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Testamento biologico per 300 modenesi

Il registro con le volontà già aperto nel 2010. Il vescovo: «I medici alleati di paziente e famiglia e non meri esecutori»

MODENA, Da pochi giorni è arrivata la legge sul biotestamento che riconosce le disposizioni di ognuno di noi al termine della vita.

Volendo, ogni italiano capace di intendere e volere può lasciare scritto che non desidera subire l’accanimento terapeutico qualora arrivasse a trovarsi in condizioni estreme di vita.

La legge ha influenza anche a livello locale perché porta alla nascita dei Dat, le “disposizioni anticipate di trattamento” ai quali ogni cittadino si può iscrivere per vedere riconosciute ufficialmente le proprie volontà.

Il Comune di Modena queste disposizioni di legge le ha però largamente anticipate, visto che già dal 2010 è presente sotto la Ghirlandina un registro simile al quale sono iscritte al momento poco meno di trecento modenesi.

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Ma ci sono voluti anni per giungere a questa legge del governo Gentiloni, anni di battaglie e fuoco incrociato tra chi vorrebbe anche una legge sulla eutanasia e chi invece non vorrebbe arrivare alla morte “di Stato”.

La legge sul biotestamento, molto diversa da una eventuale eutanasia, è stata avversata da una parte della chiesa cattolica - l’ala conservatrice della quale uno dei leader è il cardinal Camillo Ruini - mentre papa Francesco è sembrato più possibilista.

Bergoglio infatti a novembre, al meeting “World Medical Association” ha spiegato che «E’ moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito “proporzionalità delle cure”».

Per venire a Modena sul tema si è espresso nei giorni scorsi anche il vescovo di Modena-Nonantola Erio Castellucci: «Ho riflettuto - ha spiegato l’alto prelato - sulla nuova legge italiana, utile a evitare situazioni di arbitrio. Occorre però essere chiari sul contributo dei medici che devono essere visti in alleanza con paziente e famiglia e non come meri esecutori passivi. Senza dimenticare la possibilità, da migliorare in questo caso, relativa alla obiezione di coscienza un po’ come accade con la legge sull’interruzione di gravidanza».

Sul tema interviene anche Andrea Bosi, assessore comunale, che da tempo ha affidato le sue volontà, che finora non avevano valore vincolante, alla Fondazione Umberto Veronesi di Milano. «Sapevo bene - afferma l’assessore - che quello era un atto meramente simbolico mentre ora siamo davanti a una legge sul rispetto della persona, norma alla quale sono favorevole da sempre. Si è solo riconosciuto un diritto umano: il diritto di vedere riconosciute le proprie volontà anche se non si tratta certo di un testo rivoluzionario visto che come per le unioni civili, siamo arrivati ultimi in Europa. Ma almeno ci siamo arrivati. La percezione diffusa, anche tra le persone credenti con cui mi confronto spesso, è che si tratti di un testo equilibrato che dà risposte adeguate ad istanze consolidate e diffuse. Noto , ed è positivo, che non si parla di raccolta di firme a scopo di referendum abrogativo e forse le parole di papa Francesco a novembre hanno giocato un ruolo determinante. Senza tirare il Santo Padre per la giacca mi pare di notare non solo un mutamento della dottrina, ma un vero e proprio cambio di sensibilità, una grande apertura e capacità di ascolto. Paventare nel dibattito pubblico lo spettro dell’eutanasia, come ha fatto qualcuno, non ha fermato questa legge semplicemente perché sono cose diverse».

L’associazione “Libera uscita”, nata nel 2002, si batte per il pieno rispetto della volontà e dignità della persona nella scelta di fine vita: «Questa legge - spiega la referente modenese Maria Laura Cattinari - è un passo avanti molto importante, insieme alla legge sulle cure palliative giunta nel 2010. Ora aspettiamo dal ministro della salute Lorenzin i decreti attuativi entro due mesi, ma tutto sommato ci siamo. La norma del resto soddisfa quanto chiedevamo da molto tempo, ad esempio la possibilità prevista nell’articolo 1 di rinunciare a tutte le terapie fino alla ventilazione artificiale. Bene anche il fatto che non si fa cenno alla obiezione di coscienza, perché non lo sono le righe dove si dice che la persona che non può chiedere nulla di contrario alla deontologia professionale del medico curante. La legge è anzi utile per i medici e le loro associazioni che la criticano sono una assoluta minoranza nel panorama: la stragrande maggioranza è favorevole. Oggi invece nelle situazioni drammatiche di fine vita i medici si trovano bersagliati da richieste contrastanti dei vari parenti del malato e capita paradossalmente che vadano contro il loro codice deontologico».

Cattinari continua: «La legge riconosce il valore legale dei testamenti biologici che tutti i comuni debbono avere: a Modena c’è da anni, mentre a Sassuolo abbiamo raccolto le firme perché il comune deve ancora dotarsi del registro. La nostra associazione è anche favorevole alla eutanasia, ma devo dire che oggi con il biotestamento siamo soddisfatti perché la sedazione profonda prevista nell’ultima norma fa decisamente morire meglio. Del resto il cardinal Martini è morto in questo modo».
 

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