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Appennino modenese: vento a 200 km come un uragano

Danni alla ceramica Mirage di Pavullo e alla chiesa di Gaiato Fienili e alcune case scoperchiate. Linee elettriche saltate

È stato un vero inferno di vento quello che ha travolto Gaiato (Pavullo) nella notte di lunedì. Raffiche a 200 km oraricon una violenza che nessuno tra i montanari ricorda. Su un crinale a 920 metri già di per sé esposto a ogni genere di correnti, le raffiche che hanno imperversato un po' in tutto l'Appennino qui si sono abbattute con una violenza estrema scoperchiando case su case, fino alla stalla dell'azienda agricola Lavacchielli e addirittura l'antica chiesa del borgo, che ha tanti affezionati anche tra chi abita a Pavullo. Ora è inagibile: il vento l'ha colpita con una forza tale da portarle via praticamente una calata del tetto. E poi compromesso tutto il resto, forse in parte anche il campanile. E non pago di questo ha mandato anche in frantumi il rosone della facciata. Ragion per cui adesso bisogna adottare con urgenza una soluzione sprint, pur passando sempre dalla Soprintendenza che tutela l'immobile. Il parroco don Roberto Montecchi è intenzionato a fare il prima possibile, intanto per non farci piovere dentro: «Quando ho visto che tirava tutto quel vento nella notte – racconta - ho subito pensato che lassù potevano succedere delle cose brutte. Ho preso su e sono andato a vedere alle 4.30: c'era già un albero schiantato sulla copertura. Dispiace molto, ma ora bisogna rimboccarsi le maniche e rimettere a posto le cose al più presto. Avremo anche i fondi dell'assicurazione da usare». Ma la cosa impressionante è stata constatare sorti più o meno simili in tutte le 4-5 abitazioni in fila sul crinale: tutte hanno perso qualcosa. «La casa ballava tutta, sembrava un terremoto - riferiscono Andrea Bellentani e la sua ragazza Irene Gronchi mentre ancora cercano di sistemare – a un certo punto abbiamo avuto anche paura di non arrivare alla mattina». Quando hanno aperto la porta al risveglio hanno trovato alberi venuti giù in giardino come stuzzicadenti e, sul retro, il tetto del fienile completamente collassato. Passando di casa in casa, sempre identica è la storia. Come per Antonio D'Alessandro, che ha visto rimanere solo le perline interne del tetto dell'abitazione al civico 188: «Incredibile – commenta – le tegole si sono ammassate nel campo a decine di metri di distanza, come fossero state portate lì da qualcuno». Danni consistenti anche al Caseificio Gaiato e nella citata azienda agricola Lavacchielli, che ha perso il 30% delle finestrature e tutta la copertura del fienile. Il loro caso è stato ricordato anche da Coldiretti, assieme a quelli delle aziende “Il Colle” e “Gianaroli”, sempre del circondario pavullese. Ma sono stati indicati come emblematici anche quelli dell'azienda Pollacci di Sestola (scoperchiati i fenili), della Teggia Bianca di Montese e della Bonacorsi di Guiglia. Da pare sua, la Cia si è soffermata in particolare sull'età degli imprenditori agricoli coinvolti in una dinamica per cui non si ricordano precedenti: sono in gran parte giovani che rischiano di trovarsi in grande difficoltà. «Ora - nota l’associazione – si tratta di capire quale supporto di potrà dare loro». In tutti questi scenari hanno fatto interventi no-stop i vigili del fuoco, smontando il turno alle 5.30. La sera prima erano dovuti intervenire anche a Gaianello (Pavullo), per un tetto volato giù sulla Giardini infrangendosi in mille pezzi (che hanno sorprendentemente risparmiato la maestà lì di sotto). E poi crolli di pini di tutte le dimensioni attorno, a cominciare dai mega a Pratolino. Danni ingenti anche al Parco Ducale. A Pavullo nella nottata il vento ha anche staccato il plasticato del distributore Conad, quello dove sono istallate le centraline per l'attivazione del self, trascinandolo paurosamente fino in strada, ma nessun ferito. A Sant'Antonio sono venuti giù pezzi di copertura dalla Mirage, ma solo nella zona uffici: nessuna conseguenza sulla produzione. Un tetto divelto anche a Sassoguidano, e canna fumaria in fiamme, sempre durante la notte a Verica: colpa in questo caso della mancanza di corrente che ha mandato in ebollizione la stufa. Corrente che, una beffa questa, per tutta la notte e buona parte di ieri è mancata anche agli stessi vigili del fuoco: sulla linea a
cui è allacciata la caserma, sono infatti caduti nel tratto boscoso alberi e rami che hanno rotto tutto, lasciando senza luce anche la base dell'elisoccorso. Si è dovuto quindi ricorrere ai generatori, finché i tecnici di InRete (gruppo Hera) non hanno ripristinato tutto nel pomeriggio.

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