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La tela Pd per evitare di sciogliere Finale

Sotto indagine dei carabinieri i frenetici contatti tra l’ex sindaco, il senatore Vaccari e i vertici dem

FINALE. Telefonate convulse, contatti continui, tentativi di trovare riparo e “proteggersi” dalle inchieste giudiziarie che continuavano a preoccupare il sindaco, la Giunta e l’intero Comune. La rete del Pd, con la sola eccezione di Gian Carlo Muzzarelli, che votò a favore nella decisiva riunione in Prefettura, si attiva tutta per dare supporto a Fernando Ferioli nel periodo di valutazione sulla possibilità di sciogliere il municipio per il rischio di condizionamenti o infiltrazioni malavitose. Il quadro complessivo lo tracciano i carabinieri del Nucleo Operativo di Modena e della caserma di Finale in diverse annotazioni finite sul tavolo del pubblico ministero Marco Niccolini. Sullo specifico tema non ci sono indagati - va detto in premessa - ma l’attività è frenetica anche perché le elezioni comunali erano imminenti e Ferioli godeva di credibilità tra i vertici “dem” modenesi, interessati soprattutto a vincere la tornata (spesso si parla di un sondaggio di alto gradimento).

Ma l’ex sindaco - siamo tra la fine del 2015 e la primavera del 2016 – è più proiettato sulle indagini che lo stanno travolgendo. E così vanno annotati i contatti, alla ricerca di indiscrezioni e protezioni, con diversi rappresentanti del partitone: gli ex segretari Paolo Negro e Lucia Bursi, l’ex presidente della Regione, Vasco Errani, e soprattutto il senatore Stefano Vaccari, che appare quasi come un padre putativo. Proprio Vaccari gioca un ruolo importante sul mancato scioglimento, indicando a Ferioli le varie strategie operative a partire dall’impegno di attivarsi con il Governo, arrivando al silenzio stampa che l’ex sindaco non rispetterà, incassando le ire del senatore, che minaccia anche di abbandonarlo. I tentativi di protezione politica, “benedetti da Vaccari” arrivano fino a Roma - annotato un incontro con Lorenzo Guerini, vice-segretario nazionale del Pd - e nei palazzi del Governo. Agganci importanti, quindi, che evidentemente hanno dato i frutti attesi visto che il Comune non è stato commissariato ma soltanto posto sotto controllo dalla Prefettura nonostante “le gravissime carenze - si legge nelle annotazioni post Aemilia - nel rispetto di molte e rilevanti procedure di legge, in special modo in materia di appalti e urbanistica, favorite dalla sostanziale assenza di un efficace, oltre che in qualche caso legittimo, sistema di controlli interni all'Ente”. E nonostante la commissione d’accesso prefettizia prima e il Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza modenese avessero valutato la non impermeabilità del municipio. Del voto favorevole di Muzzarelli, Ferioli se ne lamentò parecchio con Vaccari, tanto che prima della scelta del ministro Alfano, l’ex sindaco pensò anche di scrivere al reggente

degli
Interni e a Matteo Renzi. Non ce ne fu bisogno, ma la non ricandidatura di Ferioli, che in paese gode tuttora di grande sostegno e stima, arrivò poco dopo con le prime perquisizioni dei carabinieri, l’avviso di garanzia e il commissariamento del bilancio comunale. (fd)



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