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I Green Days di Gianni Donini: Io che badavo alle pecore prima di andare a scuola

I Green Days di Gianni Donini: "Io che badavo alle pecore prima di andare a scuola"

Il re dei borlenghi è cresciuto a contatto con la natura dell’Appennino Il richiamo alle origini è stato forte: ha detto addio alla città per i monti

PAVULLO. «Mio padre commerciava le pecore e io le portavo al pascolo al mattino presto prima di andare a scuola e al pomeriggio una volta ritornato a casa. Sullo sfondo avevo l’incanto dell’Appennino. La parte che mi pesava di più di quella mansione era… la scuola».

Gianni Donini è il re del borlengo che prepara, insieme alle famose crescentine nella storica bottega di famiglia a Camatta di Pavullo. La stessa che a Gianni piace definire la “farmacia dei sani”, in cui i grani antichi coltivati nell’appezzamento di terra di Donini si trasformano in un pane che, appena sfornato, viene letteralmente preso d’assalto da numerosi estimatori.

L’essere cresciuto immerso nella bellezza dai colori forti che tingono i paesaggi dalle curve dolci dell’Appennino, ha instillato in Gianni un senso di attaccamento alla montagna particolare. Tanto che, una volta diventato grande, ha deciso di ritornare alle sue radici e a quello che il suo cuore bambino gli suggeriva: venduta l’azienda di prodotti di ceramica decorati che aveva messo in piedi, Gianni ha comprato un bosco di castagne insieme a quella grande fetta di terra in cui coltiva ingredienti sani e genuini che si trasformano in borlenghi richiestissimi da clienti di tutto l’Appennino e nei prodotti della bottega e dell’azienda agricola che dirige.



«Sono nato in casa a Camatta di Pavullo - afferma Gianni - Fin da quando avevo 4 anni mi divertivo al fianco di mio nonno Bonfiglio, commerciante di muli, asini e cavalli in un’area che arrivava fino alla Garfagnana. Succedeva spesso che i clienti di mio nonno venissero a casa nostra per comprare un animale. Io ero decisivo quando si trattava di concludere un acquisto: per far capire al compratore che un cavallo era docile gli dicevano: ‘ Può essere cavalcato persino da un bambino’. Quel bambino ero io che venivo caricato sul cavallo quando bisognava chiudere la compravendita. Ogni giorno facevo centinaia di metri in sella in giro per Camatta. Sempre qui ho frequentato la elementari con la leggendaria maestra Tolmina Tassi, originaria di Cavezzo. Se ricordo le elementari come un periodo felice, le medie Montecuccoli a Pavullo furono, invece, un trauma: passavo da una scuola di campagna a un’altra dove si studiavano tante materie compreso il latino. Ricordo che per aggirare le difficoltà dell’esame andai a Modena per procurarmi una traduzione dall’italiano al latino del De Bello Gallico, siccome era la versione più accreditata fra le papabili. Tenni sul banco, senza che gli insegnanti se ne accorgessero, il libro con la versione già tradotta, e la copiai durante la prova scritta. Superai l’esame facendo un figurone...».



L’adolescenza di Gianni venne anche accarezzata dal percorso religioso.

«Mio zio era don Marino Donini, prete a Serramazzoni - continua Gianni - un bel giorno, quando avevo 11 anni, venne a prendermi sulla Cinquecento e mi portò in seminario a Fiumalbo: mi mostrarono tutte le attività che svolgevano i seminaristi, a partire dalle 5 del mattino. Una vita fatta di preghiera e di molto studio. Una vita che non ritenevo fosse giusta per me. Così, alla domanda se volevo frequentare i corsi o meno, io risposi: “Ma qui non si diventava campioni di football?” ispirandomi al campo da gioco fuori dal seminario. Non era la mia strada. Il mio percorso, come appresi anni dopo, era quello di lavorare la terra. Di stare a contatto con la natura, all’aria aperta. Dopo anni in ceramica, nel 2009 interruppi l’attività di imprenditore, stanco dello smog e del caos, e ritornai qui nei luoghi che imparai ad amare da bambino».

Ora Gianni si occupa sia dell’azienda agricola, che, come anticipato dell’Antica bottega di Camatta di Pavullo, ottenendo numerosi riconoscimenti per la preparazione dei borlenghi e di altre tipicità enogastronomiche.
 

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