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Omicidio di Leo: la banda intercettata, "Avete spinto troppo il cuscino"

Delitto di piazza Dante: intercettata la telefonata tra due dei minorenni arrestati a Prato dopo l'omicidio di Leo, un terzo giovane cinese fuori campo dice: "Avete spinto troppo il cuscino". Oggi gli interrogatori di garanzia. Il 16enne mancante, per ora solo indagato, si chiama fuori: «A Modena con gli altri ma rimasi fuori dalla stanza di Leo»

Modena, così abbiamo preso gli assassini di Leo Fingono di non parlare l'italiano, non mostrano segni di pentimento, i loro genitori non sono collaborativi. Sono più preoccupati del fatto di non avere i loro cellulari a portata di mano, perché sequestrati, che di voler fornire spiegazioni agli inquirenti. Questo il comportamento dei cinque minorenni cinesi ritenuti responsabili dell'omicidio del connazionale 20enne Congliang Hu, detto 'Leo', avvenuto sabato in piazza Dante a Modena. Tra i 16 ed i 17 anni, sono stati tutti fermati a Prato in due giorni; uno in realtà, secondo la Polizia, si è costituito, anche se i suoi avvocati sottolineano che si è fatto avanti solo per rendere dichiarazioni, dichiarandosi estraneo ai fatti, ed è ora indagato a piede libero.

MODENA. «Avete spinto troppo quel cuscino». Una voce fuori campo arriva nel mezzo di un litigio al telefono tra due dei quattro ora agli arresti. È una frase altamente compromettente e infatti il pm del Tribunale dei Minori di Firenze, Pietro Sangermano, la cita nel suo fascicolo con le richieste di arresti in carcere per tutti e quattro.
Chi l’abbia pronunciata, non si sa: nessuno dei difensori ha potuto avvicinare i ragazzi ieri.

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Nel fascicolo dell’accusa compare anche di più ma nulla di solido al cento per cento. Ci sono gli spezzoni di ammissioni fatte ad alcuni alla polizia nell’immediatezza dell’arresto. Frasi che riportano sensi di colpa e parziali ammissioni di responsabilità. Ce n’è una in particolare che entra nel merito dell’accaduto ma che il magistrato con estrema cautela considera ancora da confermare perché in certi punti esagerata, spinta fuori dalla concretezza dell’accaduto.

Modena, "Se mi lasci dico che sei gay". Ventenne ucciso e chiuso in una valigia Tre minorenni sono stati fermati, due a Prato e uno a Modena, per l'omicidio del 20enne trovato all'interno di una valigia in un appartamento di Piazza Dante, nel centro della città emiliana, sabato 25 novembre. Mentre le ricerche continuano per catturare gli altri due che potrebbero aver partecipato al delitto, filtra come movente la sfera sessuale. Il ventenne sarebbe stato legato a uno dei cinque. L'articolo


Insomma, un po’ alla volta cominciano ad affiorare le voci di questi adolescenti che si trovano inchiodati a un accusa con l’omicidio volontario aggravato e forse anche l’occultamento di cadavere.
Materia per un’ampia discussione legale c’è già ora: spingere troppo il cuscino rientra in una premeditazione di alcuni del gruppo oppure indica un gesto esagerato che preterintenzionalmente ha portato alla morte di Leo, quando si doveva solo spaventare? «È troppo presto per tirare le conclusioni - spiega l’avvocato Gianandrea Terranova - non abbiamo potuto neppure parlare con i nostri assistiti per il differimento di colloquio previsto dal magistrato».

Modena, piazza Dante Procuratore Musti: "Delitto a sfondo sessuale presi 3 dei 5 autori" "Indaghiamo per omicidio aggravato pluriaggravato. Tre minorenni sono stati fermati. Due a Prato è una Modena. Altre due persone, non sappiamo se minorenni o maggiorenni, sono ricercate". Il procuratore di Modena Lucia Musti spiega così gli ultimi sviluppi legati all'omicidio del 20enne cinese trovato deceduto dentro a una valigia in un appartamento di piazza Dante a Modena. "Il movente è di natura sessuale, nel senso che la vittima era legata a uno dei cinque". Video di Gino Esposito


«Sicuramente bisognerà ricostruire la posizione di ciascuno e attribuire a ciascuno le sue affermazioni. Un compito che sarà lungo e che in ogni caso oggi è troppo prematuro», spiega l’avvocato Tiziano Veltri.
Sicuramente oggi si inizierà a fare ordine con gli interrogatori di garanzia che saranno effettuati con gli indagati agli arresti impossibilitati a parlare l’uno con l’altro e quindi senza una versione concordata: ognuno dirà la sua e racconterà cosa ha fatto; a quel punto la ricostruzione prenderà lo spessore che ora manca.

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«No, non è vero che il sedicenne che assistiamo si è costituito, come scritto dalle agenzie. Ha invece reso dichiarazioni spontanee per chiarire che è estraneo all’omicidio, che non era sul luogo del delitto e che non ha visto o saputo niente in quel momento». L’avvocato David Madera di Prato, insieme con il collega Gianandrea Rosati, difende l’unico della banda di adolescenti cinesi a non trovarsi agli arresti in un carcere minorile. È il ragazzo che era rimasto fuori dalla camera da letto di Leo. Il ragazzo che aveva visto il padre di Leo, l’avvocato Andrea Giberti, mentre stazionava nell’atrio davanti al portone. Uno sconosciuto adolescente che gli faceva i complimenti per come Leo parlava in italiano e gli chiedeva di insegnarlo anche a lui. Lo stesso che ha poi detto che Leo era appena uscito di casa...

Modena, Piazza Dante: ventenne ucciso nella sua camera Un ragazzo cinese di 20 anni è stato trovato morto in piazza Dante a Modena. Il giovane è stato ritrovato privo di vita nella sua camera, nascosto dentro un borsone sportivo. Un tentativo di nascondere il cadavere, forse per trasportarlo all'esterno, da parte degli assassini. Si sospetta di due giovani che avevano fatto visita alla vittima nel primo pomeriggio. Nel video le reazioni del pomeriggio davanti al palazzo teatro dell'omicidio. Video di Gino Esposito


Quel giovane si è presentato con i genitori ai due avvocati pratesi e ha raccontato la sua versione. Viene dalla Chinatown di via Pistoiese. Il padre è un operaio. Lui è nato e in Italia e studia in una scuola italiana ma l’italiano non lo parla bene. Ha detto, poco dopo in Questura a Prato, di essere andato col gruppo di amici a Modena ma di non aver partecipato alla spedizione. Gli investigatori lo ritengono attendibile. Il risultato è che ora è l’unico indagato a piede libero.

Per gli altri quattro invece la misura cautelare che dovrà essere convalidata oggi è l’arresto. Tre sono affidati alla Procura presso il Tribunale dei Minori di Firenze, competente per la zona di Prato, e uno alla Procura presso il Tribunale dei Minori di Bologna, che è quella che ora segue le indagini (in quanto il delitto è avvenuto a Modena, territorio di sua competenza). A Bologna si trova solo il primo arrestato, il 17enne portato in Procura a Modena dagli agenti della Squadra Mobile del dottor Marcello Castello e poi preso in carico dai colleghi bolognesi che seguono i minorenni.

Come detto, oggi incontreranno i magistrati per gli interrogatori di garanzia e le convalide. Ma proprio per evitare versioni concordate e unificate, ieri solo rimasti tutti e quattro in isolamento. Non hanno potuto incontrare neanche i loro difensori. Li vedranno solo oggi durante gli interrogatori. In questo modo gli investigatori e anche il magistrato suppongono che possano rendere versioni più verosimili che “aggiustate” (anche se poi nel viaggio di ritorno dopo l’omicidio da Modena a Prato, avranno sicuramente avuto modo di parlarne dell’omicidio e discutere su cosa dire in caso di arresto).

Una difficoltà che si profila a questo punto è quella strettamente linguistica. Il fatto è che nessuno dei quattro parla bene in italiano, mentre parlano tutti in cinese probabilmente con espressioni dialettali e gergali, data l’origine comune delle loro famiglie. Proprio per questo la loro versione sarà di difficile ricostruzione nel dettaglio: serviranno interpreti adatti alla situazione.

Per tutti loro l’accusa è di omicidio volontario pluriaggravato e in concorso. Resta da capire se ci sarà anche la premeditazione. Difficile ora immaginare quale sarà l’orientamento del magistrato che seguirà l’inchiesta. I segni di una vera premeditazione assassina sono difficili da scorgere in questa vicenda. L’omicidio pare invece scaturito dall’occasione violenta favorita dall’isolamento di Leo chiuso con quattro giovani rabbiosi nella sua stanza.

L’altro aspetto - l’accusa di furto - è invece importante dal punto di vista investigativo. Il furto del cellulare e della nuova consolle Wii appena comperata da Leo è probabilmente da ricondurre al tentativo di prendere possesso della sorgente delle immagini scabrose sul loro amico che aveva avuto una relazione gay con lui e impedire in questo modo la diffusione delle fotografie che loro stessi dicono essere state l’arma del ricatto sessuale da parte di Leo.

L’amico è un diciassettenne che abita in una palazzina pratese abitata e subaffittata dal padrone del laboratorio dove lavora il padre, un operaio.

Carlo Gregori
 

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