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Golinelli e la cittadella delle scienze

Il 97enne di San Biagio fondatore della Wassermann ha aperto a Bologna un centro per i giovani

SAN FELICE. Piovono milioni di euro sulle prossime generazioni, grazie alla generosità di un privato modenese attivo a Bologna e che a dispetto dell’età è infaticabile nel pensare al futuro. Nel pensare al domani e alle future generazioni.

Marino Golinelli, 97enne filantropo nato a San Biagio (e in prima fila nelle donazioni e nelle solidarietà anche nel post terremoto), è ancora una volta al centro della cronaca culturale per le sue attività legate al futuro dei giovani a Bologna. Nei giorni ...

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SAN FELICE. Piovono milioni di euro sulle prossime generazioni, grazie alla generosità di un privato modenese attivo a Bologna e che a dispetto dell’età è infaticabile nel pensare al futuro. Nel pensare al domani e alle future generazioni.

Marino Golinelli, 97enne filantropo nato a San Biagio (e in prima fila nelle donazioni e nelle solidarietà anche nel post terremoto), è ancora una volta al centro della cronaca culturale per le sue attività legate al futuro dei giovani a Bologna. Nei giorni scorsi il magnate - fondatore nel 1948 della grossa impresa farmaceutica “Alfa Wassermann” che dà lavoro a migliaia di dipendenti, anche se oggi dopo essere divenuta Alfasigma presenta esuberi di 456 lavoratori - ha inaugurato nel capoluogo felseineo il grandioso centro Centro Arti e Scienze Golinelli.

Si tratta di uno spazio molto innovativo, ampio 700 metri quadrati, affidato alla matita del noto architetto Mario Cucinella. La struttura, realizzata in un candido bianco, sorge a fianco dell’Opificio Marino Golinelli costruito un paio di anni fa. Inoltre a breve, a completamento di quella che diverrà una moderna “Città per la conoscenza e la cultura”, nei pressi sorgeranno entro un anno altri edifici per un totale di 14mila metri quadrati. Tutti appunto dedicati a educazione, formazione, cultura, ricerca e impresa, attraverso strutture e programmi che fanno dell’Opificio Golinelli una esperienza pressoché unica in Europa.

Ma le iniziative bolognesi comprendono anche donazioni, come spiega lo spesso imprenditore: «I giovani - ricorda Golinelli - devono essere liberi in una società armonica. Per questo i programmi per le giovani generazioni Opus 2065 sono il sogno di un 97enne come me che ora fornisce tutti i mezzi economici per sviluppare questi progetti. Dopo avere donato alla Fondazione che porta il mio nome 85 milioni di euro in più occasioni, ora lascio una ulteriore parte delle mie risorse personali».

Insomma, una pioggia - appunto - di milioni con il fine di unire arte e scienza attraverso programmi di lunga durata per congegnati. Ecco dunque i motivi del nuovo centro che non sarà solo uno spazio espositivo: «È un grande parallelepipedo - spiega l’architetto Cucinella - di 30x20 metri e alto 8, composto da un volume chiuso che costituisce il “cuore” dell’architettura, una geometria pura e semi trasparente che nelle ore diurne riflette ciò che ha attorno e nelle ore notturne è invece. Lo spazio è privo di partizioni o rigide organizzazioni planimetriche per garantire la massima flessibilità di utilizzo ed è avvolto da un involucro esterno leggero e vibrante, una griglia modulare metallica, in alcune sue parti percorribile dai visitatori».

La mostra intitolata “Imprevedibile” a cura di Giovanni Carrada e Cristiana Perrella, prosegue fino al 4 febbraio prossimo con opere di Pablo Bronstein, Martin Creed, Flavio Favelli, Martino Gamper, Tue Greenfort, Ryoji Ikeda, Christian Jankowski, Elena Mazzi, Sara Tirelli, Tabor Robak, Nasan Tur, Tomas Saraceno, Yinka Shonibare MBE, Little Sun, Superflex, Joep Van Lieshout e Ai Weiwei.