Quotidiani locali

Rifugiati: «Non si può mangiare con 10 euro per una settimana»

Dovrebbero avere 160 euro al mese, i pagamenti tardano di molti mesi e devono vivere col minicontributo di Caleidos

«Come si fa a mangiare degnamente con dieci euro per un’intera settimana?» È la domanda di un richiedente asilo. Come tanti, è seguito dalla cooperativa Caleidos. Avrebbe diritto ad avere di più; tuttavia, le risorse non arrivano puntualmente. Un intoppo della burocrazia che nel quotidiano si traduce in un suono: “tump”. È il rumore che hanno iniziato a fare alle porte dei modenesi. «Abbiamo ricevuto l’ennesimo messaggio di richiedenti asilo che conosciamo, che ci chiedono cibo perché hanno fame», garantiscono Manuela e Grazia.

Le due cittadine hanno deciso di dar loro una mano perché «è un grido di giustizia che non possiamo non ascoltare». Va avanti così «da mesi e mesi», spiegano Manuela e Grazia, ripercorrendo il funzionamento del sistema: «Teoricamente le cooperative che gestiscono gli appalti della Prefettura dovrebbero erogare ogni mese a ogni ragazzo ospitato 75 euro come pocket money e 160 euro come vitto (food money)». Spesso però tra risorse e destinatari si frappone l’ostacolo dei ritardi, legato da una lunga catena che da Modena conduce a Roma.

«A esempio in un appartamento a Formigine il pocket money di luglio e il food money di aprile sono stati erogati a settembre - aggiungono le cittadine - e a Polinago adesso si trovano senza cibo in casa. Nei periodi in cui non eroga né il pocket money né il food money, la Caleidos dà ai ragazzi un budget di dieci euro alla settimana per la spesa». «È la base settimanale, poi ai ragazzi andiamo pure a fare la spesa noi», garantisce Giorgio Dell’Amico, coordinatore del progetto Mare Nostrum per la cooperativa sociale. A lui il compito di stilare un bilancio: «Come pocket money siamo in pari, mentre i ragazzi per il food diamo un contributo di dieci euro a settimana. Stiamo cercando di recuperare il ritardo, siamo fuori con il contributo per il vitto (food money) di quattro mesi». Dell’Amico ribadisce che il problema non è affatto nuovo. «Lo scorso anno siamo stati quasi nove mesi senza contributi - ricorda il coordinatore - e ogni mese c’era un ritardo di circa un milione di euro. Di conseguenza, siamo stati fuori di quasi 7-8 milioni di euro. Abbiamo trovato accordi con le banche». A dicembre, sottolinea Dell’Amico, «riusciremo a dare i pocket, mentre a gennaio credo che daremo almeno un mese di arretrato per il food. Lo scorso mese abbiamo dato 3-4 mensilità di pocket money. Anche quando i ragazzi terminano i progetti, diamo loro tutti i contributi spettanti in arretrato». «Noi chiediamo che ci venga detto con esattezza ogni volta che arrivano i fondi dalla Prefettura e dal governo - domandando i richiedenti asilo - perché è una questione di rispetto verso di noi e verso gli italiani. I soldi per il pocket money e il food money vengono dalle loro tasse e anche loro hanno diritto di sapere come finiscono i soldi delle loro tasse».

Nell’immediato,
resta comunque il paracadute dei dieci euro a settimana, «per acquistare pollo, riso e altri generi alimentari economici, tutto con fatture», ribadisce Dell’Amico. Gli aiuti da parte dei cittadini sono per il coordinatore ben accetti: «Se qualcuno vuol dare le cose gratis lo può fare».

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