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Il vescovo Erio celebra la giornata del Te Deum

NONANTOLAUna doppia festa, quella che si è svolta domenica scorsa in un luogo affascinante e suggestivo come la Pieve di San Michele Arcangelo. L’ultimo giorno dell’anno nell’edificio religioso si...

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Una doppia festa, quella che si è svolta domenica scorsa in un luogo affascinante e suggestivo come la Pieve di San Michele Arcangelo.

L’ultimo giorno dell’anno nell’edificio religioso si sono svolte le celebrazioni solenni legate al patrono di Nonantola, San Silvestro I Papa, le cui spoglie sono custodite nella basilica, a cui è intitolata. La parte finale della celebrazione, presieduta dal vescovo Erio Castellucci, ha visto protagonista il canto del Te Deum, inno di ringraziamento che tutta l’arcidiocesi riunita a Nonantola eleva come ringraziamento al Padre per i doni ricevuti durante tutto il corso dell’anno. Alla ricorrenza hanno preso parte tutte le principali autorità del paese e i decorati pontifici. La funzione religiosa si è svolta nella chiesa parrocchiale perché la basilica è ancora chiusa al culto.

Particolarmente toccante per i numerosi fedeli che hanno affollato la Pieve, la processione d’ingresso della messa, in cui il priore ha recato il braccio del papa Silvestro con il quale, all’inizio della celebrazione, l'arcivescovo abate ha impartito la benedizione su Nonantola e sull’intera diocesi.

L’offertorio è stato invece animato dai figuranti del palio dell’abate, antico popolo della Partecipanza agraria, in vesti d’epoca medievale.

Oltre alle offerte per il banchetto eucaristico, sono stati donati all'arcivescovo abate i prodotti della terra della Partecipanza. Il ricordo di una tradizione molto antica secondo la quale, il 31 dicembre di ciascun anno, il popolo della Partecipanza rendeva grazie all’abate per la concessione delle terre.

Il canto del Te Deum, invece, è stato affidato al Coro di Redù, diretto dal maestro Stefano Moreali.

«La celebrazione è sempre l’occasione per ringraziare il Signore dei doni ricevuti nell’anno che si chiude - ha commentato durante l’omelia il vescovo Castellucci - Ringraziare, perché la parola “grazie” fa parte del linguaggio dell’amore. Significa riconoscere che tutto è dono, non è un diritto. Tutto è dono a partire dalle persone care alle quali però, paradossalmente, è più difficile dire grazie che non dirlo agli altri, quelli con cui abbiamo contatti occasionali. San Silvestro è qui per ricordarci di ringraziare
le persone di famiglia, a partire dal Signore stesso. “Mi ami tu?” è una delle domande che Gesù rivolge non solo a Pietro. E oggi è bello rispondere: “Tu sai che ti voglio bene”. Siamo convinti che Gesù continua ad amarci. Guardiamo con fiducia al nuovo anno che sta per aprirsi».

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