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Donna picchiata: condannati i due vigili

Colpevoli gli agenti della municipale: due anni e 6 mesi a Passamonte e un anno e 4 mesi a Torelli, alla vittima 15mila euro

Per il caso della donna pestata i due agenti della municipale imputati sono stati condannati. Due anni e 6 mesi per Paolo Passamonte, colpevole di lesioni aggravate e falso per la ricostruzione dei fatti accaduti riferita nel verbale; un anno e 4 mesi per Patrizio Torelli, colpevole del solo falso rapporto (pena sospesa). Entrambi sono stati condannati anche al pagamento di una provvisionale in solido di 15mila euro alla vittima del pestaggio, la carpigiana S.T. Così ha deciso ieri mattina il giudice Domenico Truppa al termine di un lungo e complesso processo sul primo caso di accertamento giudiziario in aula per un presunto pestaggio commesso da agenti in servizio. E la condanna è la prima di questo genere a Modena da molti anni. Nessun commento da Passamonte, agente della municipale molto conosciuto in città e da poco in pensione: «Parlerò solo dopo aver letto le motivazioni», ha spiegato. «Sicuramente andremo in appello», ha aggiunto Pier Francesco Rossi, suo difensore, che si è battuto per la sua innocenza. Non era presente alla lettura Torelli, agente ancora in servizio alla Infortunistica di Modena. Silenzio dal comando della municipale.

«Ringrazio la Squadra Mobile e la collega Claudia Ferretti per il loro massimo impegno su un caso così delicato», ha commentato il procuratore capo Lucia Musti.

La verità che emerge dal primo grado di giudizio è che la donna non era una ex tossica aggressiva, pericolosa per sé e per gli altri, in preda a un’intossicazione da alcol, che ha voluto ferirsi gravemente con un gesto autolesionistico per mettere nei guai i due agenti che l’avevano ammanettata, tesi sostenuta dalla difesa. È invece la storia di una donna che aveva sì bevuto creando le condizioni di un incidente, era scappata in tangenziale e poi era stata fermata lasciandosi andare a reazioni esagitate e a urla ma che è stata picchiata con calci da un agente e poi dallo stesso sbattuta con un colpo violentissimo con la faccia contro il furgone dell’Infortunistica. Non conosciamo le motivazioni del giudice, che saranno depositate solo in marzo, ma ha sicuramente ritenuto plausibile la perizia del medico legale dottor Erjon Radheshi, citata dal pm Ferretti, che ha dimostrato come per lei fosse impossibile - stesa sull’asfalto a pancia in giù ammanettata sulla schiena - farsi da sola ferite così gravi alle spalle, a una gamba e alla schiena stessa. E come quella botta in faccia fosse così profonda su parti ossee dure (mandibola e orbita oculare) da provenire per forza da un altro. Questo è stato il lavoro di scrematura che il magistrato ha fatto per arrivare alla sua convinzione che era stato un pestaggio, non autolesionismo sconsiderato. Anche la testimonianza della vigilessa che ore dopo l’ha accompagnata al pronto soccorso e soprattutto il referto stilato dal medico che l’ha curata (40 gironi di prognosi) hanno documentato che non si trattava di una persona fuori di sé, incapace di governarsi ma di farsi del male da sola; una donna ferita ma non in condizioni di dover sostenere una vista psichiatrica o il Tso. La denuncia di una persona con un passato così difficile (alcol e droga) che accusava due agenti è stata presa con serietà dal pm, dopo che gli agenti avevano annunciato l’arresto
per resistenza e tentate lesioni a pubblico ufficiale. È la prima volta, come detto, che si arriva a una condanna di uomini in divisa per pestaggio e un rapporto “aggiustato”. Opposta la versione di Passamonte che ha sempre sostenuto la sua innocenza. E la sosterrà anche in appello.

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