Quotidiani locali

«Inutile differenziare a Modena se bruciamo pattume delle altre province»

Il Comitato Modena Salute e Ambiente: «Il raddoppio dell’inceneritore serve soltanto a queste politiche»

MODENA.   La ricaduta dei rifiuti romani su Modena ha smosso la politica e riproposto il dibattito da sempre sostenuto dal Comitato Modena Salute e Ambiente.

In consiglio comunale Andrea Galli di Forza Italia ha presentato un ordine del giorno urgente per il ribadire il “no” all’utilizzo dell’inceneritore per il pattume di Roma.

In piena campagna elettorale si fa vivo anche Potere al Popolo: «Sì alla solidarietà ma no al business - spiegano, guardando al futuro - Una volta raggiunti gli obiettivi posti dalla pianificazione regionale, in termini di raccolta differenziata e di riduzione dei rifiuti da smaltire, come saranno alimentati quegli impianti?».

Discorso che si intreccia perfettamente con le preoccupazioni dell Comitato Modena Salute Ambiente, che ha fornito i dati pubblicati qui sopra (elaborati su base Arpae).

Sandra Poppi va subito al sodo: «Anche in questa occasione la domanda nei cittadini (ri)sorge spontanea: allora a cosa serve il nostro impegno nella raccolta differenziata, se non a diminuire le quantità bruciate? Ovviamente la raccolta differenziata va fatta nel migliore dei modi possibile, è un dovere etico verso l’ambiente oltre che un obbligo di legge, da parte dei cittadini. Però a questo punto i cittadini hanno il diritto/dovere di chiedere e avere preciso riscontro dai decisori politici delle reali finalità di uso degli inceneritori in rapporto alla raccolta differenziata, in ogni sede: dalla locale alla nazionale. Sorge il dubbio che il positivo miglioramento della raccolta differenziata qui abbia come conseguenza l’arrivo di quantità sempre di rifiuti extra-provinciali da incenerire».

Chi ci guadagna in tutto questo? Hera sicuramente, che oltre alle cinque mila tonnellate previste al massimo per Modena, avrà la possibilità di smaltire la stessa quantità anche nell’impianto di Granarolo: «A beneficio di chi? Il caso Roma di questi giorni fa riemergere quello che succede massicciamente e quotidianamente a Modena da almeno 6-7 anni , da quando è stato raddoppiato l’inceneritore cittadino. E’ solo l’ultima conseguenza di un triste percorso iniziato anni fa. Infatti, dal 2010 una parte sempre più cospicua di rifiuti arrivano da fuori Provincia, in modo del tutto “normale”.

Per esempio nel 2016 su 212.242 tonnellate bruciate, il 40 per cento, cioè 86.582, arrivano da fuori Provincia, Roma o altrove, emergenze o no. Di fatto questi rifiuti da Roma (5.000 tonnellate) rappresentano solo la punta di un iceberg, con la parte sommersa quasi venti volte più grande di rifiuti extra provinciali inceneriti a Modena da diversi anni. Negli anni sono pure sopravvenuti adeguamenti normativi sull’uso degli inceneritori, sempre a cura dei decisori politici, tesi ad allargare il bacino di reperimento rifiuti dall’ambito esclusivamente provinciale a nazionale: la normativa R1 e il decreto sblocca Italia. La tabella e il relativo grafico sottostante, elaborati su dati Arpae, dimostrano inoltre che per bruciare i soli rifiuti di Modena il raddoppio non serviva, la vecchia portata di circa

130.000 t/a bastava. L’aumento del totale incenerito è dovuto esclusivamente all’arrivo sempre maggiore di rifiuti extraprovinciali. Tutto questo in un quadro ambientale compromesso dove bastano pochi giorni di bel tempo a mandare alle stelle le polveri sottili». (d.b.)
 

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