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La mappa del voto a Modena e i nomi per la Camera e il Senato

La mappa del voto a Modena e i nomi per la Camera e il Senato

Come funziona il nuovo sistema elettorale: molti seggi diventano contendibili. Il Pd trema: ci provano Vaccari e Maletti. Mazzacurati e Aldrovandi per Fi e Lega

MODENA C’è chi preferisce la zona gialla, quella che risponde al nome di “U8” e sconfina nel ferrarese, includendo di fatto l’area colpita dal sisma 2012. Qualcuno invece vorrebbe orientarsi sul blu, quell’“U9” che abbraccia Modena e Carpi, mentre ad altri fa gola l’area rosa, quella “U10” che mette insieme un territorio molto vasto, di fatto tutta l’area sud della provincia. Questo per chi punta all’uno contro uno, perché altrimenti c’è il listino del proporzionale. Perché dal Pd al centrodestra, passando per il M5S e per le altre forze politiche, tutti gli aspiranti candidati modenesi al Parlamento dovranno fare i conti con il mosaico del “Rosatellum”, il sistema elettorale con il quale andremo a votare tra poco più di tre mesi (probabilmente il 4 marzo).

Camera e Senato: tutti i collegi. Un mosaico, appunto, perché rispetto al passato non ci troveremo più di fronte a “listoni” regionali con oltre 40 candidati, ma situazioni molto più frammentate. Partendo dalla Camera, il territorio modenese è ripartito in tre collegi uninominali, ovvero quello che comprende Modena città insieme a Carpi, Soliera e Campogalliano (collegio U9), quello che unisce Bassa modenese e Alto ferrarese (U8), e quello che comprende tutta la zona sud della provincia, dal Distretto ceramico all’Appennino, fino ad abbracciare le Terre di Castelli e Castelfranco (U10). In questi tre collegi, ogni coalizione in campo presenterà un solo candidato, e, semplicemente, sarà eletto colui che prenderà un voto in più degli altri. Colui o… colei, perché una delle regole del “Rosatellum” che stanno mettendo in difficoltà tanti partiti è quella relativa alle “quote rosa”: le donne, infatti, dovranno essere almeno il 40% dei candidati complessivi nei collegi uninominali, e una regola simile vale per i collegi proporzionali, nei quali le donne dovranno essere il 40% dei capilista, con l’obbligo di alternanza (uomo-donna) tra i candidati in lista.

Tornando ai collegi, sempre alla Camera, oltre ai tre uninominali ci sarà un proporzionale (collegio P2), che vedrà la provincia di Modena insieme a quella di Ferrara: in questo caso su ogni lista (una per partito) ci saranno quattro nomi di candidati, che verosimilmente saranno due modenesi e due ferraresi (e sempre con l’alternanza uomo-donna). Spostandosi al Senato, i collegi uninominali saranno due: il primo comprenderà Modena città e la zona sud (collegio U5), mentre il secondo sarà “trasversale” (U6), coprendo un’area che va da Carpi e la Bassa modenese all’Alto ferrarese e, dall’altra parte, alla città di Reggio Emilia. Infine, il collegio proporzionale di palazzo Madama (P2), che comprenderà tutta l’area ovest della regione, e dunque le province di Modena, Reggio, Parma e Piacenza.

Pd avanti, però… Questo per quanto riguarda il mosaico del Rosatellum. Ma come si traduce questa divisione geografica in termini politici? Ragionando sull’andamento storico del voto nella nostra provincia, a Modena il Pd non dovrebbe avere problemi a fare suo il seggio uninominale della Camera per l’area Modena-Carpi, e verosimilmente anche quello della zona sud: in teoria potrebbe anche essere contendibile, ma la presenza di Castelfranco nell’area sbilancia le cose a favore dei dem. Più complessa la situazione nella Bassa-Alto ferrarese, dove i brillanti risultati della Lega negli ultimi anni rendono tutto più incerto, anche se il Pd parte comunque favorito. Ma le chance maggiori di piazzare deputati centrodestra e M5S le avranno senza dubbio nel proporzionale, anche se c’è sempre da considerare l’incognita - o la quasi certezza - dei candidati calati dall’alto e quindi da altri territori. Discorso simile per quanto riguarda il Senato, dove il Pd non dovrebbe avere problemi nel collegio uninominale Modena-area sud, mentre il collegio “trasversale” andrà probabilmente ad un dem reggiano. Va detto che un candidato può presentarsi in un solo collegio uninominale, ma nulla vieta di presentarsi in un uninominale e in uno o più listini del proporzionale.

Primi nomi in casa Pd. Detto questo, e considerato che dal punto di vista dei nomi la situazione è ancora molto fluida, alcuni punti fermi ci sono già. Soprattutto nel Pd, dove è certa la ricandidatura del capo della comunicazione Matteo Richetti, che però, visto il profilo nazionale, potrebbe anche non essere candidato a Modena. Un’altra conferma sicura è quella del senatore Stefano Vaccari, che si ripresenterà in uno dei collegi di palazzo Madama, mentre in campo ci sarà anche la deputata Giuditta Pini, che potrebbe candidarsi proprio all’uninominale Modena-Carpi. Molto probabile anche la presenza della presidente del consiglio comunale Francesca Maletti, per la quale potrebbe esserci il collegio uninominale della zona sud (sempre che non sia Matteo Richetti il candidato per quella zona), che includendo distretto ceramico e Appennino potrebbe premiare un candidato cattolico. Più complessa la posizione del deputato uscente Davide Baruffi, che potrebbe non ricandidarsi e “spostarsi” a Bologna, con un incarico in Regione. Restando in casa Pd, a puntare a Montecitorio è anche l’ex segretario provinciale Paolo Negro, che essendo di Concordia potrebbe essere un nome buono per l’uninominale della Bassa, ma per vederlo in campo sarebbe necessario che Richetti, a cui Negro è molto vicino, si candidasse in altra provincia. A non ricandidarsi sarà Manuela Ghizzoni, così come Carlo Galli.

Si muove il centrodestra. Spostandosi sul fronte centrodestra, invece, in pole position ci sono due donne: Valentina Mazzacurati, coordinatrice dei giovani di Forza Italia, ed Elisabetta Aldrovandi, da tempo in prima linea con l’Osservatorio nazionale sostegno vittime, e di recente avvicinatasi alla Lega dopo un passato in Fratelli d’Italia. Saranno loro le due candidate nei collegi uninominali Modena-Carpi (Mazzacurati) e Bassa (Aldrovandi) del centrodestra? Di certo, se vorranno avere concrete chance di elezione, dovranno entrambe essere presenti anche nel listino del proporzionale. Restando a Forza Italia, è probabile la candidatura del consigliere regionale Enrico Aimi, ma potrebbe esserci anche l’eterno rivale Andrea Galli. Al momento, però, FI sembra avere un problema: Mazzacurati a parte, per le candidature ci sono troppi uomini e poche donne: una questione che sta creando parecchi grattacapi, anche se la soluzione potrebbe arrivare… dalle candidature imposte da Roma, visto che ci sono diverse deputate che stanno cercando una collocazione.

Discorsi che valgono anche per la Lega, che al momento vede in testa proprio la Aldrovandi: i vantaggi sono che è donna e che con la sua associazione è molto in vista, lo svantaggio che, essendosi avvicinata al Carroccio da poco, che la sua candidatura non sarebbe ben vista dai leghisti “storici”. Per Fratelli d’Italia ci sarà sicuramente Michele Barcaiuolo, anche se difficilmente il partito della Meloni vedrà scattare un secondo seggio dopo quello che andrà a Tommaso Foti, consigliere regionale di Piacenza.

La conta dei grillini. E il Movimento 5 Stelle? Al momento i “grillini” aspettano istruzioni sulle maxi-parlamentarie che dovrebbero vedere circa 10mila candidature, ma sembra certa la presenza degli uscenti Vittorio Ferraresi e Michele Dell’Orco, così come quella di Nadia Piseddu, la vignolese che sfidò Di Maio per la leadership nazionale.


Più a sinistra. Spostandosi a sinistra, in lista per il Senato per Liberi e Uguali ci sarà sicuramente l’uscente Maria Cecilia Guerra, mentre il capogruppo in Consiglio comunale Paolo Trande sembra avviato verso una candidatura alla Camera.
 

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