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Modena, il Natale e l’incubo del pacco che non arriva

A decine in fila per ore costretti ad andare di persona a ritirare i regali Magazzino deposito pieno: «Vengo dall’Appennino, se sapevo che finiva così...»

MODENA. In fila, per ore, fuori dal grande capannone e quindi pure al freddo e poi ancora in attesa una volta arrivati al giro di boa della fila, cioè quando si riesce ad entrare per poi arrivare al bancone dei ritiri.

Una lunga e inaspettata attesa, appendice davvero sgradita di ciò che invece dovrebbe essere quasi magico e che costituisce l’anima stessa dell’e-commerce: ovvero che basta un click e poi, in tempi, in modi e in orari stabiliti ciò che si desidera diventa da virtuale reale e appare sotto forma di pacco alla porta di casa.

Da questo sogno si sono svegliati decine e decine di modenesi, chi venuto dalla città chi dalla provincia e pure da lontano: per avere il pacco non bisogna più attendere meno di un giorno, oppure 48 ore. Il Natale, quello sì, è a meno di 48 ore e allora inutile telefonare, sprecare improperi che rovinano la quel “buono” che si è imposti di essere almeno in questi giorni: l’unica soluzione è il vecchio fai da te, se il pacco non arriva si va fisicamente dal pacco. Facendo la fila per ore, molto più lunga che alle casse di un supermercato o di uno store nelle ore di punta, e più lunga ancora di quelle in qualsiasi negozio dove, fra l’altro, vendono proprio ciò che si è acquistato in rete.

Ieri mattina era questa la situazione in via Raimondo dalla Costa, sede di Sda Express Courier e dove vi anche il centro clienti Ups: sessanta, settanta persone ad attendere di poter ritornare il pacco mai consegnato e rimasto in magazzino.

«Sono venuto da un Comune dell’Appennino - spiega un giovane - con la speranza di poter risolvere il tutto e dare i regali che avevo ordinato on line ai miei genitori. Ma c’è troppa fila, mi sono stancato e vorrà dire che richiamerò mercoledì prossimo, il primo giorno libero lavorativo e cercherò perlomeno di farmeli mandare su, a casa, visto che comunque la spesa di spedizione l’ho pagata. Giorni fa avevo telefonato, ero riuscito a parlare con qualcuno al centralino (ora è del tutto impossibile, il telefono suona a vuoto) e mi hanno detto che i miei pacchi erano qui in magazzino, in giacenza perché probabilmente il corriere era passato e non aveva trovato nessuno. È un ritornello che ho sentito ripetere da altri qui in fila, di Modena e di fuori città. A me al centralino hanno anche riferito che in questi giorni la situazione era critica perché c’erano stati scioperi e che quindi i ritardi sono andati via via sommandosi ai nuovi arrivi di merce perché ovviamente, c’è la grande marea di pacchi in questi giorni. Se sapevo così....».

«In effetti - dice sconsolato - mentre ero qui ho potuto vedere i furgoncini delle consegne che caricavano e quindi si vedeva il magazzino deposito: è pieno zeppo di scatole, scatoline, pacchi e pacconi. Un mucchio enorme, davvero inimmaginabile». Dunque una specie di deposito di Paperone che lentamente e soprattutto con pazienza si sta cercando di smaltire in tempi utili.

Il fai da te, comunque, resta la soluzione: il pacco, si sa, viene tracciato, il suo percorso viene seguito con ansia sempre dai computer di casa, dai tablet o dagli smartphone di chi ha effettuato

l’ordine e, proprio sul più bello, ecco che arriva l’invito a rivolgersi in sede: il corriere ha avuto qualche problema nella consegna (a volte l’indirizzo non chiaro, a volte nessuno in casa per ritirarlo sia al primo che al secondo passaggio) e adesso bisogna... patteggiare.
 

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