Quotidiani locali

Modena, 70 anni di Accademia. Il ritorno del cadetto «I giovani allievi con i nostri valori»

Ricordato il ritorno in città della scuola degli ufficiali Ospite il generale Fantoni tra i primi a frequentare i corsi

Modena, l'Accademia festeggia i 70 anni di presenza in città Alcuni momenti della cerimonia che si è svolta nel cortile d'onore dell'Accademia Militare per ricordare i 70 anni dall'istitutzione della scuola degli allievi ufficiali dell'Esercito Italiano a Palazzo Ducale. Video di Benito Benevento

MODENA. Ha cantato per primo l’Inno di Mameli all’alzabandiera al posto della Marcia Reale di sabauda memoria. Ed è stato anche, assieme ai compagni del quarto corso, il primo a fregiarsi sulle spalline degli stemmi della neonata Repubblica Italiana.

Sergio Fantoni, classe 1926 e generale in congedo dell’aviazione dell’esercito, è tornato ieri dopo settant’anni nel Palazzo Ducale che lo ha visto cadetto al primo corso dell’Accademia Militare dopo la guerra, quando tornò tornata a Modena nel 1947 dopo l’esilio forzato a Lecce. Fantoni è stato anche, assieme ai compagni del quarto corso, il primo a fregiarsi sulle spalline degli stemmi della neonata Repubblica Italiana che nata dopo il referendum di pochi mesi prima.



È stato lui l’ospite d’onore della cerimonia che ieri in Accademia ha ricordato il ritorno della scuola degli allievi ufficiali, parlando con voce chiara ai cadetti schierati nel Cortile d’Onore. «Sono passati molti anni ma ancora oggi sono emozionato - ha scandito al microfono - Da allora a oggi sono cambiati equipaggiamento e tecnologia ma non è cambiato il cuore dell’allievo, il suo spirito di servizio e l’amore di patria».

L’8 dicembre 1947 fu il primo presidente De Nicola a ufficializzare il ritorno sotto la Ghirlandina dell’Accademia davanti a una popolazione che vedeva nel ripristino del Palazzo Ducale, bombardato durante il conflitto, un segno del ritorno alla normalità. Il rientro era già avvenuto il due mesi prima, il 15 ottobre, e il primo corso del dopoguerra a cui apparteneva Fantoni.

Nel suo saluto davanti alle massime autorità della provincia il generale comandante Stefano Mannino non ha nascosto le luci e le ombre del periodo precedente, i giorni dopo l’armistizio del 1943 in cui la sede dell’istituto di formazione divenne sede del comando tedesco e centro di tortura per partigiani e militari italiani non allineati al regime di Salò.

Non a caso il comandante Mannino ha ricordato la figura del colonnello Giovanni Duca che pochi giorni prima dell’armistizio salvò il reggimento allievi, 300 cadetti, portandoli alle esercitazioni in Appennino, tra Montefiorino e Lama Mocogno. Così, nelle ore successive al l’8 settembre, riuscì a evitare la cattura da parte delle truppe tedesche aiutate dai fascisti che stavano rastrellando i militari di ogni ordine e grado. I giovani furono messi in libertà con la consegna di raggiungere la Toscana e il Lazio per unirsi alle truppe che combattevano con gli Alleati. Poco dopo fu catturato assieme al figlio: furono torturati e uccisi, il padre durante le torture e il figlio a Mathausen.

«Quando lo Stato Maggiore dell’esercito scelse il ritorno a Modena per l’Accademia - ha detto tra l’altro il comandante - la decisione venne presa per una sede che ridesse prestigio all’istituzione, le benemerenze patriottiche della città, sede di una prestigiosa università e per il ricordo di un glorioso passato. Valutazioni ancora oggi attuali, che richiamano il legame profondo tra Modena e Accademia, l’impegno di militari e civili che hanno permesso il ritorno alla sede storica e una testimonianza per i giovani di oggi, affinchè capiscano quanti sacrifici e quanto sangue sia stato versato nel cammino che ha portato all’Italia democratica di oggi».

Saverio Cioce
 

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Modena Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro