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Modena, non suona più l’organo di 500 anni fa

Domani l’ultimo concerto, poi il prezioso strumento sarà smontato per il lungo restauro che durerà più di un anno

Modena, l'ultimo concerto dell'organo di San Pietro L'antico organo di San Pietro, 500 anni, sarà smontato per un lungo restauro. Video di Gino Esposito

MODENA. Quanti conoscono l’organo di San Pietro, uno dei più antichi e strepitosamente decorati strumenti musicali ancora funzionanti in Italia? Questa struttura monumentale è presente nella abbazia di San Pietro, vicino ai viali della città e da pochi giorni è sottoposto a un corposo restauro sia nella parte tecnica che in quella pittorica che la completa.

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Domenica questo organo, costruito nel 1524 e decorato dai fratelli Taraschi nel 1546, suonerà per l’ultima volta dopodiché resterà muto per un anno a causa appunto di questa approfondita manutenzione. Siamo nell’anno del quinto centenario della basilica modenese e i Benedettini che la gestiscono hanno pensato di iniziare i “festeggiamenti” con questi lavori importanti. ieri la Gazzetta di Modena è andata in chiesa dove i tecnici stavano montando i ponteggi alla presenza del direttore dei lavori Vincenzo Vandelli e degli organisti Michele Gaddi e Stefano Pelli che lo strumento lo suonano spesso.

«Siamo partiti - spiega l’architetto Vandelli che segue i lavori nella chiesa fin dall’immediato post sisma - realizzando qui consistenti interventi strutturali mentre ora siamo arrivati a mettere mano all’organo e soprattutto alla tribuna che lo sostiene che ha avuto notevoli cedimenti a causa delle scosse del 2012.

Già a inizio ‘900, tra l’altro, questa area era stata puntellata con catene, ma il problema ora è che tende a protrarsi in avanti e va quindi ancorata. Ora smonteremo lo strumento perché occorre anche intervenire sul pavimento che lo regge mentre ci occuperemo anche della parte decorativa visto che ci sono delle cadute di colore».



I maestri di cappella Gaddi e Pelli spiegano: «Suonarlo è una emozione e un grande onore perché si possono ancora sentire i timbri dell’epoca di questo strumento che, dopo quello di San Petronio di fine ‘400 è il più antico. Negli anni ’60 del Novecento la parte strutturale è stata ricostruita dal professor Luigi Ferdinando Tagliavini, il principale organologo scomparso da poco».

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Ricordiamo infine chi ha partecipato al progetto, affidato allo “Studio Progettisti Associati” di Sassuolo con la consulenza del professor Giovanni Cangi di Città di Castello. Le ditte esecutrici sono l’Arca di Modena per gli interventi di consolidamento, Fratelli Ruffatti di Padova per le attività tecniche legate all’organo, impianto elettrico di Neoking mentre del consolidamento delle decorazioni murarie e della pulizia della cassa lignea si è occupato il restauratore Luca Rubini. Capitolo finanziamenti: Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, contributo Cei nell’ambito dell’8xmille e contributi di privati e della parrocchia di San Pietro. (s.l.)
 

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