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Modena, nuove case per anziani per ridurre le liste d’attesa

Ci sono 140 persone che non riescono a trovare risposte nei servizi comunali Pronto l’investimento per due residenze. Urbelli: «Più assistenza e di qualità»

MODENA. Saranno alcune, molto probabilmente due, le nuove residenze per anziani che il Comune di Modena ha in programma per i prossimi anni. L’esigenza è urgente, l’aumento del numero di anziani è in costante crescita, così come il numero di persone colpite da disabilità grave, acquisita o congenita. Ne deriva così un maggiore bisogno di residenzialità sia sui posti accreditati che nell’offerta privata.

Lo dicono i numeri: mille posti a disposizione tra pubblico e privato in provincia con una lista d’attesa per posti permanenti che tocca anche quota 140 utente, un trend costante negli ultimi anni. E non è un caso che sui posti privati molti cittadini si rivolgano anche a strutture fuori provincia.

Se a questo quadro ci aggiungiamo anche che la storica residenza del Ramazzini, per un totale di 70 posti, è stata giudicata «non all’altezza» anche dal sindaco di Modena, ne consegue un quadro allarmante sul quale intervenire per dare il più possibile risposte immediate.

La giunta ci sta lavorando, la commissione del consiglio comunale se ne è occupata anche ieri e l’assessore Giuliana Urbelli ha un piano con scadenze a breve termine.

Con un avviso pubblico verranno indicate alcune aree pubbliche (probabilmente due, da definire con la delibera di indirizzi che dovrebbe essere presentata in commissione consiliare il 13 dicembre), mentre saranno previsti i requisiti delle aree private che possono essere candidate incentivando le iniziative volte a non consumare nuovo territorio e che investono sulla riqualificazione e sulla rigenerazione, così come sulla trasformazione e il recupero dell'edificato. Una delle aree potrebbe essere nella zona della Madonnina.

La procedura che si sta definendo prevede che l’eventuale interesse su aree private si concretizzi con l’allineamento agli strumenti urbanistici.

«Al progetto - spiega la stessa Urbelli - abbiamo lavorato a lungo come uno dei punti qualificanti del programma per dare risposta al bisogno crescente di esigenze residenziali, temporanee e definitive, di tanti cittadini non autosufficienti non solo anziani e dei loro “caregiver”. La realizzazione di nuovi posti in Cra (Casa residenza anziani, le ex Rsa) grazie all’accreditamento qualifica l'offerta complessiva dei servizi e si traduce in un investimento importante per la città, in termini economici, occupazionali e sociali».

I soldi ci sono: «Oltre all'investimento iniziale di alcuni milioni di euro, infatti, la gestione di una struttura aumenta l’occupazione qualificata, in particolare quella femminile, con un indotto strutturale di due milioni di euro. Siamo convinti inoltre che gli standard edilizi previsti qualificheranno l’intervento sia in chiave sociale che urbanistica».

«La popolazione anziana - chiude il ragionamento l’assessore Urbelli - è in aumento così come le persone colpite da disabilità grave, acquisita o congenita. Se da un lato abbiamo investito sulla domiciliarità, rimane ed aumenta il bisogno di residenzialità, anche perché – lo ricordiamo – le nostre strutture rispondono a richieste temporanee di “sollievo”,

di riattivazione, di trattamento rispetto alla fase acuta del disturbo comportamentale in caso di demenza; infine, vista l’assenza di un hospice territoriale, le Cra modenesi accolgono pazienti con patologia in fase terminale che rientrano nei progetti di fine vita».
 

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