Quotidiani locali

Ladri “madrelingua” nelle case di Medolla

Devastano il primo piano mentre la padrona è al pianterreno e, scappando, parlano tra loro in dialetto

MEDOLLA. I ladri della sera che frequentano le case della Bassa parlano anche l’italiano. Meglio, il dialetto emiliano.

Lo potrà testimoniare la proprietaria di una abitazione di via Milano, a Medolla, che li ha “ospitati” suo malgrado. Per il tempo necessario ad una barbarica ispezione del primo piano della sua casa, intanto che lei si trovava al pianterreno. Alle 20.30.

«Sono uscito dopo cena per una partita a carte con gli amici - racconta il marito - mentre mia moglie è rimasta in casa. Mi ha poi riferito di avere sentito alcuni rumori, ma sulle prime di avere pensato che fossi ancora io, rientrato per una dimenticanza. Poi si è incuriosita, è uscita dalla stanza dove si trovava e si è recata in garage, da dove credeva provenissero i rumori. E li invece si è resa conto che i rumori venivano dal piano superiore. Così, sempre sperando o pensando che fossi io, ha imboccato le scale chiamandomi, e dicendo di aspettarla. A quel punto ha udito la voce di un uomo che diceva ad un altro con una parlata locale “C’è una donna, c’è una donna, via, via...”. Così quando mia moglie è arrivata di sopra i ladri erano già fuggiti, lasciando un inferno di disordine».

I ladri avevano “scaravoltato” ogni cassetto, aperto ogni scatolina - persino la collezione di rosari che la donna detiene - ma ovviamente oro e soldi non ne hanno trovati.

«I ladri erano entrati da una portafinestra. Dall’inventario che abbiamo fatto non manca nulla - prosegue il marito - Ma c’è dell’altro: lungo le scale esterne abbiamo trovato
una chiave scomparsa a mio nipote qualche tempo fa. La nostra impressione è che gliela avessero rubata, sperando fosse la chiave di casa, ma quando hanno deciso di agire si sono resi conto che non apriva la porta principale, e l’hanno gettata. Forse eravamo nel loro mirino da tempo».

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