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 Se l’horror si colora di tonalità scanzonate: la sfida di Cavazzuti

Se l’horror si colora di tonalità scanzonate: la sfida di Cavazzuti

Un giallo, anzi forse più un horror, una storia che racconta di un omicidio, ma che riesce a far ridere…e tanto. Eppure ci sono tutti gli elementi per far paura: un cimitero, un assassino, una...

Un giallo, anzi forse più un horror, una storia che racconta di un omicidio, ma che riesce a far ridere…e tanto. Eppure ci sono tutti gli elementi per far paura: un cimitero, un assassino, una ragazza indifesa ed alcuni inquietanti personaggi, tutti a Lotta di Fanano, piccolo borgo dell’Appennino Modenese in cui è ambientata la vicenda. Stiamo parlando dell’ultimo romanzo di Fabrizio Cavazzuti dal titolo “È così difficile morire?” (Ed. Artestampa, p. 256, euro 16). Per capire come è nato questo romanzo abbiamo parlato direttamente con l’autore.

Innanzitutto, come è nata l’idea di raccontare una vicenda legata ad un crimine violento con una vena assolutamente divertente e dissacrante?

«L'idea è nata in modo casuale. Mi trovavo in un momento di stasi, quando si è appena finito un romanzo e non si ha voglia di cominciarne uno nuovo, ma la voglia di scrivere è sempre viva e presente. All’inizio era solamente uno svago, uno spensierato divertimento letterario, forse per questo ha assunto un tono ironico. Quando mi sono reso conto che l’idea mi piaceva, che il tutto poteva avere uno sviluppo, ho deciso di proseguire sullo stesso registro. Il contrasto fra la drammaticità dei fatti narrati e il tono scanzonato (e a tratti un po’ scocciato) del narratore è stato il lavoro più impegnativo nello scrivere questo romanzo, ma anche il più appagante».

Qual è il ruolo del narratore nella vicenda?

«Forse il narratore è il vero protagonista della storia a ben vedere. Certo non è un personaggio della vicenda stessa, quindi non ha alcun ruolo attivo, né può in qualche modo influenzare ciò che avviene. Eppure è continuamente presente nella storia, coi suoi commenti, coi suoi giudizi, col suo continuo spostarsi da un personaggio all’altro assumendone di volta in volta il punto di vista, pur mantenendo intatte le sue opinioni e il suo scetticismo su tutto ciò che accade. Come in tutte le storie che vengono narrate, in qualsiasi forma, la differenza non la fa solo la trama, ma anche come viene raccontata e da chi. In questo caso chi narra si ritaglia un ruolo da assoluto e invadente protagonista, con cui il lettore dovrà confrontarsi quasi a ogni riga».

Qual è il personaggio che ami di più e quello che odi di più?

«A parte il narratore, il mio personaggio preferito è Giulietta. Forse perché è il più enigmatico. In più è l’amore impossibile del dottore, che è il personaggio principale della vicenda o meglio quello che il narratore elegge a suo punto di vista privilegiato, e io ho un debole per gli amori impossibili».

«Di personaggi odiosi e odiabili ce ne sono molti all’interno del romanzo, lo devo ammettere. Sceglierne uno diventa complicato e forse è meglio non anticipare troppo al futuro lettore. I colpi di scena sono assicurati, i depistaggi del narratore pure, per gli amanti del giallo classico sarà un'impresa tenere dietro a tutti gli indizi veri o falsi che siano, perché la narrazione non li aiuterà di certo. Quindi ne approfitto per scusarmi fin da subito coi lettori e ribadire che mi dissocio da tutte le opinioni espresse dal narratore all'interno del romanzo».

Perché l’idea di ambientare la storia a Fanano?

«Conosco bene l’Appennino Modenese e in particolare la zona di Fanano, quindi appena mi sono immaginato un cimitero mi è venuto in mente quello di Lotta, piccola frazione di Fanano. Fanano poteva essere perfetta per lo sviluppo
della trama e in più avevo il vantaggio di conoscere bene i luoghi. Scrivere di ciò che si sa per me è una delle regole più importanti».

Fabrizio Cavazzuti è modenese, è conosciuto dal pubblico come creatore dell’investigatore Elvis Zanasi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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