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Rubrica "Fuori Classe" / "La fotografia, mezzo fedele per non dimenticare nulla"

Filippo Maggia, curatore della mostra

Intervista a Filippo Maggia, curatore della mostra "Sequenza sismica" che si può visitare all'ex Manifattura Tabacchi

MODENA. Filippo Maggia, direttore di Fondazione Fotografia Modena e curatore della mostra "Sequenza sismica" visibile gratuitamente al Mata dal 21 ottobre 2017 al 4 febbraio 2018, ha risposto ad alcune domande sulle origini della mostra e il tema dei terremoti in relazione alla fotografia.

Com'è nata l'idea della mostra?

"Alcuni anni fa, il comitato scientifico di Fondazione Fotografia decise di avviare delle "missioni fotografiche" sull'esempio di quelle a suo tempo realizzate nella seconda m ...

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MODENA. Filippo Maggia, direttore di Fondazione Fotografia Modena e curatore della mostra "Sequenza sismica" visibile gratuitamente al Mata dal 21 ottobre 2017 al 4 febbraio 2018, ha risposto ad alcune domande sulle origini della mostra e il tema dei terremoti in relazione alla fotografia.

Com'è nata l'idea della mostra?

"Alcuni anni fa, il comitato scientifico di Fondazione Fotografia decise di avviare delle "missioni fotografiche" sull'esempio di quelle a suo tempo realizzate nella seconda metà dell'Ottocento. Lo scopo è quello di documentare, liberamente e da un punto di vista artistico, la realtà in costante cambiamento intorno a noi, l'attualità e le sue criticità". "Sequenza Sismica" è la seconda missione avviata da Fondazione Fotografia".

Com'è stato scelto il nome "Sequenza sismica" e perchè?

"Il titolo "Sequenza Sismica" racchiude in sé l'idea della fotografia, la sequenza fotografica appunto, e al tempo medesimo corrisponde alla sequenza di scosse che si sono verificate nel centro Italia lo scorso anno sino ai primi mesi del 2017".

Secondo lei, essendo i fotografi internazionali, si può avere una visione piu completa del tema?

"Credo sia una questione di sensibilità e non di provenienza geografica. Gli autori da noi invitati offrono punti di vista differenti fra loro e modalità espressive che, in sede di mostra, si combinano e sono capaci di offrire allo spettatore approcci diversi a un tema assai difficile".

Per le fotografie sono state utilizzate sia la tecnica del bianco e nero che i colori: che differenze si ottengono con una e con l'altra tecnica e quale pensa sia la più adatta al tema dei terremoti?

"Non ci sono particolari differenze fra colore e bianco e nero, solo la volontà da parte di chi ha utilizzato il bianco e nero di essere più "neutro", di voler rendere una versione del dramma più omogenea e compatta nei dettagli, cosa che invece il colore esaspera".

Per quanto riguarda, invece, le fotografie storiche perchè avete deciso di inserirle all'interno della mostra?

"L'inserimento di una sezione storica corrIisponde alla scelta di voler tracciare una sorta di storia degli eventi sismici nel nostro Paese e soprattutto di voler sottolineare come la fotografia ne sia sempre stata fedele testimone".

Quale rapporto ha la fotografia con la realtà?

"La fotografia registra la realtà e, probabilmente, oggi è il mezzo più adatto a questo lavoro di costruzione di una memoria collettiva e al tempo stesso individuale, attraverso i milioni di scatti che singole persone in ogni parte del mondo continuamente producono e poi condividono sui social media".

* studentesse del liceo Muratori-San Carlo