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Slot machine, a Modena bruciati 724milioni di euro inseguendo un jackpot

Sono i soldi spesi nel 2016 tra capoluogo e provincia per il gioco d'azzardo in slot machine e videolottery. Savignano è il Comune modenese che, secondo il rapporto “SlotInvaders 2017”, spende di più nel gioco d’azzardo: nel 2016 gli oltre 9mila residenti hanno giocato poco più di duemila euro a testa

 

Un sogno chiamato jackpot. Inseguito, agognato, magari raggiunto e subito bruciato con nuove giocate. Avvicinarsi al mondo luccicante di slot machine e videolottery equivale ad addentrarsi in una giungla fatta di persone e delle loro storie, che quasi mai sono favole, più spesso drammi. E Modena non si salva. La provincia geminiana, infatti, con 724.952.137 euro giocati nel 2016 è la diciottesima in Italia per spesa totale: di questi 346.213.676 alle slot machine, 378.738.461 alle videolottery.

 

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D’altronde l’Emilia Romagna è la quarta regione in Italia per spesa complessiva con 4.511.483.394 euro e la seconda per spesa pro capite con 1.014 euro. Non va meglio per quel che riguarda il numero di apparecchi: 6,1 slot machine e 1,2 videolottery ogni mille persone. Il dato delle videolottery è il più alto in Italia. Con questi numeri è facile immaginare come i dati locali siano fortemente influenzati.

 

 

Giocate pro capite comuni dell’Emilia Romagna

 

Già detto dei numeri complessivi, il dettaglio vede Savignano sul Panaro come il Comune dove più si gioca: addirittura 2.017 euro procapite, risultato di un territorio in cui ogni mille abitanti ci sono 9,2 apparecchi. A seguire Formigine 1.712 euro, Sassuolo 1.658 euro, Modena con 1381 euro e Carpi 1.290 euro. Savignano, con appena 9.172 abitanti, è un’eccezione rispetto a questi ultimi Comuni molto più popolosi.

 

Apparecchi per mille abitanti comuni dell’Emilia Romagna

 

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“Din-din-din”. Quando vince sono le 12.07, e lui in effetti controlla l’orologio. Ventisette monete - non una grossa vincita, ma abbastanza per far scattare un piccolo segnale di vittoria, la mano destra che si stacca dal tasto “start” e diventa un pugno leggermente agitato in aria - che scendono dal bocchettone di “Las Vegas gold”. E ci rientrano subito, perché il punto è proprio quello: quel che si vince si rigioca, perché magari si può vincere ancora. Paolo ha sessant’anni e la giacca ancora addosso: nella sala slot di via Claudia non fa freddo e lui è nella sala fumatori da un paio d’ore, ma preferisce non spogliarsi.

 

Siamo nella frazione Formica di Savignano sul Panaro, il Comune modenese che, secondo il rapporto “SlotInvaders 2017”, spende di più nel gioco d’azzardo: nel 2016 i 9mila172 residenti hanno giocato poco più di duemila euro a testa (2017,4) in slot machine e videolottery, staccando nettamente Formigine (1712 euro) e Sassuolo (1659), seconda e terza in classifica. Ovviamente si tratta di dati medi, il che significa che ci sono tanti cittadini che non giocano e alcuni che in un anno spendono molto più di quei duemila euro. Sicuramente spende di più il signor Paolo, che tra un “clic” e l’altro - la mano destra non si stacca mai dal tasto - spiega di passare solo ogni tanto, «una o due volte alla settimana».

 

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per giocate pro capite

 

La sala slot, aperta 24 ore su 24, ospita 17 macchinette, di cui 13 nella sala fumatori e le altre quattro nella sala d’ingresso, quella riservata ai non fumatori. I giochi - ogni macchina offre la scelta tra una decina di opzioni - hanno nomi che potrebbero andar bene per una serie tv: c’è “White knight”, ma anche “River queen”, “Luck of the Irish”, e “Ocean tale”. Poi ci sono anche i nomi più espliciti - “5000 roulette” e “Powers stars” - ma anche i giochi a tema animali, come il simpatico “Artie armadillo”. Paolo sembra avere una preferenza netta per “Las Vegas gold”: ogni tanto si sposta e fa una giocata alle altre macchinette, ma poi torna lì. Dall’interno è difficile capire che ora sia: i vetri sono in buona parte oscurati e tutto è dominato da una luce artificiale resa rossastra dal fatto che le lampade sono vicinissime alla parete rossa. Nessuna musica, a parte i suoni delle macchinette e quelli delle monete che vengono giù quando si vince, anche perché è meglio non distrarre i giocatori con qualcosa che non sia strettamente emesso dalle macchinette.

 

Classifica delle province dell’Emilia Romagna
per giocate pro capite

 

Per trovare un’altra possibilità di gioco bisogna spostarsi di mezzo chilometro, sempre nella frazione di Formica, nel bowling riconvertito in sala vlt: anche lui aperto 24 ore su 24, e diviso in una zona dedicata a bowling e videogames e una, vietata ai minori di 18 anni, che ospita 25 macchinette. Anche qui l’unica luce è quella artificiale e l’unico suono è quello delle macchine. Ma in più, rispetto all’altra sala, c’è un servizio: un buffet (gratuito) costantemente rifornito, in modo che i giocatori possano fermarsi anche a pranzo o a cena. Del resto, per giocare non è strettamente necessario andare nella sala vlt: basta entrare nella pasticceria siciliana - aperta dalle 5 alle 23 - che oltre alle leccornie della Trinacria offre quattro macchinette. Entrando non si vedono, ma i clienti sanno benissimo dove sono. Del resto, il bar dall’altra parte della via Claudia, al momento di pagare il caffè, ti propone un bel gratta e vinci, trasformando il conto da 1 a 11 euro. Alle 13.27 Paolo è ancora nella “sua” sala slot, ma il silenzio della stanza è interrotto dal telefono che squilla: “Sì, dieci minuti e arrivo a pranzo”.

 

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Gratta e vinci, lotterie, superenalotto, scommesse sportive, lotto, macchinette, gioco online, ippica, bingo: nel 2016 gli italiani hanno speso 95 miliardi nel gioco, oltre la metà solo in slot machine e videolottery. Pari a più di due manovre finanziarie. La Lombardia è la regione che spende di più, seguita da Lazio e Veneto. L'Abruzzo è la regione con la maggiore densità di apparecchi. Prato è la provincia italiana con la giocata pro capite più alta. Tutti i dati nell'inchiesta del Gruppo Gedi

 

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per apparecchi per mille abitanti

 

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"Per giocare ho rubato anche a mio figlio"

 

 

L’intervista anonima ad un giocatore che si trova in cura presso la comunità di Festà di Marano, dove l'associazione Centro sociale Papa Giovanni XXIII cura la dipendenza dal gioco d'azzardo.

 

Quanti anni hai?
“Diciamo che sto andando verso i 50”.

 

Che lavoro svolgi?
“Sono dipendente di un’azienda”. 

 

Quanti anni avevi la prima volta che hai giocato? Perché hai iniziato?
“La prima volta che ho giocato d’azzardo è stata una trentina di anni fa con gli amici con il Totocalcio, poi il Lotto e qualche altro gioco ma senza mai avere problemi. Era un gioco saltuario e divertente. Poi circa sette-otto anni fa ho iniziato a giocare alle slot e dopo alle videolottery e lì un po’ alla volta sono nati i problemi. Negli ultimi due anni ho perso completamente il controllo e non riuscivo a non giocare. Ho iniziato un po’ per noia e un po’ per provare. Ci passavo il tempo e mi permetteva di staccare dal resto. Poi è diventata una necessità per isolarmi dal contesto e dai problemi, senza pensare che i problemi me li accentuava e basta”.

 

Facendo una stima, quanti soldi hai giocato nella tua vita?
“Nella vita non lo so. Inizialmente non spendevo molto. Negli ultimi anni invece ho speso tutto il mio stipendio e i soldi che avevo da parte, più o meno 50-60mila euro”.

 

Quante ore dedicavi al gioco durante la giornata?
“Ogni momento libero dal lavoro era dedicato al gioco. Spesso uscivo dal lavoro con la scusa di fare alcune commissioni e andavo a giocare. Alla sera fingevo di uscire con amici e andavo a giocare. Durante la pausa pranzo andavo a giocare. Rientravo a casa tardi dal lavoro dicendo che avevo dovuto fare straordinari ma in realtà ero andato a giocare. Non so dire quante ore dedicavo al gioco, so solo che era la mia priorità quando mi svegliavo al mattino e il mio ultimo pensiero prima di addormentarmi”.

 

Quali erano i tuoi rapporti in quel periodo con la tua famiglia?
“Erano pessimi. Litigi, nervosismo, scatti d’ira improvvisi, segreti e menzogne. Questo ha avvelenato il mio rapporto con mia moglie e i miei figli e più mi rendevo conto di quanto mi facessi schifo per come mi stavo comportando, più ero spinto a giocare per dimenticare e nella speranza di fare qualche grande vincita che mi avrebbe poi sistemato e permesso di fermarmi. Ma anche in quel caso mentivo a me stesso”.

 

Si erano accorti che giocavi? Hai mai mentito loro per il gioco?
“Si sono accorti solo molto tardi del mio gioco patologico, perché ero diventato bravissimo a mentire e a trovare ogni tipo di scusa. Essendo sempre stato una persona onesta, inizialmente nessuno credeva che fossi diventato così falso. Poi si sono dovuti ricredere…”

 

Al lavoro avevi problemi a causa della tua dipendenza?
“Molti problemi perché cercavo sempre scuse per uscire e ad un certo punto hanno capito che qualcosa non andava. Inoltre chiedevo sempre anticipi sullo stipendio o parte del TFR con scuse che nel tempo non hanno più retto. Ho continuato a lavorare perché mi serviva per guadagnare e giocare, ma la mia qualità di lavoro e la mia attenzione per ciò che facevo erano completamente andate”.

 

Quando hai capito che avevi una dipendenza?
“Dopo aver rubato dei risparmi di mio figlio per giocare e avere perso per l’ennesima volta, ho capito che così non potevo continuare. Ho provato seriamente a smettere ma mi sono reso conto che non riuscivo a stare più di un paio di giorni senza giocare. Credevo di potercela fare da solo ma dopo pochissimi giorni mi dovevo ricredere”. 

 

Hai provato da solo a smettere, senza l'aiuto di professionisti?
“Sì, pensavo di riuscirci perché mi sono sempre considerato una persona decisa e autonoma. Ma in realtà ho capito che forse su altre cose era così ma il gioco d’azzardo era più forte di me”.

 

Ti sei rivolto a dei professionisti grazie all'intermediazione di un tuo familiare o amico?
“Cercando su internet ho capito che mi sarei dovuto rivolgere al Sert, ma non volevo andarci per paura di incontrare tossicodipendenti e perché temevo per la mia privacy. Ho telefonato varie volte a numeri di auto aiuto ma senza mai presentarmi. Poi un giorno, con mia moglie, ho avuto la forza di prendere appuntamento al Sert. Sono stati molto attenti e rispettosi per la mia privacy e ho capito che avrei dovuto farlo tanto tempo prima”.

 

Cosa vorresti dire alle persone che, non conoscendo la ludopatia, la sottovalutano o non la ritengono una vera e propria dipendenza?
“Che probabilmente per molte persone che giocano saltuariamente piccole cifre non è un problema. Ma che per tante altre, e ne ho conosciute parecchie, lo è eccome. In fondo non è difficile capire quando il gioco sta prendendo la mano; basta farsi un paio di domande: hai giocato più denaro di quanto inizialmente avevi pensato di giocare? Dedichi al gioco più tempo di quanto inizialmente avevi pensato di passare a giocare? Se la risposta è sì forse è il caso di non sottovalutarlo. E magari di fare qualche analisi più seria o tramite dei test sul gioco patologico che si trovano sulla rete o meglio: chiedendo aiuto a qualcuno”. 

 

Ritieni che leggi differenti avrebbero impedito che tu giocassi d'azzardo o lo avresti fatto comunque?
“Di certo che non ci fosse stato tutto questo proliferare di giochi, macchinette, pubblicità, ecc. sarei stato molto meno a rischio. E probabilmente non avrei neppure iniziato a giocare alle slot perché quando erano solo nei casinò non c’ero mai andato. Però non possono essere le leggi a impedirmi di giocare, devo essere io a non volerlo fare più. Oggi è possibile giocare alle slot o ai gratta e vinci persino dal cellulare, di conseguenza non posso aspettare che sia una legge a vietarlo, devo trovare la forza di farlo da solo”. 

 

"Così curiamo la dipendenza dal gioco"

 

Le parole di Matteo Iori, presidente dell'associazione Centro sociale Papa Giovanni XXIII, che si occupa del recupero delle persone dipendenti dal gioco nella comunità di Festà.

 

Matteo Iori, presidente della...
Matteo Iori, presidente della associazione Papa Giovanni XIII

 

Quante persone lavorano nella struttura di Festà?
“Nella comunità di Festà lavorano sei persone: un’Assistente Sociale che è anche la coordinatrice della Comunità, uno psicologo, due educatrici professionali, una psicoterapeuta che segue i pazienti a livello individuale, un addetto ai trasporti e alle manutenzioni. Oltre a loro ci sono altre persone che ruotano intorno alla Comunità (figure amministrative, consulente per problemi finanziari e di sovraindebitamento, volontari, tirocinanti)”.

 

Quanti pazienti sono in cura al momento?
“La struttura di Festà è accreditata per 15 persone ma abbiamo scelto di accoglierne al massimo una decina contemporaneamente.  Tutti sono residenti e per tutto il programma terapeutico (che varia da un minimo di due settimane a un massimo di tre mesi) vivono in comunità e non si possono allontanare senza permesso o senza essere accompagnati”.

 

Quante di queste, nello specifico, hanno avuto una dipendenza da macchinette slot machine, presenti in bar o tabaccherie?
“Quasi sempre le persone che abbiamo accolto in questi anni hanno avuto problemi di dipendenza da slot machine o da videolottery, anche se non mancano coloro che hanno chiesto aiuto per Gratta e Vinci o Lotto; però ultimamente stiamo notando l’aumento di persone che si rivolgono a noi per problemi legati alle scommesse sportive”.

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Di solito sono loro in prima persona a rivolgersi a voi o sono le famiglie che in un primo momento vi contattano?
“Molto spesso sono le famiglie a contattarci per prime e vorrebbero che in qualche modo il giocatore fosse obbligato ad entrare. Purtroppo spieghiamo loro che se non c’è una reale motivazione a smettere il percorso non serve a nulla e di conseguenza non si accettano percorsi “coatti” (e neppure persone agli arresti domiciliari). L’ingresso dev’essere una libera scelta della persona, che dev’essere consapevole di avere un problema. Quando matura l’idea di farsi aiutare noi proponiamo alle persone di rivolgersi ai Servizi Pubblici della AUSL (Sert) che valuteranno l’eventuale invio alla nostra struttura e si faranno carico della retta per la cura e la permanenza (che è gratuita per il giocatore e la famiglia)”.

 

Esiste un profilo tipico del giocatore oppure non ci sono differenze tra genere, età o ceto sociale?
“Diciamo che abbiamo avuto persone di ogni genere: dal medico, al professionista, alle forze dell’ordine, all’operaio, al disoccupato; abbiamo accolto in comunità dai ventenni ai settantenni e sia uomini che donne. Ma se dovessimo tracciare un profilo tipico direi che il giocatore medio che si rivolge a noi è: uomo, ha dai 35 ai 55 anni, è di ceto sociale medio, ha un titolo di studio medio-basso, è sposato e ha figli.

 

La dipendenza da gioco d'azzardo è di norma connessa ad altre dipendenze?
“Rispetto alle persone che accogliamo molto spesso la dipendenza da gioco è connessa con la dipendenza da tabacco, ma altri tipi di dipendenza sono piuttosto rare; un po’ più frequente quella da alcol, molto rara la dipendenza da droghe pesanti”.

 

Come si svolge la giornata tipo dei pazienti? Quali attività svolgono?
“La giornata inizia piuttosto presto con la sveglia comune e la colazione. La mattinata si passa in varie attività: sono legate alla cura del proprio corpo, di cui i giocatori devono riappropriarsi; alla cura dei propri spazi, che in qualche modo rispecchiano l’equilibrio interiore; alla cura del proprio spirito, tramite colloqui individuali e attività di arte terapia; alla cura delle relazioni, tramite attività di gruppo, passeggiate, gite. Il pranzo e la cena sono momenti particolarmente importanti per il recupero delle relazioni, dello stare bene insieme e di una collaborazione reciproca anche attraverso la preparazione dei pasti. Tutti i pomeriggi ci sono attività terapeutiche di gruppo attraverso varie modalità e strumenti specifici. Alla sera c’è spazio per la televisione, i giochi di società, la lettura, e la cura di altre passioni o hobby personali”.  

 

Quanto dura in media il percorso di riabilitazione di un giocatore?
“Dura da un minimo di due settimane a un massimo di tre mesi, che possono essere ripetuti in certe situazioni particolari e su richiesta del giocatore e del servizio. Mediamente le persone stanno in comunità per un periodo di due-tre mesi”.

 

Che cosa lo Stato e le istituzioni potrebbero fare per combattere ulteriormente il gioco d'azzardo, specie quello delle macchinette slot?
“Lo Stato potrebbe vietare tutte le pubblicità sui giochi d’azzardo, attivare programmi di prevenzione per le popolazioni a rischio, vietare che nei luoghi di gioco si invogli il giocatore tramite l’esposizione di cartelli con le vincite fatte, visto che non ci sono i cartelli con le perdite subite, imporre che le slot machine e le vlt abbiano software meno rischiosi allungando la durata delle partite, diminuendo la puntata necessaria, obbligando a soste forzate periodiche tramite pause delle macchine, mostrando orologi e messaggi di prevenzione periodici. E potrebbe fare tanto altro, se non si concentrasse troppo sull’entrata erariale data dai giochi d’azzardo”.

 

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L’ultima novità è arrivata mercoledì 13 dicembre, quando la giunta di Modena ha approvato la delibera che, adeguandosi al Testo unico per la promozione della legalità, ha imposto lo stop a tutte le attività che si trovano entro una distanza di 500 metri dai luoghi sensibili, con l’obiettivo di “svuotare” la città da sale slot e macchinette. Ma Andrea Bosi, assessore alla Legalità del Comune di Modena nominato dal sindaco Muzzarelli in quota Mdp-Liberi e Uguali, aveva già iniziato otto mesi prima, con l’ordinanza anti-slot, la sua battaglia contro il gioco d’azzardo.

 

L'assessore alla Legalità di Modena,...
L'assessore alla Legalità di Modena, Andrea Bosi

 

Assessore, partiamo dall’ordinanza di inizio aprile: cosa prevede?
«L’ordinanza limita a otto ore al giorno l’orario di funzionamento di slot machine, videopoker e tutte le altre macchinette per il gioco d’azzardo, dalle slot alle vlt, collocate nelle sale da gioco e nei locali di Modena. Di fatto, si può giocare solo dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 22, festivi compresi, mentre per il resto della giornata le macchine devono rimanere spente. Allo stesso tempo, i titolari delle sale da gioco e degli esercizi che ospitano le macchinette devono esporre un cartello che indica chiaramente gli orari in cui si può giocare».

 

A otto mesi di distanza è già possibile fare un bilancio?
«Per ora le cose stanno andando bene: le regole sono state rispettate da gran parte dei locali, mentre chi non lo ha fatto è stato sanzionato. Al momento abbiamo recuperato quasi 10mila euro dalle sanzioni, che vanno da 75 a 450 euro per chi non rispetta gli orari, mentre chi non espone i cartelli con l’avviso può ricevere sanzioni che vanno da 50 a 300 euro. Questo per chi viene sorpreso per la prima volta, mentre per i recidivi sono previste sanzioni più pesanti».

 

Quali sono i motivi che vi hanno spinto a limitare gli orari di gioco?
«Si tratta di una battaglia di civiltà, perché l’azzardo crea problemi enormi, con costi sociali elevatissimi per la collettività. Il bilancio dei primi mesi di applicazione dell'ordinanza è quindi positivo: ora invitiamo anche i cittadini a segnalare il mancato rispetto delle regole, facendo notare prima ai gestori stessi che violando le norme possono andare incontro a sanzioni pesanti, e in secondo luogo contattando direttamente la polizia municipale. Allo stesso tempo, lavoriamo anche sulla prevenzione, con il marchio “Slot free”, un progetto che premia tutti gli esercizi che rinunciano alle slot».  

 

Passiamo alle ultime novità: cosa prevede la delibera approvata in giunta mercoledì scorso?
«La delibera prevede il divieto di aprire sale da gioco o di esercitare il gioco d’azzardo se l'attività si trova entro 500 metri di distanza dai luoghi sensibili, come scuole, parrocchie, sedi universitarie, centri aggregativi giovanili e residenze per anziani. Ma le regole hanno anche un effetto retroattivo: le case da gioco già aperte che si trovano entro 500 metri dai luoghi sensibili hanno sei mesi di tempo per chiudere, che diventa un anno se queste attività hanno un progetto per trasferirsi fuori dalla zona “off limits”. Per quanto riguarda gli altri esercizi che ospitano macchinette - e che si trovano sempre nel raggio di 500 metri dai luoghi sensibili - la delibera prevede l’obbligo di non rinnovare la concessione alla scadenza».

 

Tra i casi anomali modenesi, a proposito di gioco, ci sono tante polisportive che hanno installato le macchinette, mentre nel caso della Corassori di via Newton c’è addirittura una sala bingo nella struttura che ospita la polivalente.
«Da questo punto di vista le cose vanno meglio, perché nell’ultimo anno diverse polisportive, a partire dalla Gino Pini, hanno deciso di liberarsi di slot e vlt, perché le macchinette creavano ambienti mal frequentati e poco sereni. Per quanto riguarda la Corassori, anche lei si dovrà adeguare alle novità previste dalla delibera, e dunque la sala bingo avrà sei mesi per chiudere o un anno per trasferirsi».  

I LUOGHI SENSIBILI DELLA CITTÀ

Sono 416 a Modena i luoghi cosiddetti “sensibili” per il gioco d’azzardo: scuole, luoghi di aggregazione giovanile, impianti sportivi, residenze sanitarie e luoghi di culto vicino ai quali non possono più funzionare sale gioco, sale scommesse e pubblici esercizi con slot e macchinette.

Il censimento risulta dalla mappatura appena terminata, e approvata dalla Giunta, realizzata dagli Uffici comunali in applicazione della legge regionale per il contrasto e la prevenzione delle azzardopatie che vieta il gioco d’azzardo nei locali che si trovino a meno di cinquecento metri, calcolati secondo il percorso pedonale più breve, da luoghi sensibili che sono: gli istituti scolastici di ogni ordine e grado (dalla scuola d’infanzia alle scuole superiori e di formazione professionale), che a Modena sono 128; le sedi universitarie (29 in tutto); gli impianti sportivi (72); le strutture residenziali o semiresidenziali di ambito sanitario o sociosanitario (91); i luoghi di aggregazione giovanile e gli oratori, cioè i luoghi che offrono in modo strutturato e permanente attività per minori e adolescenti, che sono 24; i luoghi di culto formalizzati e riconosciuti ufficialmente (72).

Come sottolinea l’assessore con delega alle Politiche per la legalità Andrea Bosi, “Con la mappatura dei luoghi sensibili facciamo un passo ulteriore nella tutela delle persone più fragili. Nei primi mesi del 2018 procederemo con la seconda fase: la mappatura degli esercizi per il gioco d’azzardo per verificare quanti e quali si trovano al di sotto della distanza limite e che saranno quindi obbligati a dismettere le macchinette o a trasferirsi”.

La delibera della Giunta regionale approvata lo scorso giugno prevede infatti che sulla base della mappatura, l’Amministrazione comunichi ai titolari di attività commerciali che detengono apparecchi per il gioco d’azzardo, e che si trovano al di sotto della distanza minima dei 500 metri, il divieto di aprire nuovi esercizi, di rinnovare le concessioni in essere o di sublocare i contratti, oltre all’obbligo di indicare sugli apparecchi la data di scadenza dei contratti. Il Comune dovrà inoltre comunicare alle sale gioco e alle sale scommesse un provvedimento di chiusura entro il termine dei sei mesi. Termine che sarà prorogato di altri sei mesi se i titolari dimostreranno la volontà di delocalizzare l’attività.

Nel programma per combattere la dipendenza dal gioco d’azzardo, il Comune di Modena ha già approvato un’ordinanza, entrata in vigore il 3 aprile scorso che limita gli orari di funzionamento degli apparecchi per il gioco d’azzardo riducendoli a otto ore giornaliere. Da allora la Polizia Municipale ha effettuato numerosi controlli che hanno portato a circa 90 sanzioni per un totale di 10 mila euro, che saranno reimpiegati in attività per la prevenzione del gioco d’azzardo e la promozione di un gioco sano. E sono anche diverse le attività di sensibilizzazione come la promozione del marchio Slot free, promosso dalla Regione Emilia Romagna e che consiste in una vetrofania che segnala i locali che non hanno mai installato o hanno dismesso le slot machine, e le attività di educazione e formazione che l’Ufficio per le politiche della sicurezza effettua nelle scuole modenesi.

 

 

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