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Massimo e Modena di notte: «La mia sveglia da 30 anni suona prima dell’alba»

Massimo e Modena di notte: «La mia sveglia da 30 anni suona prima dell’alba»

Massimo Cavalcanti lavora al Mercato Albinelli «Una volta il centro era abitato anche di notte»

MODENA. «Di solito non capita di vedere cose che possono dare fastidio. Magari qualche sbandato che vaga senza una meta, niente di più. Modena nelle prime ore del giorno, quando cioè è ancora notte, appare molto tranquilla, silente, vuota. Mi riferisco in modo particolare al centro storico, ovvero a quelle strade e piazze che ho il privilegio di poter osservare in anticipo rispetto alla maggior parte delle persone. Se poi mi chiedete se alle cinque del mattino ogni angolo è sicuro… ecco… su questo non metterei la mano sul fuoco».

Trovare Massimo è piuttosto semplice. Basta fiondarsi in un qualsiasi giorno della settimana, domenica esclusa, al mercato coperto Albinelli.

Dalle 6 alle 14.30. Baluardo all’ingresso di via Mondatora, il banco di frutta e verdura della famiglia Cavalcanti accoglie chiunque non abbia ancora perso l’abitudine di gustare prodotti freschi di qualità sopraffina. Un tripudio di forme e colori capace di appagare la vista ancor prima del palato.

Un banco curato nel dettaglio che da decenni tiene testa alla reputazione di un mercato esclusivo (è monumento italiano di interesse storico) i cui mirabili cancelli furono spalancati per la prima volta nell’ormai lontano 1931.

Il 28 ottobre, giusto nove anni dopo la marcia su Roma.

«Lavoro qui da 30 anni, sin da quando ero un ragazzino. Frequentavo l’istituto Fermo Corni, indirizzo tecnico, ma appena avevo un attimo di respiro dallo studio venivo ad aiutare i miei genitori, Carla e Graziano, che già allora vendevano frutta e verdura. La nostra famiglia è infatti una presenza fissa in via Albinelli dal 1950. Pioniera fu mia nonna, Armida Boccolari. Allestì il banco quando ancora il mercato era privo di tetto, totalmente aperto, quindi in balia di qualsivoglia evento climatico. Tanto che nel pomeriggio, dopo la chiusura, bisognava portare via tutto. Un tempo questo mestiere era davvero molto faticoso». Non che oggi sia una passeggiata. Anche se Massimo, forte di un incrollabile buonumore, sembra suggerire il contrario. E affronta con il sorriso sulle labbra i sacrifici che implica lo svolgimento del suo mestiere. Come alzarsi presto, prestissimo, al mattino, in tutti i periodi dell’anno.

«Per alzarsi prima dell’alba in piena estate così come durante gli inverni più rigidi - o quando in autunno cala la nebbia e guidare il furgone diventa impegnativo - serve molta passione. E grande professionalità».

Già, perché al pari dei frutti della terra i propri clienti bisogna coltivarli ogni giorno con dedizione e sacrificio.

Insieme alla moglie Letizia e alla sorella Roberta, entrambe sempre sul pezzo ben prima dell’apertura dei cancelli, Massimo è in pista sin dalle 5 del mattino.

«Acquisto la merce tre volte alla settimana al mercato di Bologna. In quei giorni mi muovo non più tardi delle quattro. Devo infatti caricare il furgone e tornare a Modena senza perdere tempo. Noi abitiamo a Vaciglio».

Vaciglio dista da Modena poco meno di sei chilometri. Sei chilometri che prima dell’alba sono terra di nessuno, deserto. Lo stesso dicasi del centro storico che inizia a popolarsi soltanto qualche ora più tardi.

«Una volta il centro era più abitato, persino durante la notte. Anche solo rispetto a qualche anno fa oggi le strade sono molto più deserte. Colleghi a parte è diventato davvero inusuale incontrare qualcuno. Oltre ad essere cambiato il modo di abitare il cuore della città - quasi ci fosse una maggiore distanza mentale ancor prima che fisica - è proprio mutato il modo di vivere - continua a raccontare Massimo Cavalcanti - Me ne sono reso conto perché se un tempo iniziavamo a servire i clienti nell’immediato, ossia non appena venivano tolti i lucchetti ai cancelli, se si esclude qualche signora affezionata perlopiù di una certa età ora le persone arrivano dalle 9 in poi. Oserei dire che il concetto di mercato è stato sostituito da quello di negozio. Ciò non toglie che abbiamo la fortuna di lavorare in un contesto molto stimolante. Oltre ad essere un punto di incontro per molti modenesi che magari uniscono la necessità di riempire il frigorifero con il piacere di fare due chiacchiere, il mercato Albinelli resta una meta turistica importante ben inserita nell’offerta cittadina. Se dovesse chiudere in via definitiva? Per Modena sarebbe un vero e proprio colpo al cuore dall’impatto notevole, soprattutto dal punto di vista

psicologico. Poi è anche vero che per preservare l’eredità lasciataci prima dai nonni, poi dai genitori, occorre infinita energia - conclude il commerciante - E una voglia che oggi tra i giovani sembra scarseggiare. In linea di massima i nostri figli hanno altri interessi».
 

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