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«La Maserati è di Modena Fca non potrà scipparla»

«È un comportamento inaccettabile, serve chiarezza sul piano industriale» Fiom Cgil: «Le ferie non possono servire in base a picchi e flessioni del mercato»

La capofila è sempre stata Fiom-Cgil ma ora la fila è sempre più affollata. Gli allarmi sul futuro dello stabilimento modenese di Maserati sono sempre più frequenti e al sindacato capofila si allineano colleghi di altre sigle e soprattutto politici e amministratori per invocare un intervento massiccio delle istituzioni ed evitare la possibile chiusura dello stabilimento originario e sede storica del Tridente.

L’altro ieri è stata ancora una volta Fiom-Cgil a uscire allo scoperto e sottolineare l’insidia di una scelta aziendale, quella di Fiat Chrysler Automobiles, che comporta uno stop produttivo di 24 giorni, dal 15 dicembre al 7 gennaio, unendo la cassa integrazione alle festività: «C’è una strana coincidenza nel Gruppo Fca - dice Cesare Pizzolla, segretario Fiom Cgil Modena - perché in diverse aziende, tra cui anche Maserati a Grugliasco, c’è stata la richiesta di cassa integrazione per allungare la chiusura festiva di fine anno. Nell’apertura della procedura di cassa integrazione l’azienda indica che prima di accedere alle giornate di ammortizzatore, ogni lavoratore dovrà utilizzare le ferie e i permessi maturati negli anni precedenti e nel corso del 2017. La Fiom/Cgil su questo punto ha ribadito che non esiste obbligo da parte dei lavoratori di mettere a disposizione ferie e Par (permessi aziendali retribuiti) dell’anno corrente, in quanto le stesse circolari Inps non introducono questo obbligo per il lavoratore. Le ferie sono un diritto del lavoratore, e non dell’impresa, utile a ritemprare il fisico e la psiche e non a governare i picchi e flessioni del mercato aziendale. A fronte di ciò diventa sempre più urgente un incontro sul piano industriale di Maserati e di tutto il Gruppo Fca e Cnhi».

Su questo tema è intervenuta Alessandra Di Bartolomeo, segretaria provinciale di Sinistra Italiana, per sottolineare che «Marchionne non scipperà la Maserati a Modena».

«È giunta ora di fare chiarezza - dice Sinistra Italiana - Potremmo capire se il Gruppo fosse in crisi, se la Maserati avesse difficoltà ma non è così, si tratta di una scelta della dirigenza del Gruppo che, per motivi non dichiarati, mira lentamente a chiudere lo stabilimento modenese della Maserati. È una storia che si ripete con regolarità: da anni assistiamo a promesse mai mantenute da parte della proprietà, che continua ad evitare un confronto serio sul futuro produttivo dello stabilimento modenese. A perdere sono sempre i lavoratori, che rivedono gli incubi della cassa integrazione. Un’altalena indegna dopo che all’inizio di quest'anno la contrazione della produzione li aveva costretti ad una riduzione forzata dell'orario di lavoro con la stipula dei contratti di solidarietà. Riteniamo inaccettabile il comportamento di Fca, che continua a sottrarsi alle richieste dei sindacati di fare chiarezza sul piano industriale, sui nuovi modelli da produrre e sull'intenzione di garantire investimenti nello stabilimento modenese. La Maserati appartiene alla città di Modena, ai lavoratori che hanno reso grande questo marchio, mettendo a disposizione professionalità, saperi, impegno e sudore. Chi pensa di strappare a questi lavoratori la dignità, sbarazzandosi di loro, troverà l'opposizione netta di una comunità che non
ha alcuna intenzione di perdere un pezzo della propria storia e della propria identità. Sinistra Italiana chiederà con forza, in tutte le sedi istituzionali, impegni concreti per garantire continuità occupazionale e il futuro dello stabilimento modenese».

Stefano Turcato

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