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Le parole, queste sconosciute Impararle ci aprirà gli occhi

Le parole, queste sconosciute Impararle ci aprirà gli occhi

Pochi vocaboli nel proprio repertorio, l’ignoranza di molti significati plurimi Un libro e un’esperienza a scuola ci spiegano il rischio frequente e come evitarlo

MODENA. «Chi conosce poche parole è come se vedesse male. Se voi non conoscete la parola giraffa e io dico giraffa voi non vedete nulla» dice un insegnante ai suoi studenti nel nuovo romanzo di Massimo de Nardo (RRose Sélavy editore) indicato a partire dai 9 anni ma gran bella lettura per tutti quelli che amano sentir rimbalzare la vibrazione che fanno le parole e sentire il friccicore delle sinapsi che si attivano. “Se dici parole - 16 parole”, si intitola. Bello il … gioco di parole, no?

Il libro prende spunto proprio dalle parole con due (o più) significati ed è un bel viaggio, leggero e sostanzioso, un po’ come Italo Calvino amava fossero le storie, tra etimologia e ricordi, tra emozioni ed esempi pratici. Un romanzo sorridente, una storia che si fa leggere con grazia e diletto. Perché è bravo eh Massimo de Nardo, che ama camminare sul filo della ragione e provare a far dondolare il filo, restando in equilibrio, con guizzi di poesia.

Non conoscere le parole, non conoscere bene il significato delle parole, oggi sembra essere vizio diffuso. Analfabetismo funzionale, lo chiamano. E’ che forse abituati alla fretta molte parole si ascoltano con distrazione, si ripetono per abitudine, creando telefoni senza fili di significati che si allontanano dal significato originale.

Al solito i bambini e i ragazzi sono grandi maestri, il loro sguardo diretto e pulito (almeno fino a una certa età) non ci casca. Non a caso ogni tanto si condividono sui social le risposte apparentemente assurde, surreali, di quella logica perfetta e intoccabile di cui sono fatti anche i sogni, date dai ragazzini nei test e nei compiti in classe (o nelle giustificazioni).

In questi giorni in una classe del modenese si è discusso di tolleranza. L’argomento, di grande attualità, (che desta anche qualche giustificato timore, osservando la cronaca), è diventato poi un compito in classe, un tema. La domanda non era certo da pizza e fichi: “Si può essere tolleranti verso gli intolleranti?”. Una ragazzina ha risposto “beh, dipende, se sono intolleranti al lattosio si può anche fare, mica è colpa loro”. Al di là del sorriso che nasce spontaneo (genio! Scriverebbero in molti come commento sui social) c’è una verità profonda e un modo molto saggio di considerare le situazioni, che hanno i ragazzini e che viene dimostrato da questa risposta. Fermarsi a osservare la situazione particolare, senza generalizzare, è una qualità e una buona pratica che molti adulti hanno perso e che i bambini disimparano e perdono a causa degli adulti. Diventa così anche sempre più difficile lavorare sull’inclusione senza doversi di fatto riferire a regole rigide che, inevitabilmente, tendono a diventare esclusive e quindi a contraddire il principio da cui nascono. Includere, escludere. Potenza dei prefissi e delle parole derivate, il mondo allo specchio cambiando semplicemente una lettera. Lo sanno bene gli insegnanti e i formatori (e anche molti genitori), che si trovano a gestire (o a non saper gestire) atteggiamenti di ostilità e prepotenza che in un attimo si trasformano in intolleranza. E violenza.

“Non vedere nulla” per tornare alla citazione iniziale, è pericoloso quanto “vedere male”. Che poi è un po’ quello che accade nella quotidianità. Vedere male è pensare in piccolo, non cercare strumenti di dialogo, con cogliere i suggerimenti di chi vediamo diverso da noi e che può invece essere davvero il Paolo Rossi che dal nulla appare, tocca e fa goal (sì ok Mondiali 1982). E’ davvero controproducente. Certo, non vale mica sempre. La legge dovrebbe venirci

in aiuto, su questo confine. In ogni caso, e fuori tema, giovedì si festeggia il solstizio d’inverno. Deriva dal latino solstitium, composto da sol-(sole) e -sistere (fermarsi). E’ il giorno in cui il sole si ferma. Poi, speriamo che torni davvero la luce.


 

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