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Modena, professori in guerra per il “bonus merito”

Il premio stabilito dai dirigenti scolastici sta spaccando il corpo insegnanti. In un istituto tecnico si è arrivati anche alle mani

MODENA. Il bonus che doveva premiare il merito dei docenti, più che gratificarli li sta facendo litigare.

In un istituto tecnico della provincia di Modena due professori sono arrivati addirittura alle mani. Troppo facile la battuta sugli effetti della Buona Scuola, ma il problema esiste e in questi giorni sta tornando di attualità in tutti gli istituti dove è diventato tempo di confronti.

Ci sono insegnanti che con il bonus porteranno a casa anche mille euro, altri che si fermeranno a 500. Ma ciò che fa discutere non sono tanto le cifre, quanto i criteri.

Per capire va fatto un distinguo. Il bonus per l’aggiornamento dei docenti è dato a tutti i docenti di ruolo e serve, appunto, per l'aggiornamento: partecipazione a corsi, acquisto di materiali, come tablet o computer utili per l’insegnamento. Il bonus è assegnato direttamente dal Ministero e su questo la scuola di appartenenza non mette bocca.

Discorso completamente diverso - e qui stanno i problemi - per il bonus che premia il merito dei professori.

Viene assegnato dai dirigenti scolastici ai docenti che ritengono meritare un qualche riconoscimento economico per il loro operato didattico nella scuola.

I dirigenti scolastici concordano con una commissione interna di docenti le modalità di assegnazione dei bonus al fine della trasparenza per evitare che vengano dati “a simpatia”. Vengono stilate le modalità con cui assegnarli e queste possono variare da scuola a scuola in base a cosa decide questa commissione, dove l'ultima voce in capitolo l'ha sempre e comunque il dirigente scolastico.

Ad esempio possono essere decisi incentivi economici ai prof che fanno il Clil (ossia una parte della loro materia in lingua straniera).

In teoria questi fondi dovrebbero essere dati non in base ad attività aggiuntive a quelle contrattuali di base, perché per quelle si ricorre al Fis, Fondo di istituto, ma che negli anni si è assottigliato, dunque spesso è ridotto a poca cosa rispetto alle esigenze di pagare, ad esempio, corsi di recupero pomeridiani per studenti in difficoltà.

Per l'anno scolastico 2017/2018, l’incontro tra sindacati e Miur, tenutosi lo scorso luglio, ha previsto per il Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa 2018, un bonus merito docenti e insegnanti pari ad un importo per ogni scuola di 24mila euro da distribuire agli insegnanti meritevoli.

Perché cresce il malumore? Perché ogni scuola decide in autonomia come comportarsi e stanno emergendo differenti interpretazioni al merito.

C’è il merito della quantità, dove il premio è dato in base alle ore che un professore trascorre a scuola con progetti che vanno al di là dell’orario tradizionale. C’è il merito a pioggia, dove tutti gli insegnanti si vedono premiati con un piccolo riconoscimento. Poi c’è il merito deciso dalla commissione, e qui spesso il corpo insegnanti della scuola si spacca. È vero che la legge impone dei criteri, una sorta di perimetro entro il quale fare scelte (qualità dell’insegnamento e del contributo al miglioramento della scuola, successo formativo e scolastico degli alunni, risultati ottenuti da ciascun docente in termini di potenziamento delle competenze e dell’innovazione didattica, responsabilità formative), ma ciò non basta per evitare quelli che molti professori stanno presentando come vere e proprie ingiustizie.

Per non parlare della trasparenza che questi premi dovrebbero avere: il dirigente scolastico dovrebbe rendere note alle rappresentanze sindacali unitarie le assegnazioni dei bonus, ed allo stesso tempo, tra i premiati, c’è chi reclama la propria privacy.

E a proposito di reclami c’è anche chi reclama i propri soldi: i premi dell’anno scolastico chiuso nel giugno scorso pare che non siano ancora stati liquidati nella maggior parte delle scuole.

I numeri

sono significativi: il bonus merito è costato 200 milioni e con una media tra i 600 e i 700 euro sono stati premiati 247.782 docenti su gli oltre 620mila insegnanti a tempo indeterminato complessivi. In pratica più di uno su tre. (d.b.)


 

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