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Modena: l'ex moglie può lavorare, niente assegno di divorzio

Importante sentenza del Tribunale Civile di Modena in base alle nuove disposizioni: i giudici ritengono che la ex coniuge non abbia diritto a un assegno di divorzio perché ha capacità di mantenersi da sola lavorando: perde 3.500 euro al mese e deve pagare il 50% delle spese straordinarie per la figlia. Un caso che va oltre alla sentenza Lario-Berlusconi

MODENA. Non basta essere disoccupata, per avere diritto all’assegno di divorzio. Se è in grado di lavorare e se addirittura ha esperienza e abilità in un lavoro, l’ex coniuge non deve essere mantenuta. È questo il nucleo della sentenza emessa dal Tribunale Civile di Modena. Per la prima volta a Modena (e probabilmente in Italia) viene estesa l’applicazione della nuova “lettura” delle disposizioni introdotte l’estate scorsa dalla Corte di Cassazione sulla cessazione dell’obbligo di mantenimen ...

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MODENA. Non basta essere disoccupata, per avere diritto all’assegno di divorzio. Se è in grado di lavorare e se addirittura ha esperienza e abilità in un lavoro, l’ex coniuge non deve essere mantenuta. È questo il nucleo della sentenza emessa dal Tribunale Civile di Modena. Per la prima volta a Modena (e probabilmente in Italia) viene estesa l’applicazione della nuova “lettura” delle disposizioni introdotte l’estate scorsa dalla Corte di Cassazione sulla cessazione dell’obbligo di mantenimento dell’ex coniuge finanziariamente “debole” (di solito si tratta della ex moglie).

COME E PIU' DELLA LARIO. Gli effetti di questa sentenza vanno infatti oltre a quelli recentissimi decisi per Veronica Lario e Silvio Berlusconi che prevedono la restituzione di denaro e beni. Se infatti per una coppia modenese separata c’era già stata un’applicazione della decisione della Cassazione Civile che non dà più per scontato l’assegno divorzile alla “parte debole”, questa volta a Modena i giudici arrivano alla conclusione che la modenese separata che per sette anni aveva goduto di un ingente assegno non ha in realtà diritto.

La causa presa in esame dal Secondo Collegio del Tribunale Civile di Modena e appena depositata riguarda una ex coppia con un tenore di vita un tempo facoltoso (il marito aveva un reddito annuale a sei cifre). È composta da un medico specialista e da una donna casalinga con una figlia oggi ultraventenne.

SEPARAZIONE CON GUERRA. Dopo dodici anni di matrimonio, nel 2010 il loro rapporto ormai a pezzi è terminato con una separazione. Su richiesta del marito, è seguito l'annullamento del matrimonio da parte del Tribunale Ecclesiastico, atto riconosciuto da una sentenza d'Appello a Bologna e da una successiva sentenza in Cassazione. Insomma, i due era ormai coinvolti in una guerra senza quartiere al centro di una complessa separazione giudiziale.

ASSEGNI INGENTI. Nel 2014 è stato presentato ricorso contro lo stato delle cose. Lo scorso maggio i giudici hanno preso atto della separazione a tutti gli effetti e della mancanza di volontà di riappacificarsi. Ed è in questo momento che la causa è entrata nel vivo. La situazione in corso prevedeva che da sette anni l’ex marito (assistito dall’avvocato Umberto Cattini) pagasse alla ex moglie un assegno di mantenimento di 3.500 euro al mese. Per la figlia, il medico staccava ogni mese un assegno di 700 euro, che era congruo, come riconoscono i giudici, al momento in cui il padre se ne era andato da casa, quando lei era adolescente. Il padre ha poi lasciato loro una casa con piscina e ha sempre pagato le spese straordinarie per la figlia. Insomma, si sobbarcava un’enorme mole di spese ingenti.

IMPOSSIBILITATA A LAVORARE. Ma la ex moglie, avviando la causa, chiedeva di più: voleva per sé 3.500 euro al mese, per la figlia un assegno di 1500 euro e il pagamento al 100% delle spese straordinarie, dicendosi “impossibilitata” a pagare lei.

Come sempre in queste cause astiose tra ex coniugi, i giudici hanno il compito di accertare la realtà dei fatti al netto delle reciproche accuse e anche delle dichiarazioni che minimizzano gli aspetti più delicati.

I due ex coniugi sono ultracinquantenni modenesi. Lui è un medico specialista che fino a tre anni fa percepiva entrate ingenti, grazie alla sua abilità professionale, ma che ora ha ridotto di molto la dichiarazione dei sui redditi.

Lei, invece, dopo la separazione ha lavorato per alcuni anni come impiegata in un ufficio percependo uno stipendio di 30mila euro all’anno.

FUGA DALL'ITALIA. Un giorno lei si è volontariamente licenziata e, seguendo il sogno di tanti italiani, è andata a vivere alle Isole Canarie, in Spagna, dove si gode di benefici fiscali. Risulta anche proprietaria di una casa familiare in Italia e possiede piccole parcelle immobiliari da eredità familiari.

I giudici notano a questo punto che la signora «ha chiaramente dimostrato la capacità di dotarsi di un reddito da lavoro adeguato alle sue esigenze».

LA SENTENZA. Su questa conclusione si fonda il giudizio che porta alla sentenza: «Anche volendo tenere conto dell’attuale inattività lavorativa, appare evidente l’assenza dell’elemento dell’insussistenza di mezzi adeguati. La signora ha dimostrato di possedere una capacità lavorativa e reddituale anche dopo anni di inattività ormai dotata di esperienza lavorativa, essendo titolare di presumibilmente ampie risorse mobiliari e vivendo all’estero in condizioni di fiscalità agevolata (…) è da considerare economicamente autosufficiente o in ogni caso in grado di dotarsi di un reddito adeguato.

«La domanda per l’assegno di divorzio della ricorrente va quindi respinta perché infondata», è la conclusione alla quale arrivano i giudici.

I giudici hanno invece riconosciuto alla figlia un adeguamento dell’assegno di mantenimento a mille euro perché, anche se adulta, studia all’università e non ha mezzi di sostentamento autonomi. La ex moglie dovrà infine concorrere alle spese straordinarie della figlia per il 50%