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il resoconto di aipo 

«Un nuovo record per il Secchia»

Galvani: «Mai così alto: a Ponte Alto 20 centimetri dall’argine»

Dopo la piena storica del Secchia, che in località Ponte Alto a Modena ha toccato la quota idrometrica «record» di 10 metri e 63 centimetri, dalla sede Aipo di Modena tracciano un bilancio della gestione dell’emergenza.

A spiegare l’evoluzione e le criticità che dal tardo pomeriggio di lunedì fino a martedì sera hanno interessato i fiumi modenesi è Ivano Galvani, ingegnere e dirigente Aipo Emilia Orientale, coordinatore delle attività di competenza del Secchia e del Panaro.

In che situazione si presentavano il Secchia e il Panaro?

«Avevamo la massima attenzione sul Secchia perchè i dati che ci erano stati comunicati anche dalla Regione Emilia-Romagna erano molto critici, e sono stati raggiunti valori di quota superiori a Ponte Alto, dove è stato superato il punto idrometrico massimo rispetto al 2009, che fino a quel momento era stato il più elevato con 10.27 metri. Con la piena del 12 dicembre si è toccato il «record» idrometrico di 10 metri e 63 centimetri. Per quanto riguarda il Panaro, il volume di piena era importante ma comunque gestibile».

Come si sono innescate le piene?

«È stato un mix di fattori metereologici e climatici quello che ha dato vita alle piene del Secchia e del Panato. Le nevicate della settimana scorsa in appennino, seguite poi dalla pioggia e da un aumento della temperatura ha determinato un’evoluzione rapida della piena. Oggi le piene si innescano in modo molto veloce e si esauriscono in breve tempo».

Quali sono stati i punti critici sotto la vostra osservazione?

«Tutte le gestioni delle emergenze le affrontiamo in squadra con la Protezione civile, con la Regione, con i Comuni interessati dai corsi d’acqua insieme ai volontari. Eravamo già in allerta dalla sera di lunedì, dove a Marzaglia c’è il Centro unificato. Abbiamo aumentato l’attenzione sul tratto modenese del Secchia che va dall’uscita della cassa di espansione a Campogalliano fino alla zona di Bastiglia e Bomporto: è in questo tratto che abbiamo prestato maggiore attenzione. Per il Panaro i dati erano importanti ma sotto controllo, e le previsioni non raggiungevano valori critici, ma comunque abbiamo tenuto monitorata la situazione. Ogni volta che abbiamo delle segnalazioni andiamo a controllare zone di fontanazzi e infiltrazioni».

Quali precauzioni e interventi sono stati fatti sul Secchia?

«Gli argini del Secchia sono stati i sorvegliati speciali. Avevamo franchi limitati a seguito dei valori alti della piena: in certi punti come in località Ponte Alto l’acqua scorreva a 20-30 centimetri dal limite dell’argine. In questi casi eravamo pronti a intervenire con arginelli in terra o sacchettature per aumentare il franco di altezza dell’argine. Anche le quote verso valle sono state critiche».

Situazione casse di espansione e aree golenali?

«Per quanto riguarda l’area golenale del Secchia nella zona dei laghetti Curiel di Campogalliano sappiamo che sono aree che vengono interessate dalla piena e di conseguenza abbiamo fatto evacuare le persone. Dai primi dati in possesso, la portata in uscita dalla cassa di espansione
del Secchia è stata sui 600-650 metri cubi al secondo, mentre dalla cassa del Panaro la portata era di 300 metri al cubi secondo. Per i lavori di ingrandimento della cassa di espansione del Secchia contiamo di partire con i primi lavori nel 2019».

Marco Amendola

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