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Basta la parola

Basta la parola

Per qualcuno, è proprio vero, basta la parola. Per Tino Scotti era “Falqui”, per Mary Poppins “Supercalifragilistichespiralidoso”, per il palinsesto televisivo cinico e geniale degli anni ’80 “Blob”,...

Per qualcuno, è proprio vero, basta la parola. Per Tino Scotti era “Falqui”, per Mary Poppins “Supercalifragilistichespiralidoso”, per il palinsesto televisivo cinico e geniale degli anni ’80 “Blob”, per Mike Bongiorno “Allegria”. Parole sante, si dice con un sospiro, così come si ascolta la parola di Dio, si bisbiglia la parola d’ordine e si concede la parola alla difesa. Infine c’è la parola chiave che diventa chiave di lettura. E viceversa. È tutto qui, in fondo, il cuore dell’esperimento letterario “Tra le righe, da un libro una parola”, frutto della collaborazione fra la Biblioteca Delfini e l’Associazione culturale Consorzio Creativo, organizzatrice di mostre, eventi, presentazioni di libri e concerti. Due anime culturali cittadine si sono incontrate per dare vita a quattro incontri pubblici, messi in calendario un sabato al mese, nel corso dei quali vengono messe a fuoco quattro parole, “dono”, “misura”, “inquietudine”, “attesa”, attraverso la lettura di quattro capolavori. Dopo la lettura de “Cyrano de Bergerac” di Edmond Rostand, il ciclo di incontri proseguirà con “Il banchiere anarchico e altri racconti” di Fernando Pessoa (sabato 13 gennaio), ”Agostino” di Alberto Moravia (sabato 10 febbraio), “Le città invisibili” di Italo Calvino (sabato 10 marzo). E siccome c’è la parola magica, quella che si legge al contrario, il palindromo, la parola fine e quella nascosta, quella onomatopeica e quella in rima, quella che si fa tatuaggio sulla pelle e quella universale, quella volgare e quella più viva che mai, in questo caso non resta che trovare la propria. Che prima era pensiero, sentimento, vita sospesa – di uno scrittore, di un poeta, di un autore – poi s’è fatta frase, ha costruito un racconto ed è divenuta, in qualche modo, immortale. Si cuciono insieme come punti di un ricamo, le parole, si infilano capricciose una dopo l’altra come le perle di una collana. In effetti, ci si può vestire di un racconto, che diventa come per magia l’abito di un’idea, l’incipit di un modo di essere, anche se prima di sfogliare le pagine l’avresti riposto nello scaffale di una libreria e non nell’armadio dei ricordi. Per Stefano Benni “bisogna assomigliare alle parole che si dicono”, per Emily Dickinson una parola non muore appena detta ma “solo in quel momento comincia a vivere”. E se per Abdelmajid
Benjelloun “Le guardie più terribili che sorvegliano l’uomo, sono le parole” non resta che rompere le righe. Conducono gli incontri Massimo Baraldi e Luca Zanni. Appuntamento alle 10.30 a Palazzo Santa Margherita (corso Canalgrande 103), nelle sale della Biblioteca Delfini.



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