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Secchia e Panaro: Le casse d’espansione modenesi e l’incognita dei collaudi

Sul Secchia e sul Panaro entrambe le opere sono ancora avvolte da criticità sulla loro piena funzionalità. Per i lavori di ingrandimento servono anni

MODENA Durante le piene, le casse di espansione del Secchia e del Panaro diventano le osservate speciali sia dagli enti pubblici che dai cittadini. Costruite dalla metà anni '70 e nei primi anni '80, e fra le prime opere di ingegneria idraulica di questo tipo realizzare in Italia per contenere le piene dei fiumi, le casse di espansione presentano una storia travagliata alle spalle fatta di varianti in corso d'opera, lungaggini amministrative, sprechi di denaro pubblico. A quasi 40 anni dalla loro realizzazione, e come la Gazzetta di Modena ha documentato a più riprese in questi anni, le due casse di espansione sono ancora avvolte da diverse criticità, una fra tutte la piena funzionalità: su entrambe le opere pende infatti l'incognita del collaudo finale. In questo servizio viene ripercorsa brevemente la loro storia.

Casse sul Panaro. La cassa di espansione del Panaro situata tra San Cesario e Modena è un sistema enorme che serve a ridurre le portate di piena del Panaro. Per la cassa di espansione del Panaro sono stati finora spesi — rivalutati ai valori attuali — 31 milioni di euro. Tutto inizia nel 1974 con l'approvazione del progetto e lo stanziamento di 3 miliardi e 600 milioni di lire. Dopo 10 anni, nel 1985, il manufatto regolatore/diga viene consegnato. La cassa sarebbe pronta, ma serve il collaudo. Per legge, a conclusione di un opera, ditta costruttrice ed ente commissionante, depositano il progetto e procedono con il collaudo tecnico-amministrativo, insieme al collaudo funzionale. Poi arriva una variante per ingrandire la cassa nel 1984, e poi nuovi lavori nel 2012. L’opera, la più grande di questo tipo in Italia, progettata a partire dal 1974, ha una capacità volumetrica di 30 milioni di metri cubi d’acqua per tempi di ritorno di 100 anni. Per ridurre la piena entra in gioco il manufatto, che come un imbuto trattiene l'acqua in eccesso, riempie le casse e fa uscire una parte ridotta attraverso 9 scarichi nel fiume. Nel 2012, Aipo installa le paratoie per regolare le piene. Durante la piena del 2014, il nostro giornale documenta inoltre un'infiltrazione d'acqua nella diga.

Casse sul Secchia. La cassa di espansione del Secchia viene consegnata negli anni ’80, e il suo funzionamento si basa sulle luci di scarico libere, cioè senza paratoie. La diga del Secchia infatti, secondo le carte di progetto, dovrebbe invasare all'interno della cassa di espansione fra Campogalliano e Rubiera un quantitativo di ben 16 milioni di metri cubi d'acqua, e controllare il flusso della piena e tenere bassi i livelli lungo il corso del fiume a valle, cioè Ponte Alto, San Matteo, Bastiglia, Sorbara per arrivare fino al Po. L'importo stanziato per la sua costruzione nel 1974 è di 296 milioni di lire (oggi 4 milioni di euro) progettata per per tempi di ritorno di 20 anni. A seguito della rotta alluvionale del 2014, nel 2015 la Regione Emilia-Romagna con l’ordinanza 7 del 16/06/2015 stanzia 20 milioni di euro destinati al potenziamento della cassa di espansione del Secchia. Lavori di ingrandimento che sono però legati a doppio filo al piano delle attività estrattive per 3 milioni di metri cubi in una zona adiacente ai laghi Curiel. Zona che rientra sotto l'amministrazione del Comune di Rubiera. Il manufatto regolatore/diga del Secchia, presenta un'infiltrazione il 19 gennaio 2014, che si ripresenta

in occasione della piena del 29 febbraio 2016, con un’intensità maggiore e che la Gazzetta di Modena documenta in esclusiva. Il punto critico rimane per entrambe le casse di espansione il collaudo finale, che attesterebbe la completa funzionalità delle due opere idrauliche.
 

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