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Petizione contro i mercati straordinari

«Anche quelli del riuso e degli operatori agricoli sono un danno, occorrono delle regole». Più di 300 firme in Regione

«Troppi i mercati straordinari, così come quelli del riuso, dei produttori agricoli, senza contare quelli di operatori provenienti da altre regioni. Occorrono regole, per mettere un freno a tutte queste manifestazioni, chiaro sintomo di concorrenza sleale. Oltre che, in ormai troppi casi di forme di abusivismo».

Questa, la posizione degli operatori modenesi del commercio ambulante, sfociata nei mesi scorsi in una petizione, per mettere un freno, a tali eventi. E oltre 300, sono state le firme raccolte, per chiedere alla Regione di modificare la normativa del commercio su area pubblica «oggi, fin troppo permissiva».

Le firme, come rimarca Alberto Guaitoli, presidente di Anva-Confesercenti di Modena, la sigla che raccoglie il maggior numero di ambulanti su tutto il territorio provinciale, sono già state inviate alla Regione Emilia Romagna.

«Già nel monitoraggio svolto lo scorso anno che aveva coinvolto più di 900 operatori del settore, attivi nei mercati settimanali di Modena, Carpi, Sassuolo, Mirandola, Vignola, era emersa l’urgente necessità di ridurre il numero di questa tipologia di manifestazioni mercatali straordinarie, in quanto troppo numerose e frequenti. Di conseguenza il bisogno di una più stringente regolamentazione, dell’attuale normativa regionale che regola il commercio su area pubblica. La riflessione degli operatori – riprende lo stesso Guaitoli - parte proprio dalla considerazione che sono troppi e che ormai la loro straordinarietà è andata perduta. Oltre al fatto, non positivo, almeno per noi, che le Amministrazioni Comunali, per interessi diversi concedono il suolo pubblico a chiunque ne faccia richiesta. Assistiamo quindi a produttori agricoli dediti al commercio di banane e ananas e a privati, o meglio riusciti, svuota cantine e soffitte con ogni genere di cianfrusaglie. Forme queste che incentivano l’abusivismo e la concorrenza sleale. Senza contare, sempre su area pubblica, le cosiddette “iniziative promozionali”. Ovvero, mercati che non promuovono alcuna tipicità nostrana e non sostengono nemmeno l’economia locale, con operatori provenienti da altre regioni, in netto contrasto con i mercati settimanali».

«C’è pertanto la necessità, o sarebbe più opportuno dire l’urgenza, di una regolamentazione di questi mercati e dei soggetti organizzatori, per mettere un freno alla loro proliferazione incontrollata, oggi un danno economico a tutti gli effetti per gli operatori ambulanti dei vari mercati settimanali», sostiene Guaitoli.

I firmatari dal canto loro, chiedono quindi che: 1) all’art. 6 della L. R. 12/99 comma C sia introdotto un limite numerico massimo per anno solare di svolgimento dei mercati straordinari per evitare la periodicità degli stessi; 2) che sia introdotta una regolamentazione ai mercati ed alle fiere organizzati dai Comuni o da soggetti terzi su aree pubbliche o
private in deroga, sia al Decreto 114/98, sia alla L. R. 12/99, sia alle disposizioni Regionali che definiscono le fattispecie giuridiche dei mercati e delle fiere, introducendo un limite numerico massimo annuale di queste manifestazioni per Unioni di Comuni e Comuni Capoluogo.



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