Quotidiani locali

Vai alla pagina su Zero14
Gregorio Bellodi: Un’infanzia di mille realtà e un caminetto per teatro

Gregorio Bellodi: Un’infanzia di mille realtà e un caminetto per teatro

Oggi artigiano con il suo laboratorio “Insetti Xilografi” di Mirandola Da bambino vero trasformista dando vita a storie e mondi immaginari

MIRANDOLA. Gregorio Bellodi, classe 1982 (auguri di buon non-compleanno a lui, auguri di buon compleanno a lui, tanti auguriiii a lui, visto che lo ha festeggiato il 18 dicembre e gli piacciono le sorprese) è un giovane e talentuoso poeta dei materiali di Mirandola. Per molti è uno dei due artigiani (l'altra è Alessia Baraldi) di un laboratorio prezioso e raro, quello degli “Insetti Xilografi”, che qualche mese fa ha arricchito la piazza di Mirandola con una libreria di strada a forma di Pico che protegge la bellezza delle parole e delle storie e la rende fruibile a tutti. Basta sedersi nella panchina, dopo aver preso un libro. E lasciarsi andare anche ad ascoltare la sua, di infanzia, tra le mura «di una casa bellissima - ricorda - che il nonno aveva regalato ai miei appena fuori dalla cinta, con la torretta stile liberty e il grande parco che la circondava tutta teatro delle mie avventure».

«Ho un fratello più grande di sei anni - dice - e siamo diversissimi. Lui amava stare in vestaglia e pantofole, era uno studioso, un lettore accanito, io no, io amavo e amo travestirmi, giocavo e rappresentavo mille e poi mille realtà possibili, la vita era un palcoscenico e ogni giornata era perfetta per diventare qualcosa, inventare qualcosa, creare un mondo e un personaggio diverso. A me piaceva entrare nelle cose, comprenderle, ascoltarne la voce interiore e viverle, viverle davvero, fino in fondo».

«Se qualcosa mi colpiva dovevo riprodurla, rifarla - spiega - avevo sì e no un anno e mezzo che ho visto due elefantini e li ho disegnati, ma valeva anche per le situazioni. In casa avevamo un caminetto fantastico, grandissimo. Quello è stato il luogo dove tutte le storie possibili e tutti i mondi immaginati prendevano forma e vivevano. Era il mio teatrino, era il mio palcoscenico, era dove con la mia migliore amica, Giulia, giocavamo le ore a indiani e cowboys coi playmobil ed entravamo nel bosco degli gnomi e andavamo sulla luna o nel passato o nel futuro. Ancora oggi, in effetti, mi vesto e divento un personaggio a seconda della situazione che mi appresto a vivere: se devo tagliare la legna divento un taglialegna perfetto, mi trasformo, entro nella parte, o forse, semplicemente, nell'energia di quel ruolo, dove la camiciona a scacchi e gli stivaloni sono solo l'espetto esteriore, superficiale, rispetto al mio diventare, davvero, un tutt'uno con quel momento e quel mondo».

«A scuola era un disastro - dice sorridendo - era una gabbia a partire da quel grembiule blu troppo lungo col baverino bianco a quelle ore infinite seduto sui banchi, schiacciato dal senso del dovere e strattonato dalla voglia di scappare. Per sopravvivere, o forse per non impazzire, sono diventato un secchione. Mi ero convinto che il tempo a scuola non mi appartenesse ma fosse suo, della scuola stessa, e allora stavo lì, come un piccolo sottoposto davanti al padrone, obbediente, con una sofferenza e un conflitto dentro davvero dolorosi, che però ho davvero sfiorato e riconosciuto e iniziato a risolvere solo più avanti. Ho frequentato il liceo classico - conclude - e

invece mi sarebbe piaciuto fare l'istituto d'arte. Solo dopo, con l'Accademia, ho iniziato a essere me stesso e a fare pace con quella parte di me». Poi sono nati gli Insetti Xilografi, ma questa è un'altra storia. E la racconteremo altrove.

Monica Tappa
 

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Modena Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PERCORSI

Guida al fumetto: da Dylan Dog a Diabolik