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La doppia frana “abusiva” che inquina pure il terreno

Guiglia. Carmine Franceschini ricorre al tribunale e chiede aiuto al commissario «Tante anomalie, campo invaso da liquami e parcheggio del ristorante a rischio»

GUIGLIA. Trovarsi 4mila metri cubi di terreno franato nel proprio campo, più altri 2.800 contaminati da una fognatura a cielo aperto. Senza che nessuno ne risponda. È la situazione in cui si trova a Guiglia Carmine Fraschini, proprietario del terreno di sponda sotto al parcheggio all’ingresso del paese dove c’è il ristorante “Terrazza Michelangelo”, chiuso da tempo come del resto il parcheggio. Che sta inesorabilmente franando.

Fraschini ad oggi si trova due smottamenti: il primo scivolato per un tratto di 50-70 metri, e l’altro per oltre 100. Una situazione che rende inutilizzabile il campo, e di evidente pericolo per le persone. Ma c’è di più: il movimento ha danneggiato un tratto della fognatura comunale (mai preso in carico da Hera) provocando dal dicembre 2015 lo sversamento di liquami che stanno contaminando sempre più in profondità il terreno di Fraschini. Che dopo vani appelli, è andato per vie legali citando in Tribunale civile il Comune di Guiglia e l’impresa edile Rigenti Sergio, proprietaria del parcheggio.

Tutto ciò dopo che l’ordinanza “contingibile e urgente” emessa dal Comune il 15 febbraio 2016 per la chiusura del parcheggio e il ripristino della fognatura, è rimasta del tutto inevasa. E dopo la comunicazione del 22 marzo 2016 in cui Rigenti ha negato ogni responsabilità invitando a rivolgersi al Comune. Di fronte al muro, Fraschini si è affidato a un tecnico (il geometra Andrea Quarti) facendo tutti gli accertamenti sull’area, poi eseguiti anche dal Tribunale nel quadro preliminare all’avvio della causa. Il consulente del Tribunale, il geologo Lorenzo Malvezzi, ha pienamente confermato lo stato di criticità, evidenziando tra l’altro che i lavori per la fognatura sono avvenuti «senza che il Comune o la ditta espletassero le procedure necessarie per l’ottenimento dell’autorizzazione presso la Comunità Montana inerente il vincolo idrogeologico».

Il consulente è convinto che per la frana a monte «sussista una responsabilità diretta del Comune, che doveva preoccuparsi di fornire un progetto dettagliato ed eseguire un più attento controllo in fase di esecuzione dei lavori». Ma «anche della ditta Rigenti, che ha operato scelte in fase esecutiva che hanno sicuramente minato la stabilità delle opere eseguite».

Nell’indagine si è scoperto che il parcheggio, costruito a inizio anni ’90, non è mai stato legittimato, cosa che profilerebbe come abusiva sia l’area sia la fognatura. E questo nonostante il 21 novembre 2001 davanti a un notaio Rigenti abbia ceduto l’area per uso pubblico allo stesso Comune. Che evidentemente non ha controllato abbastanza. A livello penale è tutto prescritto, ma sul fronte di eventuali sanzioni amministrative no. In questo quadro, Fraschini ha speso 50mila euro di
consulenze e ha stimato in 77mila euro la spesa di ripristino dei suo terreno. «Nonostante tante amarezze, sono ancora pronto a fermare la causa - sottolinea - per questo faccio appello al commissario prefettizio perché analizzi il problema e si adoperi per il ripristino della legalità».

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