzo da pagare ma di cui non si percepisce ancora l'entità. Il gruppo staziona nei pressi della stazione delle corriere e se la ride alludendo a quanto raccontano in merito alcuni quotidiani e siti web.

«La conosciamo da un bel po' di tempo questa storia» precisa uno di loro, citando nome e cognome, come se nulla fosse di almeno due ragazze che frequentano due istituti delle medie superiori della città.

Si precisa poi che un ragazzo è stato denunciato e la cartella con tutte quelle foto ora è stata rimossa: «Infatti non c'è più, non riesco a trovarla», si rammarica uno di loro.

L'impressione però è che quelle foto e anche i video siano stati ben salvati in molti smartphone. Ma l'impressione che più deve far riflettere è che questi ragazzi e queste ragazze non si rendano conto di che cosa voglia dire tutto quel che stiamo raccontando.

Proprio mentre la società decide con i propri giudici e le proprie istituzioni che i minori devono essere accompagnati e ripresi dai genitori a scuola, i medesimi minori fuori dalla scuola affidano la propria esistenza, la propria intimità, le proprie emozioni a strumenti di cui hanno assoluta padronanza sul piano tecnico ma dei quali non comprendono la pericolosità. E' certo che il papà di prima e gli altri genitori non potranno mai scoprire cosa fanno i propri figli con strumenti che a differenza di loro maneggiano fin dall'asilo. Ed è altrettanto certo che sarà la scuola a doversi far carico di problemi che non sono propriamente scolastici e che si aggiungono alla babele di incombenze sul bullismo e sul cyberbullismo.
 

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