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Modena, FilosoFare: quando si inizia a pensare si fa proprio fatica a smettere

I laboratori di FilosoFare  hanno fatto il pieno in 16 biblioteche di tutta la provincia Troppo presto? No, anzi: perché dai 4 ai 10 anni non ci si vergogna di domandare

MODENA. “Quando si inizia a pensare, si fa fatica a smettere” (riconoscete la citazione? No? Trovate la soluzione in fondo all’articolo, però non andateci subito, dai, continuate a leggere così magari poi lo capite da soli).

Semplice, semplicissimo, lapalissiano, quasi. Ci arriva persino un bambino, verrebbe da esclamare, che funziona così. Infatti i bambini entrano nel mondo con sguardo aperto e curioso e chiedono, chiedono un sacco. Chiedono tutto. Stancano gli adulti, li sommergono di punt ...

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MODENA. “Quando si inizia a pensare, si fa fatica a smettere” (riconoscete la citazione? No? Trovate la soluzione in fondo all’articolo, però non andateci subito, dai, continuate a leggere così magari poi lo capite da soli).

Semplice, semplicissimo, lapalissiano, quasi. Ci arriva persino un bambino, verrebbe da esclamare, che funziona così. Infatti i bambini entrano nel mondo con sguardo aperto e curioso e chiedono, chiedono un sacco. Chiedono tutto. Stancano gli adulti, li sommergono di punti di domanda.

Nascono filosofi, i bambini. E quando si trovano a esplorare questo mondo strano, dove più che dare risposte si alimentano domande, si trovano a proprio agio, si sanno orientare, imparano in fretta. Non li spaventano le domande complesse (complesse per chi, poi, per noi, forse) e non si accontentano delle risposte rassicuranti. Anche se poi, a un certo punto forse si rassegnano… Chi osserva e ascolta i bambini senza pregiudizi lo sa, lo può raccontare ogni giorno. Loro, i bambini, lo hanno dimostrato anche durante i laboratori del FilosoFare che lo scorso 28 ottobre sono stati ospitati in 16 biblioteche del territorio modenese (Bomporto, Campogalliano, Castelfranco Emilia, Cavezzo, Finale Emilia, Maranello, Medolla, Modena (“Delfini”), Montale, Nonantola, San Cesario sul Panaro, San Felice sul Panaro, San Possidonio, San Prospero, Sassuolo, Soliera) in collaborazione con Fondazione Collegio San Carlo di Modena. Grandi occhi e sorrisi dai 4 ai 10 anni (divisi in due gruppi per fascia d’età) si sono confrontati tra di loro e con gli adulti su questioni come il rapporto dell’uomo con la natura o con le invenzioni tecniche e scientifiche; hanno stravolto le fiabe scovando nuovi punti di vista e intrecciando immaginari possibili; hanno riflettuto anche sull’importanza di dare un nome alle cose durante un laboratorio per il gruppo composto da bambini dai 7 ai 10 anni “per inventare un mondo ci vuole un nome” alla Delfini, ad esempio, arrivando alla conclusione che “un nome serve a dare dei significati alle cose e riconoscerle per non dimenticarle”.

Riconoscerle per non dimenticarle. La sentite la bellezza di questa consapevolezza? Mica pizza e fichi. Che poi si sono anche interrogati sulla domanda con la D maiuscola della filosofia: “chi sono io?” in un altro laboratorio, sempre alla Delfini (il laboratorio si chiamava “un flusso chiamato io”) e indirizzato ai più piccoli, quelli compresi tra i 4 e i 6 anni. Che a pensarci di farlo da adulti, un laboratorio così, viene quasi un po’ di strizza.

I due laboratori appena nominati, due fra i moltissimi che erano presenti nel ricco programma di appuntamenti, sono stati ideati e condotti dai Ludosofici ovvero Ilaria Rodella e Francesco Mapelli, che hanno inventato pure un festival a tema, “A spasso con Sofia”, scritto un libro da non perdere che si intitola “Tu chi sei? Manuale di filosofia domande ed esercizi per bambini e adulti curiosi” (ed. Corraini), con illustrazioni di Alberto Rebori e curano la rubrica FiloLab su Focus Jr.

“Facciamo laboratori di filosofia per bambini da qualche anno – spiegano - Li facciamo perché pensiamo che i bambini siano molto più filosofi dei filosofi stessi: i bambini non si vergognano di fare domande. Fanno tante domande e spesso gli adulti non sanno dare una risposta. Anche noi non diamo risposte ma facciamo nuove domande. Per cercare le risposte, mettiamo da parte le parole e ci facciamo ispirare dall'arte, dalla musica, dai film, dalle stampanti 3D, dai colori, dalle foglie, dai palazzi, dalle fabbriche e dalle altre persone. I bambini con noi pensano facendo, rendendo visibile l'invisibile”.

E pare proprio funzionare, visto che “quando si inizia a pensare, si fa fatica a smettere” lo ha detto con gli occhi luminosi proprio uno di loro, durante un laboratorio.